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Editoria, basta fumo negli occhi: devolveremo in beneficenza il contributo che ci ha assegnato la Regione

Editoria, basta fumo negli occhi: devolveremo in beneficenza il contributo che ci ha assegnato la Regione

L’avventura della nostra famiglia nel campo dell’informazione è iniziata circa 10 anni fa. Per noi è una passione e una dimostrazione di attaccamento alla nostra terra. Impegnati, oggi più che mai, nella realizzazione di infrastrutture perlopiù all’estero, la pubblicazione di Primo Piano Molise resta un punto fermo nella voglia che abbiamo di contribuire alla crescita e allo sviluppo di questa regione.
Non è mai stato facile fare editoria in Molise. Il settore sconta più di altri i piccoli numeri e dunque l’assenza di mercato. Pochi lettori, pochissime inserzioni commerciali. Se a queste condizioni di contesto si aggiungono le conseguenze laceranti della crisi, si comprende come l’attività editoriale sia oggi considerata dai più una follia per un imprenditore e non un’avventura.
Ebbene, è una follia a cui non rinunciamo e per questo la sosteniamo, come abbiamo sempre fatto, con i nostri sacrifici anche perché Primo Piano ha raggiunto traguardi importanti, il più prezioso è l’essere diventato autorevole punto di riferimento dei molisani.
Per comprendere meglio cosa significa pubblicare un quotidiano in Molise, si può attingere ai bilanci di Cooperativa Editoriale Giornalisti Molisani: la stampa del giornale, la diffusione, il personale, assunto in base ai contratti nazionali di categoria, costano circa un milione di euro all’anno. A questa cifra si aggiungono le spese quali utenze, computer, acquisto e aggiornamento sistemi informatici, canoni, mezzi, carburante…
Nel 2009 la Regione approvò la legge 28 che prevede misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampata. Cooperativa Editoriale Giornalisti Molisani – pur non avendo mai chiesto specifici interventi – è beneficiaria, insieme ad altre imprese editoriali che operano in Molise, del contributo che la norma istituisce. Due i requisiti previsti per l’accesso ai fondi nel caso dei quotidiani: la diffusione nel 95% delle edicole della regione da un periodo continuativo non inferiore a tre anni e una quota della foliazione pari ad almeno l’80% dedicata ad informare sui fatti e la realtà economica e sociale del Molise. Una sorta di elemosina, per come è inteso l’intervento. Con l’aggravante che chi riceve il finanziamento è perfino additato come ‘amico’ del potente di turno. Una beffa che si aggiunge al danno per imprenditori che in questo progetto credono e lo stanno portando avanti con risorse proprie e onestà.
In base ai due criteri descritti, l’erogazione annuale a Cooperativa è stata in media del 9-10% del totale delle spese sostenute. Una delibera di giunta dell’11 agosto scorso ha ripartito le somme per il 2013 che si sono rivelate – inaspettatamente e senza alcun preavviso – la metà di quelle degli anni passati. Perché? Perché la Regione ha utilizzato la metà dei fondi stanziati per pagare debiti che nulla, ma proprio nulla, hanno a che fare con le “misure urgenti di sostegno agli editori della carta stampata”. Allora accade che in virtù del bizzarro meccanismo previsto, un periodico – i cui costi sono 10 volte inferiori, o forse più, rispetto ai nostri – ha diritto alla metà dei contributi a noi assegnati. È antipatico entrare in casa d’altri e di questo ci scusiamo, ma è intuibile che realizzare e portare in edicola quattro numeri al mese di un periodico non può costare solo la metà di un quotidiano che tutti i giorni, domeniche e festivi inclusi, viene diffuso in regione. L’esempio vale a ribadire la critica di fondo alla legge in sé, non alle cifre.
Chi fa l’imprenditore sa che rischia in proprio; è un elemento fisiologico dell’attività. Il rischio e l’onere di questa avventura vogliamo continuare ad assumercelo in prima persona e senza aiuti di nessuno. Il periodo di crisi che stiamo vivendo però ha messo in risalto oggi più che mai anche le grandi difficoltà dell’editoria in Molise. Pertanto, se la Regione vuole davvero evitare il declino delle imprese che fanno informazione e aiutare chi opera nel settore, l’unica strada è pianificare interventi seri, non provvedimenti o annunci ‘spot’, che si rivelano solo fumo negli occhi. O vere e proprie prese per i fondelli, come nel caso del dimezzamento dei fondi assegnati alle testate per il 2013 (ci piace ribadire di nuovo che quelli assegnati per gli anni precedenti coprivano a malapena il 9-10% dei costi sostenuti). Proprio perché si tratta di un settore delicato, in cui l’intervento pubblico deve garantire imparzialità e pluralismo, è necessario che le agevolazioni o i finanziamenti siano pianificati in base a criteri oggettivi e rispondenti alla realtà. Diversamente, si tratterebbe di elargizioni che oltre a non aiutare gli imprenditori li danneggiano nell’immagine perché vengono visti come “privilegiati” o “amici di chi governa”. Un’ingiustizia che, onestamente, non vogliamo subire.
Ecco perché in questo quadro rivendichiamo il diritto di dire: noi l’elemosina non la vogliamo!
Come accade nel resto del Paese e in Europa, c’è bisogno di un sostegno reale, che tenga conto dei dati di bilancio, a partire dai costi per il personale. Perché, seppure nel nostro piccolo, riusciamo a sostenere con puntualità il reddito di decine di famiglie. Famiglie che vivono dignitosamente. Nostro padre ci ha insegnato che chi lavora va retribuito, piuttosto un giorno prima e mai in ritardo rispetto alla data stabilita, a costo di qualsiasi sacrificio.
Bene! Considerando che l’importo stanziato dalla giunta per il 2013 non copre nemmeno la metà di quanto spendiamo per un solo mese di attività, abbiamo pensato (semmai ci sarà l’accredito poiché i tempi sono mediamente biblici) di restituire i fondi alla Regione. Non perché disprezziamo la somma, ma quale forma di protesta contro un sistema che va necessariamente rivisto.
Il nostro ufficio legale ci dice che tuttavia sarebbe “tecnicamente” complicato rinunciare al contributo. Allora divideremo la somma a noi assegnata, circa 64mila euro, in due tranche. Trentaquattromila li trasferiremo alla Caritas guidata da don Franco D’Onofrio, affinché il messaggio e l’esempio di Papa Francesco – che ha pranzato alla mensa dei poveri di Campobasso e ha lasciato una cospicua donazione per gli indigenti di questa regione – non sia smarrito e dimenticato. Trentamila, invece, li destineremo alla ricerca sulla Sla. Aderiamo all’Ice Bucket Challenge e invitiamo l’intera giunta regionale a fare una ‘doccia gelata’ con noi (a telecamere spente e lontano dagli obiettivi dei fotoreporter). A volte l’acqua fredda aiuta a rinsavire e a riprendere contatto con la realtà. Quella realtà non fatta di poltrone, lauti compensi, prebende e privilegi, ma di aziende che chiudono e di famiglie sul lastrico.
Ai nostri lettori, che anche in questa circostanza ringraziamo per l’affetto e la passione con cui ci seguono quotidianamente, chiediamo scusa per l’evidente invasione. Ma la misura è davvero colma.
Sabrina e Mirella Ricci

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