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Consorzi, riforma al palo ma gli stipendi sono d’oro

Consorzi, riforma al palo ma gli stipendi sono d'oro

A cosa servano in una regione in cui quasi quotidianamente si parla di aziende chiuse e di lavoratori in cassa integrazione non si capisce. Quale sia la loro ‘mission’ neppure. Invece, è certo che i Consorzi industriali costano alla collettività fior di quattrini. Nella nostra regione ce ne sono addirittura tre: quello della Valle del Biferno con sede a Termoli, uno per il Nucleo di Industrializzazione Campobasso-Bojano e, infine, il Consorzio per lo sviluppo industriale di Isernia-Venafro. Nel tempo sono diventati piccoli centri di potere, nonché poltrone ben retribuite. “Sono veri e propri carrozzoni in mano alla politica – hanno tuonato solo pochi giorni fa i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Federico e Manzo – che, negli anni, senza alcuna programmazione di sviluppo industriale e infrastrutturale, ha fatto sentire sempre più il peso della propria ingerenza”.

È avvenuto all’epoca del governo Iorio, continua ad andare avanti pure con l’amministrazione Frattura. Su questo scoglio, infatti, si è ‘incagliato’ la settimana scorsa il Consiglio regionale, dove la discussione sulla riforma dei consorzi è stata rinviata.

Per dirla tutta, Palazzo Vitale ha provato a imporre a tali enti una cura dimagrante. Lo scorso 9 ottobre il direttore dell’Area Prima Angelo Fratangelo invia una ‘missiva’ ai tre Consorzi per chiedere di adeguare il compenso dei gettoni di presenza “effettivamente corrisposti per la partecipazione agli organi collegiali” alla legge 10 del 2013, per intenderci quella sulla riduzione dei costi della politica. Nel provvedimento viene specificato che i gettoni di presenza “non possono superare l’importo di 30 euro a seduta giornaliera a titolo di rimborso spesa”. Ossia un importo simbolico, di gran lunga inferiore a quelli attualmente corrisposti. Il 23 ottobre dal Consorzio per lo sviluppo industriale di Campobasso-Bojano arriva una prima risposta. “Effettueremo – scrive nella nota il presidente Gian Luca Colalillo – tutti gli approfondimenti giuridici-legali al fine di verificare l’occorrenza di adeguare il compenso dei gettoni di presenza”. Passa una settimana e dalla Regione ribadiscono di nuovo “l’impellenza” di adeguarsi alla spending review.

Dopo lo scambio epistolare, il 14 novembre Colalillo risponde ‘picche’ perché le disposizioni previste dall’articolo 3 della legge 10 “non trovano applicazione nei confronti dei Consorzi per lo sviluppo industriale. Pertanto, si ritiene che non possono essere intraprese iniziative tese all’attuazione della norma in questione”. Nel frattempo, i membri del Consorzio di Campobasso-Bojano continuano a godere della loro fortuna. Basta dare un’occhiata ai loro emolumenti. Ad esempio, per quattro sedute (dal 1 luglio al 30 settembre), due membri del Comitato direttivo Alfonso Leggieri e Andrea Montella hanno percepito mille euro a testa. ‘Solo’ 800 euro per Antonio Colarusso (perché era assente ad una riunione). Quest’ultimo, assieme a Leggieri, ha intascato altri 400 euro per aver partecipato a due sedute del Consiglio generale. In totale, dunque, 1200 euro. Quattrocento euro è il ‘gruzzoletto’ raccolto anche da Alessandro Izzi e Giuseppe Risi, pure loro membri del Consiglio generale. Mentre 200 euro è il ‘piccolo’ rimborso spese percepito da Gianfranco Spensieri, Roberto Berardinelli e Michele Simiele.

Lauti i compensi anche per il Collegio dei revisori dei conti. Lorenza Brienza (componente dal 1 gennaio al 30 settembre 2014) ha percepito quasi 3mila euro, a cui si aggiungono i 2.200 euro per le undici presenze alle sedute del Comitato. Quasi 4mila ne ha messi insieme Nicola Campajola (1800 il compenso e altrettanti per la partecipazione a nove riunioni). Arriva, invece, a 3500 euro il totale racimolato da Salvatore Spinelli (di cui 2.900 come compenso da componente del Collegio dei revisori dei conti), mentre ne ha intascati ‘solo’ 2000 Giuseppe Mucci. E ancora, tre dei quattro revisori dei conti hanno percepito rimborsi anche per due riunioni del Consiglio generale: ad eccezione di Mucci, infatti, sono stati di 400 euro quelli percepiti da Brienza e Campajola, di 200 euro da Spinelli. Dulcis in fundo, per le tre sedute dedicate alla verifica della contabilità (dal 1 gennaio al 30 settembre 2014) ai tre sono andati altri 600 euro, mentre 200 euro sono stati corrisposti a Campajola.

A tale spreco di risorse dovrebbe mettere la parola fine la costituzione dell’Arsap, l’organismo che assorbirà i tre Consorzi industriali, composto da un Cda snello con soli quattro membri. Dopo l’ok della Prima commissione, tocca al Consiglio regionale votare la legge di istituzione. Ma il nulla di fatto della scorsa settimana non invita di certo all’ottimismo sulla rapida conclusione dell’iter della riforma.

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