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Ferrero attacca Renzi e Napolitano

Ferrero attacca Renzi e Napolitano

Parla del debito pubblico, boccia il governo Renzi e si augura che al posto di Napolitano ci sia un rappresentante del popolo e non dei partiti.

Paolo Ferrero giunge a Campobasso alle 18 in punto. Nell’auditorium ‘Alphaville’ presenta il suo libro ‘La truffa del debito pubblico’ e tiene a battesimo la pubblicazione di Antonio De Lellis ‘La vita prima del debito’.

Ma andiamo con ordine. Il tema che ha a cuore, pur non essendo un economista, è il debito pubblico, una zavorra per lo stato italiano e per i cittadini “che – sottolinea – non c’entra nulla con  spesa sociale, pensioni, sanità ed istruzione”.

Per il segretario nazionale di Rifondazione Comunista il cortocircuito “è dovuto ai tassi di interesse da usura che lo stato paga da trent’anni, generati dalla politica, dalla scelta di separare il ministero del Tesoro dalla Banca d’Italia”.

Fino al 1980 il debito pubblico italiano era pari al 60% del prodotto interno lordo, “poi dall’81 al ‘92 è salito fino al 120% perché – spiega – la Banca d’Italia non è stata più obbligata a comprare il debito italiano non acquistato dai privati. Bisogna smetterla – aggiunge – di regalare 80 miliardi l’anno agli speculatori, ai ricchi, alle banche e a chi si frega gli interessi”.

Durissimo anche il giudizio sull’operato del Governo che definisce “disastroso”.

“Renzi – prosegue – ha fatto per sei mesi il presidente dell’Unione Europea e non si è visto niente. Non è nemmeno riuscito a fare il convegno sulle questioni dell’occupazione. Noi pensiamo invece che in Italia serva una cosa: il piano per il lavoro”.
E su questo argomento spiega: “Tutte le volte che piove, c’è una frana e c’è un morto. In Italia bisogna quindi fare un piano per il riassetto idrogeologico del territorio, metterci sopra trenta miliardi e far lavorare un milione di persone. Tutte le ditte edili sono a spasso, bisogna farle lavorare per mettere a posto il territorio, lì bisogna spendere e non continuare a regalare i soldi agli speculatori”.

Infine il dopo Napolitano. Il suo è un giudizio negativo “perché – dice – ha benedetto i governi che hanno fatto le stangate e il patto tra Renzi e Berlusconi”.

Per Ferrero l’Italia avrebbe bisogno di un Capo dello Stato espressione del popolo e non dei partiti, “tipo Rodotà o Landini”.

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