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Carosella: “La vera zona interna del Molise è la nostra”

sindaco Agnone

sindaco Agnone

Grandissime le aspettative ad Agnone per il “progetto prototipo” presentato dall’ex ministro Fabrizio Barca in tutta Italia in merito alla programmazione europea 2014-2020 destinata alle aree interne, ma la Regione non ha scelto l’Alto e Medio Sannio come zona pilota. La notizia non è passata in sordina perché più volte lo scorso anno in Alto Molise si è parlato dell’iniziativa di aggregazione e nuova governance territoriale per contrastare lo spopolamento e dare nuova linfa ad un territorio che non se la passa proprio bene tra problemi per la sanità, i tagli ai servizi, il dissesto idrogeologico, la viabilità che fa “buche” da tutte le parti. Gli entusiasmi erano stati tanti soprattutto dopo la visita di una delegazione interministeriale nel giugno 2014, inviata da Roma a valutare le quattro aree scelte dall’ente regionale molisano come aree progetto. L’Alto Molise si è fatto trovare pronto, delineando la zona “omogenea” della diocesi di Trivento – intorno all’asse consolidata da un protocollo d’intesa tra Agnone, Frosolone e Trivento – e mettendo in campo progetti e iniziative di professionisti ed attività produttive, nell’ottica di invertire la rotta della diminuzione della popolazione. Ma pochi giorni fa, la notizia che ad essere prescelte siano state le aree del Matese e del Fortore è giunta ad Agnone come una doccia gelata. “Questa scelta da parte della Regione non ci ha fatto piacere – dice chiaramente Michele Carosella, sindaco di Agnone -. La vera zona interna del Molise è la nostra e credo che questo sia emerso anche dal confronto con il comitato interministeriale qui in visita lo scorso anno. Anche se la Regione ci ha assicurato che le risorse saranno ripartite anche per le aree non scelte come pilota, non condivido la decisione. Si parla di circa tre milioni di euro per area, che divisi tra i vari centri del territorio non cambieranno di certo la storia della nostra area interna. Ci sembra un contentino”. Da Agnone è sempre stata sottolineata la necessità di investire su una o massimo due aree della regione, per dare una possibilità di cambiamento radicale, rimettere in moto i servizi e provare a creare nuovo sviluppo per una zona che sta soffrendo, ma che ha le potenzialità di rialzarsi. Come sottolineato dal primo cittadino, “la Regione si concentra sul Tratturo del XXI secolo: Venafro, Isernia, Bojano, Campobasso, Larino, Termoli”, puntando allo sviluppo solo di questo asse. Lasciando l’area del Volturno e dell’Alto Molise abbandonata a se stessa. “Le vere aree ultraperiferiche sono da noi  – ha evidenziato l’assessore all’agricoltura Daniele Saia – Un quinto della popolazione su tre quinti di territorio vive in montagna in Italia e questo è un dato di fatto da porre anche davanti al governo. Cosa vogliono fare delle aree interne? Ci siamo rimasti male. La politica deve dare sostenibilità al territorio, ma si continua ad andare avanti con la logica dei finanziamenti a pioggia. Eppure una delle caratteristiche delle amministrazioni di sinistra dovrebbe essere quella della solidarietà nei confronti delle zone più povere, dare nuove possibilità di prospettiva”. Resta da puntare sull’iniziativa di aggregazione territoriale che vede coinvolti i comuni della diocesi, ma le aspettative iniziali sembrano già esser state in parte disattese.

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