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In nove ‘coprono’ tre carceri, da gennaio rischiano di restare a casa

In nove 'coprono' tre carceri, da gennaio rischiano di restare a casa

Nove infermieri professionali per tutte e tre le carceri molisane. A Campobasso operano h24 su tre turni, a Larino e Isernia non fanno più le notti. Sono precari. Anche loro precari della sanità del Molise, i meno visibili. Quelli di cui difficilmente ci si occupa. Entro ieri avrebbero dovuto firmare un nuovo contratto che “ci mette fuori a fine anno e se non ci saranno i soldi per il progetto non ci richiameranno”, spiegano alcuni di loro. Non lo hanno sottoscritto e si sono rivolti ad un legale.

In precedenza gestita dal ministero della Giustizia, dal 2008 la sanità penitenziaria è passata alle Asl con tutte le conseguenze in caso di piano di rientro. Gli infermieri lavorano con un rapporto libero professionale (alcuni da circa 25 anni), che prima era contemplato da una convenzione con il dicastero di via Arenula. Veniva rinnovata ogni due anni. E hanno una norma che li ‘tutela’, la 740/70.

“Nel 2008 – scrivono in una lettera -, con il passaggio della sanità penitenziaria alle Asl, la Regione Molise ha firmato un protocollo di intesa con il ministero della Giustizia, lo stesso protocollo, insieme alle linee guida nazionali, prevedeva entro un anno dal passaggio che il personale transitato doveva essere assorbito dalle Asl con un contratto migliorativo per non disperdere la professionalità acquisita, con concorsi interni o con posti riservati al personale che già vi opera. Nulla di questo è stato fatto”. Anzi, da gennaio hanno saputo dalla direzione generale dell’Asrem che avrebbero dovuto essere sostituiti da infermieri di ruolo. “A nulla sono valsi i tentativi di giungere a una soluzione accettabile da entrambe le parti, tenendo conto anche delle difficoltà finanziarie in cui l’azienda versa”, affermano ancora gli infermieri penitenziari del Molise.

“Sono state prospettate al direttore generale varie soluzioni adottate anche da altre Regioni”, proseguono, ma a loro è stato risposto “che sono soluzioni fantasiose e la Corte dei Conti ha deciso (chissà perché dopo 7 anni) che i nostri contratti sono illegittimi”. Contestano al manager Pirazzoli di averli inseriti in un “progetto pensato apposta per mandarci via alla fine di dicembre 2015 di fatto uguale al contratto originario (adesso non è più illegittimo?). Si fa presente che un contratto stipulato con un libero professionista va concordato”. Sono stati già effettuati tagli, evidenziano, per circa 250mila euro all’anno. Nemmeno la legge in discussione, di riforma della sanità regionale, risolve la loro situazione e poi, aggiungono, “le Regioni con piano di rientro non possono legiferare.

La cosa più grave, è che ci sono colleghi di ruolo e quindi con contratto a tempo indeterminato che già lavorano in ospedale o ambulatori, disposti a sostituirci contribuendo a peggiorare la nostra situazione mettendo in mezzo ad una strada nove famiglie”.

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