Menù

Dati Svimez, Scarpitti: “Il tempo sta per scadere”

Dati Svimez, Scarpitti: "Il tempo sta per scadere"

I dati dell’ultimo rapporto Svimez sono al centro delle riflessioni di Luciano Scarpitti, esponente dell’associazione culturale ‘Il Glicine’.

“La crisi economica che attanaglia l’Italia in generale ed il Molise in particolare – scrive – crea nella nostra regione un  profondo ‘dissesto’ sociale, dato che appare la regione italiana più fragile vista la ridotta dimensione del territorio, la sua conformazione e la scarsa presenza di popolazione. Infatti diminuisce il Pil per abitante, cioè la ricchezza disponibile per ciascuno, diminuisce l’export, diminuisce l’occupazione, mentre aumenta la disoccupazione e le ore di cassa integrazione guadagni, aumenta la disoccupazione giovanile, mentre aumentano anche i giovani che non studiano e non lavorano, aumentano le famiglie che percepiscono meno di 6mila euro l’anno e quelle che percepiscono meno di 12mila euro l’anno e anche quelle monoreddito. Insomma tutti dati, questi, molto negativi che si accompagnano ad una bassissima natalità ed a una altissima mortalità. Questi in sintesi i valori che si desumono dal Rapporto annuale dell’Istituto SVIMEZ che si occupa dello studio dello sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno d’Italia. C’è da essere veramente molto preoccupati”.

“L’economia regionale è in crisi profonda – prosegue nella sua analisi Scarpitti – nel 2013 il prodotto interno lordo (PIL) ha avuto un ulteriore calo, dal 2,1% del 2012 è sceso di un altro 3,2% nel 2013, come tutto il meridione che dal -3.2% ha visto scendere ulteriormente la ricchezza prodotta del -3,5%. Le regioni che hanno registrato le riduzioni maggiori in questo campo sono state la Puglia, la Basilicata e la Calabria. Né si è potuto contare sulle esportazioni perché quelle molisane si sono ridotte al lumicino, infatti sono ammontate nel 2013 appena a 338 milioni di euro con una riduzione del 10,2% rispetto all’anno precedente, dopo che già nel 2012 si era registrato un calo del 6,1%. Gli aspetti più destabilizzanti dal punto di vista sociale sono: la riduzione degli occupati, diminuiti del 7,2%, più di tutte le altre regioni meridionali; la forte crescita della cassa integrazione, aumentata addirittura del 41,7%, contro un aumento del 17,1% per tutto il meridione; la disoccupazione giovanile, arrivata al 48,9% contro la media del 46,9% del mezzogiorno; i giovani sbandati che non studiano e non lavorano, aumentati del 15,7% mentre nelle altre regioni sono aumentati in media del 6,1%; il numero dei disoccupati, che dopo un aumento del 23,5%, registrato nell’anno precedente, nel 2013 è cresciuto ancora del 27,5% contro un aumento del meridione del 13,2%. Questi dati rappresentano crudamente quanto sia fragile la struttura economica e sociale del Molise che è stata trovata priva di difese e incapace di resistere alla crisi che ha percosso l’Italia e tutta l’Europa e fanno facilmente immaginare quanto stiano soffrendo in questi anni le famiglie della nostra regione, tanto che è aumentata la percentuale di famiglie che percepiscono meno di 6mila euro l’anno (3,2%), di famiglie che percepiscono meno di 12mila euro l’anno (10,9%), di famiglie monoreddito (50,4%) e di quelle che hanno 3 o più familiari a carico (8,7%). In tutto questo turbine di dati negativi emerge un aspetto positivo: la grande capacità di sacrificio dei molisani che pur mantenendo qui la residenza si recano a lavorare al centro-nord o all’estero. Questi sono aumentati del 29,7% mentre in regioni come Puglia e Basilicata sono addirittura fortemente diminuiti. Ora è facile capire che in Molise siamo vicini al punto di rottura; le difficoltà economiche possono sconvolgere l’equilibrio sociale che si è creato, con esiti imprevedibili, e la capacità di sacrificio non è infinita. Sono indispensabili interventi efficaci ed urgenti, chi ha la responsabilità si metta all’opera perché il tempo sta per scadere e non sono previsti supplementari”.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.