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Nuove scoperte nel santuario sannitico di Pietrabbondante

19.SCAVO

Prezioso per la ricostruzione della storia antica, importantissimo per comprendere lo spaccato storico del territorio sannita tra religione ed istituzione, fondamentale per le origini dell’Italia. Le ultime ricerche archeologiche nel santuario sannitico di Pietrabbondante sono state illustrate domenica scorsa dal professore Adriano La Regina – presidente dell’Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte di Roma – e dalla ricercatrice Palma D’Amico nella sala conferenze del nuovo municipio. Scoperte sorprendenti che arricchiscono l’importanza del sito di Pietrabbondante e confermano il suo ruolo centrale all’interno della nazione sannita. Le attività di scavo e restauro nel 2014, grazie al lavoro di archeologi e studenti, sono state incentrate sulla “domus publica” – casa con funzioni pubbliche adiacente al complesso tempio-teatro – e la zona delle “tabernae” – strutture funzionali al santuario – ma anche alle nuove strutture rinvenute nella zona orientale dell’area archeologica. Un santuario molto più ampio di quanto finora stimato, come sottolineato da La Regina, costituito da diversi edifici con funzioni sacre, distribuiti tra spazi liberi con prati, giardini fioriti, alberi da frutta. Un luogo della mente e dell’anima, che può essere descritto con un frammento della poetessa Saffo: “…in questo tempio santo, dov’è un amabile bosco di meli, e altari ardenti del profumo d’incensi. Qui fresca l’acqua risuona fra i rami dei meli, e tutt’intorno le rose fanno ombra, e lo stormire delle foglie stilla malioso sopore. Qui il prato, pascolo di cavalle, è fiorito dei fiori di primavera, e le brezze spirano dolci di miele”.

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Ricostruzione area archeologica

Enniis m.t.

mensa iscrizione

Il tempio L che testimonia le origini italiche di Ennio.

Una delle novità delle ricerche riguarda i ritrovamenti di quello che è stato ribattezzato il tempio L (ubicato a 92 metri a sud est del tempio A). Si tratta del tempio più antico rinvenuto a Pietrabbondante, costruito non dopo del IV secolo a.C. attraverso tecniche edilizie arcaiche. Aveva pareti di argilla cruda su pietre per l’isolamento dal terreno, mentre la copertura era fatta con tegole piane e coppi, senza elementi ornamentali. La cosa più particolare è che era costituito da una pianta ad ali con una “cella” centrale. La sua forma è quadrangolare e all’interno c’è una struttura più piccola che ne riprende la planimetria, come un edificio nell’edificio con una doppia chiusura, una doppia porta che ne sottolinea la funzione di erario: il tempio era dunque adibito alla riscossione ed erogazione di denaro con finalità pubbliche. All’interno è stato trovato un cassone ligneo (arca) nel pavimento, nel quale sono state raccolte 342 monete di cui 140 d’argento, monete sia romane che italiche, alcune delle quali testimoniano il pagamento dei Romani ai Sanniti pentri che li aiutarono nella difesa del territorio contro Annibale. Accanto al tempio L o “orientale” è stato trovato, come ricordato da Palma D’Amico, un edificio tripartito annesso alle funzioni del santuario. La struttura, chiamata edificio T, presenta tre ambienti che si affacciavano su un porticato e che fungevano da magazzini per i rituali del tempio. All’interno degli edifici sono stati ritrovati oggetti relativi alle porte, gioielli, parti di armi. Al centro del tempio L è stata rinvenuta una mensa con piedi a forma di zampe di animale (trapezofori) con inciso in osco il nome del sommo magistrato Ennio, figlio di Ceio. Si trattava del magistrato supremo dei Sanniti, comandante militare. La testimonianza dimostra che il grande poeta epico e drammaturgo romano Ennio, autore degli Annali (il poema che racconta la storia di Roma anno per anno), aveva origini italiche. Il magistrato  apparteneva ad un ramo della famiglia illustre degli Ennii, che si era affermato nella terra d’origine, mentre la famiglia del poeta era emigrata in Salento. Ennio cita le vicende storiche sannite anche nei suoi Annali, parlando della cattura del sommo comandante.

Adriano La Regina davanti il tempio orientale

Adriano La Regina davanti al Tempio orientale

 

Dal santuario di Pietrabbondante le origini osche dei padri della letteratura latina.

Da queste consapevolezze sono stati approfonditi gli studi sulla drammaturgia antica nel periodo tra il III e il II secolo a.C. Come sottolineato da La Regina durante la conferenza e davanti ad una sala gremita di gente “da Pietrabbondante stanno pervenendo informazioni di grande interesse per la storia romana e dell’Italia”. “Tutta la drammaturgia latina tra il III e seconda metà del II secolo – ha aggiunto il professore – è formata da tre grandi letterati: Ennio, Nevio e Pacuvio, tutti e tre di origini italiche, tre autori di madre lingua osca”. “L’introduzione di temi greci nella commedia e nella tragedia latina fu dovuta alle compagnie teatrali che recitavano a Roma e disponevano di copioni tradotti o adattati dal greco. Che buona parte di questa interazione culturale avvenisse per mezzo di romani di origine sannitica implica novità riguardo al teatro di lingua osca”. Il fatto che letterati italici di lingua madre osca traducessero dal greco al latino e dal greco in osco fa immaginare una letteratura colta. “Tutto questo getta nuova luce – ha precisato l’archeologo – sulla cultura latina colta che è fatta di personaggi provenienti da varie parti d’Italia e del Mediterraneo. Una definizione di territorio romano che sa assorbire influenze da altre aree”.

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