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La sanità che riparte lascia a piedi 50 ausiliari

La sanità che riparte lascia a piedi 50 ausiliari

Una proroga di due settimane, poi più nulla. Sono almeno una cinquantina gli ausiliari della sanità senza lavoro dal 1 agosto 2015. Per loro nessuna prospettiva. Né stabilizzazione né concorsi. Nemmeno una parola di conforto. Una beffa insopportabile nei giorni in cui tutti – dal governatore ai vertici manageriali della sanità molisana – indicano la luce in fondo al tunnel.

In quel tunnel è rimasto qualcuno, di fatto abbandonato. Francesca Iannantuono ha lavorato al Vietri di Larino, ausiliaria specializzata addetta al reparto di Riabilitazione. Andata e ritorno da Campobasso ogni giorno. Tre figli da crescere. In reparto una mansione faticosa. Ma pure molte soddisfazioni. “Non solo io, come me tutti i miei colleghi: abbiamo lavorato, ci hanno fatto lavorare negli ospedali. E noi volevamo e vogliamo lavorare”. La metà è entrata in Asrem nel 2013, anche Francesca. Con un contratto di due anni. Altri sono arrivati via facendo. Precari, naturalmente. La norma, nei sistemi commissariati – come quello molisano – che non possono procedere ad assunzioni stabili e concorsi. A metà luglio i loro contratti sono scaduti. “Contavamo sul decreto Renzi per un altro anno di proroga, fino al 2016, poi tutto è precipitato. Ci hanno detto che non essendo rientrati dal debito sanitario non era possibile rinnovarci il contratto. Abbiamo avuto una breve proroga di due settimane e da allora siamo senza lavoro”. Ce l’hanno con la politica e ce l’hanno coi sindacati. “Non ci hanno tutelato. Quando non è stato rinnovato il nostro contratto girava la voce che sarebbero rimasti a casa – a scadenza dei loro contratti – anche i medici e gli infermieri. Invece no, in realtà si è pensato solo a loro”. Non è una guerra fra poveri. Ma un’osservazione: era possibile fare qualcosa e per altre categorie è stato fatto.

Fra leggi, decreti e circolari – senza dimenticare che il Molise è in piano di rientro – la situazione del personale dell’Asrem è assai complicata. In linea generale, a  mettere un punto fermo al precariato nella pubblica amministrazione è arrivata la circolare Fadda: con 36 mesi di servizio maturati a fine ottobre 2013 si ha diritto alla stabilizzazione (successiva ad una proroga per tutto il 2016). Requisito che in Molise avrebbe lasciato fuori centinaia fra medici, infermieri e ausiliari dell’azienda sanitaria. Con l’emendamento alla legge di Stabilità approvato a fine anno, tutti i precari in servizio al 31 dicembre 2015 – a prescindere dalla rispondenza ai requisiti dalla circolare Fadda – hanno ottenuto la proroga del contratto. E la possibilità di essere stabilizzati o di partecipare ai concorsi che verranno indetti. Questo per via dell’emergenza che si è venuta a creare con l’introduzione delle norme europee sugli orari dei medici e per il lavoro di Regione e delegazione parlamentare volto ad ottenere una deroga al blocco del turn-over in Molise per poter garantire i livelli essenziali di assistenza. Intanto, però, gli ausiliari erano rimasti nel tunnel. Non erano oramai più in servizio il 31 dicembre. Sostituiti, così fu detto loro ad agosto, dal personale fisso in organico che ha la loro stessa qualifica ma era adibito a mansioni diverse e che sarebbe stato spostato dagli uffici alle corsie. Motivi economici, di budget. “La sanità è in crisi, lo sappiamo. Ma deve esserlo per tutti. A che è servito mandare 50 persone a casa, famiglie che ora non sanno come andare avanti, e allo stesso tempo non ridurre gli sprechi veri? E poi noi siamo come gli altri, come i medici e gli infermieri. Abbiamo fatto il nostro dovere in questi anni. La legge deve essere uguale per tutti”, aggiunge Francesca Iannantuono.

In estate gli ausiliari, così come gli autisti di ambulanza precari, sono stati dipinti come le prime vittime di scelte sbagliate sulla sanità. A conti fatti adesso sono le sole. Domani, venerdì 15 gennaio, protesteranno davanti alla sede della giunta. Sperano che il governatore Paolo Frattura, commissario della sanità, sia in ufficio: “Vogliamo sapere perché siamo stati lasciati fuori”. Non si fermeranno, comunque. Se non avranno risposte sono pronti a chiamare anche Striscia la notizia.

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