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“Ti faccio avere il finanziamento, anticipami il 4%”, ma era una truffa

"Ti faccio avere il finanziamento, anticipami il 4%", ma era una truffa

Ha promesso finanziamenti per oltre 300 milioni da società estere. Intanto però si era fatta anticipare più di 330mila euro per il prestito da ottenere. Così ha truffato 142 persone in tutta Italia.

La protagonista della vicenda è una donna di Montesilvano, titolare di uno studio di consulenza finanziaria nella città abruzzese e finita agli arresti domiciliari per truffa aggravata all’esito delle indagini del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pescara.

Gli accertamenti degli investigatori hanno fatto emergere una consistente ed articolata truffa perpetrata nei confronti di numerosi soggetti, quasi tutti titolari di attività commerciali, in stato di forte difficoltà finanziaria e senza merito creditizio, con sede in diverse regioni, che si erano rivolti alla donna per ottenere finanziamenti e contributi esteri a fondo perduto. Per carpire la fiducia dei clienti, con l’aiuto di altri soggetti, aveva formato un’articolata struttura di facciata, tanto da apparire come amministratrice di una solida ed affidabile struttura di intermediazione finanziaria capace di gestire rapporti con organismi creditizi esteri.

Il biglietto da visita della mediatrice abusiva era convincente: un ampio studio in un’elegante zona del centro cittadino, vistosa targa all’ingresso recante la dicitura ‘Intermediazioni Finanziarie e Contabilità’ – indicazione abusiva mancando l’iscrizione della titolare nell’apposito elenco tenuto dall’Organismo degli Agenti in Attività Finanziaria e Mediatori Creditizi – ostentazione alle pareti degli uffici di numerosi attestati relativi a titoli di studio e lauree, sapiente utilizzo di titoli altisonanti, privi in realtà di valore ufficiale sul territorio nazionale. La donna, pur sapendo di rivolgersi ad interlocutori con disagi economici – molti risultavano già segnalati alla centrale rischi e quindi impossibilitati ad accedere agli ordinari canali del credito, fortemente indebitati verso privati o enti – e consapevole di avere di fronte persone del tutto inesperte del campo dei finanziamenti, faceva sottoscrivere contratti, redatti in lingua inglese, con fantomatici istituti esteri ai malcapitati clienti, allettati dalle condizioni contrattuali vantaggiose prospettate, dai tassi d’interesse contenuti e dalla possibilità di restituire le somme ricevute in modo dilazionato nel tempo. Al fine di consentire la positiva definizione della pratica e quale compenso per la prestazione professionale, l’indagata richiedeva ed otteneva il versamento di acconti fino al 4% dell’importo del finanziamento promesso. A fronte delle ingenti somme versate a titolo di acconto, nessuno dei clienti ha ricevuto alcun finanziamento né ha ottenuto il rimborso degli accorti per l’intermediazione.

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