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Che fine ha fatto il polo scolastico della Valle del Volturno?

polo scolastico esempio

La recente ordinanza di chiusura della scuola “Dante Alighieri” da parte del sindaco di Cerro ha fatto riaccendere nella Valle del Volturno il dibattito sulla opportunità di rilanciare il progetto del polo scolastico unico.
Malgrado sia ricoverato in ospedale, l’ex primo cittadino di Rocchetta a Volturno, Antonio Izzi, fuori dal ‘giro’ da ormai due anni e quindi – sottolinea – senza alcun interesse politico, ha riaperto la questione. “Che senso ha continuare a finanziare varie scuole in vari paesi la cui popolazione scolastica continua a scendere – si è chiesto Izzi, promotore del progetto polo scolastico unico -? Davvero non mi spiego perché gli otto Comuni che all’epoca approvarono il progetto lo abbiano oggi abbandonato”.
L’ex sindaco, che aveva ed ha a cuore la sicurezza dei bambini, in realtà non si spiega neanche come mai la Regione non intervenga. “All’attuale governatore Frattura, in campagna elettorale, consegnammo la documentazione inerente al polo scolastico unico della Valle del Volturno. Il progetto era fattibile, avevamo avuto anche riscontri dal Ministero. C’era, e mi auguro ci sia ancora, la possibilità di realizzare una scuola-campus dotata di ogni comfort e soprattutto sicura e antisismica in un luogo baricentrico rispetto a tutti i paesi aderenti”.
Poi, però, come detto, negli ultimi due anni l’iter, che pure era a buon punto, si è letteralmente arenato, lasciando spazio “agli interessi di bottega, campanilistici”.
Al momento, oltre alla lettera con otto firme in calce per chiedere a Matteo Renzi di finanziare il polo scolastico unico per l’alta Valle del Volturno, non c’è altro. Le amministrazioni di Rocchetta a Volturno – Comune capofila -, Scapoli, Cerro al Volturno, Acquaviva d’Isernia, Rionero Sannitico, Montenero Val Cocchiara, Pizzone e Castel San Vincenzo sembravano davvero convinte della bontà dell’idea. Forse troppo buona per essere realizzata, si potrebbe chiosare con una (amara) battuta.
Anziché finanziamenti a ‘pioggia’ per ogni piccola scuola, un unico contributo di ‘appena’ 3,5 milioni di euro (di cui 2,6 per lavori, 572 mila per Iva sui lavori e 328 mila per spese tecniche e generali) per creare un campus dotato di ogni comfort. Un progetto simile difficilmente non sarebbe stato finanziato dal governo nazionale. L’idea delle otto amministrazioni comunali era quella di aggregare la popolazione dell’alta Valle del Volturno in un’unica struttura, sicura ed antisismica. Tutta su un piano e facilmente raggiungibile dagli studenti degli otto paesi.
Insomma, nella stessa area dal nido all’Infanzia, dall’elementare alla media, per un’offerta didattica completa. Ovviamente, senza dimenticare la mensa, la biblioteca, la palestra, i campi polivalenti all’aperto. Un vero e proprio campus all’americana. Che però, se le cose dovessero continuare così, rischia di rimanere solo sulla carta. Nonostante l’entusiasmo iniziale e il positivo accoglimento da parte delle popolazioni locali.
“L’idea del polo scolastico – scrisse Izzi a Renzi – nasce in previsione dello spopolameno della popolazione scolastica dai nostri territori di collina e montagna, con notevole impoverimento del tessuto socio-economico delle zone stesse. La presente non deve essere intesa come un’idea in controtendenza a quella dettata dal governo di individuare una scuola oggetto di un intervento di riammodernamento, ma una proposta finalizzata sia ad un obiettivo di risparmio che di sicurezza”. Il polo unico era valido anche perché parecchi edifici dei singoli comuni “sono molto vecchi, non antisismici e non efficienti. I costi di ammodernamento di tali strutture sarebbero di gran lunga superiori a quelli di realizzazione di una struttura unica, in cui si tenga in debita considerazione la classificazione sismica del nostro territorio (cioè alto rischio). Ci si chiede, pertanto, a cosa servirebbe intervenire economicamente sul singolo Comune con costi maggiori rispetto alla realizzazione del polo (che secondo le stime degli enti locali potrebbe ospitare circa 500 studenti, ndr)”. In questo modo si sarebbero evitate anche le pluriclassi.
L’ubicazione del campus (realizzabile in due anni) non era stata definita, lasciando il compito della scelta ad una apposita commissione. Sia come sia, ad oggi il progetto è stato riposto nel cassetto per quale interesse superiore non è dato saperlo. L’ex sindaco Izzi, infine, non ha disdegnato una frecciatina pure all’attuale primo cittadino rocchettano, Teodoro Santilli, reo di aver ‘dimenticato’ la questione polo scolastico unico nonostante lo avesse inserito nel programma elettorale. La sensazione, comunque, è che ancora una volta siano prevalsi gli interessi campanilistici ad un progetto il cui unico ostacolo sarebbe potuto essere rappresentato dalla reazione negativa delle popolazioni coinvolte. Cosa che però non è stata…

(su Primo Piano Molise di oggi in edicola)

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