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Ricostruzione a rischio se non si pagano le imprese

Ricostruzione a rischio se non si pagano le imprese

Non vedono mai la fine le polemiche legate alla ricostruzione post sisma che dopo 12 anni dal terremoto nel cratere, non è ancora ultimata.

Dopo le polemiche relative alle aziende creditrici della Regione e ai precari della Protezione civile, ora a vacillare sono anche le certezze circa l’auspicata e dovuta fine dei lavori fissata al 2018.

I dubbi provengono dalle parole del consigliere regionale delegato Salvatore Ciocca che ha esortato il Governatore Frattura a convincere il Premier Matteo Renzi a sbloccare i fondi dal patto di stabilità.

“La ricostruzione è ferma perché dobbiamo sbloccare i fondi e pagare il pregresso – ha dichiarato – sto premendo sul governatore, in via amichevole, affinché risolva questo ultimo problema rimasto. Dobbiamo anticipare i pagamenti e pur avendo trovato, al momento del nostro insediamento, un’esposizione di 55 milioni di euro, abbiamo ancora 14 milioni da pagare alle imprese.

Loro non possono lavorare se non hanno i soldi per pagare gli operai e riaprire i cantieri”.

Il presidente deve fare pressing per toglierci dal patto di stabilità, diversamente sarà difficile chiudere.

Sono vicino alle imprese e alle amministrazioni comunali ed è obbligatorio velocizzare i pagamenti, ma non faremo un buon lavoro se non ci svincoleremo dal patto, bisogna alzare l’asticella.

L’impegno è quello di andare avanti, diversamente dal passato. Il cambio di strategia da parte mia è dettato dall’intento di accelerare e lo faremo”.

Infine Ciocca ha chiarito gli aspetti della polemica con i 200 precari dell’agenzia regionale di protezione civile, i cui contratti sono stati rinnovati per metà al 30 giugno e per l’altra metà al 31 marzo.

“La seconda tranche è composta da 86 persone e non da 100, poiché in 14 hanno rinunciato – ha proseguito il consigliere delegato al post sisma – gli assunti fino al 30 giugno sono i primi della graduatoria del famoso concorsone e per loro abbiamo attinto alle risorse che ammontano al 3% del totale della delibera Cipe.

Inizialmente la cifra era il 2%, in seguito all’intervento del presidente Frattura nei confronti del Governo siamo passati al 3%. Diversamente avremmo mandato tutti a casa.

Per gli altri 86 invece abbiamo reperito fondi da altri capitoli e comunque il concorso prevedeva il loro impiego in caso di necessità.

Il risultato è che abbiamo la disponibilità per tenere questi professionisti in servizio e che tutti gli accordi di programma quadro sono stati chiusi.

In questo modo sono stati messi in salvo 172 milioni di euro, ed è un grande risultato”.

 

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