Menù

La politica riscopre Florindo D’Aimmo, l’ultimo a ‘pensare’ allo sviluppo del Molise

La politica riscopre Florindo D'Aimmo, l'ultimo a 'pensare' allo sviluppo del Molise

Fu eletto il 25 luglio 1970. In un documento pubblicato su una sezione evidentemente storica del sito della Regione Molise e a cui si accede attraverso una ricerca per parola chiave, quella seduta, la seconda della neonata Assemblea legislativa del Molise, viene definita “più produttiva” rispetto alla prima – del 30 giugno ’70 rinviata per mancanza del numero legale – e infatti allora “si procedette alla elezione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio composto da: Florindo D’Aimmo, presidente; Natalino Paone, vice presidente; Guido Campopiano, vice presidente; Raffaele Iorio, segretario; Francesco Narducci, segretario”.

Florindo D’Aimmo, primo presidente del Consiglio. Poi a capo della giunta, deputato e più volte sottosegretario: al Lavoro nel governo Amato e al Bilancio e alla Programmazione economica con Ciampi. Esponente storico della Dc, aderì poi al Ppi. Se n’è andato a febbraio del 2013, poco più di tre anni fa. Lasciando nella comunità molisana e nel mondo della politica commozione, consapevolezza di una grande perdita ed eredità. Nella foto (dal sito maestrilavoromolise.it), il giorno della posa della prima pietra della Cattolica di Campobasso alla presenza di Giovanni Paolo II. D’Aimmo è insieme, fra gli altri, a Iorio e Chieffo.

La notizia. La Conferenza dei capigruppo di Palazzo Moffa ha deciso di intitolare a lui la sede istituzionale del Consiglio. La proposta avanzata dal presidente Vincenzo Cotugno ha trovato piena condivisione e sostegno da tutti. Sarà formalizzata in una proposta ad hoc che sarà approvata prima possibile “L’impegno di Florindo D’Aimmo, – ha evidenziato Cotugno dopo la riunione -, primo presidente dell’Assise, non è mai stato dimenticato, ponendosi come esempio di alta statura politica, morale e istituzionale. Con quel tratto signorile e quella capacità di ascoltare e confrontarsi con tutti, che lo hanno sempre caratterizzato, D’Aimmo, in un periodo difficile della nostra storia, ha saputo far sì che l’Assemblea legislativa regionale sapesse adempiere con pienezza alle molte responsabilità affidatale dalla Costituzione per il bene superiore dei cittadini e del territorio molisano”.

I precedenti. A fine febbraio del 2015, Antonio D’Uva, che del Comune di Campobasso è stato vicesindaco e presidente del Consiglio, scrisse da ‘cittadino’ all’allora capo di Palazzo Moffa Vincenzo Niro. “A Campobasso le sedi che ospitano le istituzioni più importanti hanno un nome. Il Comune ha Palazzo San Giorgio, l’Amministrazione provinciale Palazzo Magno, la giunta regionale Palazzo Vitale, in ricordo di colui che fu il primo presidente della Regione Molise. E il Palazzo del Consiglio regionale? Langue nell’anonimato, tant’è che i mass media usano definizioni approssimative dovendo far riferimento ad esso: sicché – rifletteva D’Uva – la massima Assise delle istituzioni molisane diventa, a seconda delle circostanze, Palazzo del Consiglio regionale, Palazzo di Via IV Novembre o, più verosimilmente, Palazzo Moffa, in ossequio al proprietario dello stabile. Converrà che ci troviamo di fronte ad un’anomalia tutta molisana rispetto alla quale ci vuole davvero poco per porvi rimedio. E le lancio subito la proposta. Perché non intitolare la sede del Consiglio regionale all’onorevole Florindo d’Aimmo, che è stato il primo presidente del Consiglio regionale del Molise, in analogia con quanto è avvenuto per Palazzo Vitale?”.

L’eredità. Una sensibilità, un’idea che era di molti, evidentemente. E che l’attuale presidente ‘di via IV Novembre’ (per citare D’Uva) ha interpretato motivandola. D’Aimmo non è stato solo il primo presidente del Consiglio. Nel 2012, quando era capogruppo del ‘Molise di tutti’, Paolo Frattura parlò dell’onorevole durante un convegno organizzato da ‘Glocale’, intitolato ‘Molise Futuro Prossimo’. “L’ultimo modello di sviluppo di questa regione sapete a quanti anni fa risale? Era presidente Florindo D’Aimmo, 1980. Io vi invito a andare a vedere quel Piano regionale di sviluppo. Dal 1980 ad oggi – rimarcava Frattura – sono passati la bellezza di 32 anni; sapete qual era la vera ricchezza puntualmente identificata in quel piano? L’acqua. Ma oggi questa regione per l’acqua ha fatto qualcosa? L’ha regalata! Abbiamo oggi comuni del basso Molise che cinque giorni su sette sono senza acqua”.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.