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Boschi scalda il Pd e silura D’Alema

Boschi scalda il Pd e silura D'Alema

Solo posti in piedi per chi arriva con qualche minuto di ritardo in via Milano. Maria Elena Boschi riempie la Sala della Costituzione. Non così gremita in alcuni altri recenti appuntamenti referendari. Gli applausi più scroscianti quando a D’Alema dice: hai offeso un’intera generazione dicendo che gli anziani votano sì perché non capiscono la riforma. E quando riproponendo una provocazione giornalistica galvanizza i fustigatori della casta regionale. «Mi hanno chiesto se i consiglieri che votano no, e so che in Molise ce ne sono, lo fanno solo perché se passa la riforma prenderanno lo stipendio del sindaco del capoluogo. Io non credo che sia per questo…», concede la ministra. Boato dalla ‘piccionaia’:« Si vede che non li conosci…»..
Il Pd che ha voluto la riforma costituzionale spinge sull’acceleratore e chiede aiuto per convincere gli indecisi. La battaglia si vince nel ‘mezzo’, il posto dei cittadini che si rifiutano di tifare, quelli per cui non c’è bianco o nero. Lo fa con un calendario fitto. Oggi a Sesto Campano, l’eurodeputato Andrea Cozzolino e i governatori Frattura e D’Alfonso.
Ma il clou è l’appuntamento voluto dalla segreteria regionale di Micaela Fanelli e organizzato insieme alla parlamentare Laura Venittelli e al governatore Paolo Frattura. A quest’appuntamento torna la ministra che alla riforma dà il nome.
Un giro veloce di interviste prima del convegno, le consegne sono di stare sulle riforme. Niente partito, perché il referendum del 4 dicembre, avverte durante il suo intervento conclusivo, «non riguarda nemmeno il congresso del Pd». Il Molise, la più piccola Regione d’Italia che tante volte viene ‘cancellata’ e accorpata nelle intenzioni degli ultimi anni, non ha da temere dai nuovi assetti. «Questa riforma non tocca i confini delle Regioni, mentre molti di coloro che sostengono il No vorrebbero invece sopprimere le regioni più piccole». Tra chi sostiene il No, spiega meglio dopo, propone le macroregioni. «Questa è una riforma – aggiunge Boschi – che non cambia i confini, ma rivede alcune competenze delle Regioni, perché se non si chiarisce cosa fanno le Regioni e cosa fa lo Stato, nella confusione, si blocca tutto per i cittadini che non sanno più chi può rilasciare un permesso o se possono avere una autorizzazione ad aprire una nuova attività come artigiani. Allora abbiamo detto: bisogna fare chiarezza, alcune regole devono essere uniche per tutta Italia». Per la sanità, ad esempio, «è giusto che le Regioni facciano l’organizzazione e la programmazione, ma i diritti per la salute dei cittadini devono essere gli stessi in tutto il Paese a prescindere da dove si vive». Se hai l’epatite e hai diritto ad essere curato gratis in Toscana, è l’esempio che la ministra propone dal tavolo dei relatori, devi avere lo stesso diritto anche altrove. «Però anche i costi devono essere gli stessi». È un altro aspetto, quello dei costi standard in Costituzione, che caratterizza la riforma. E sui cui il governatore Paolo Frattura si dice d’accordo.
C’è il merito, in questo dibattito. Ma una campagna è propaganda, simbolo ed evocazione. Fanelli, per dire, evoca lo «scoraggiatore militante», quello «appollaiato al bar». Bisogna fare una strada? «Addo’ jate?». Boschi ha un attimo di spaesamento. Riccese puro. «Oggi lo scoraggiatore seriale si annida anche in Parlamento o in una fondazione europea… Noi ce la faremo – conclude la segretaria dem – il cambiamento è testardo, ecologico». La deputata Venittelli ‘arruola’ i «partigiani veri» e Togliatti. «Andate a leggere gli atti dell’Assemblea Costituente. I partigiani veri erano per il monocameralismo». E il ‘Migliore’, nel ’51, della riforma di qualche anno prima diceva che era buona «per un Paese lento». In un mondo che va veloce, sostiene la parlamentare termolese, «non si può immaginare un Parlamento con due Camere fotocopia». Dove un ddl passa per quattro volte alla Camera e poi si blocca al Senato.
Il governatore Frattura parla a braccio. Un’occhiata agli appunti solo per elencare i tentativi di riforma costituzionale dal 1982 e relativi promotori: da Spadolini a D’Alema e poi Berlusconi. Era sua la proposta che aumentava i poteri del premier, «sonoramente bocciata dagli italiani». Mentre nel ddl Boschi, dice il presidente della Regione, «non ho trovato nessun passaggio su questo. Allora dov’è l’uomo solo al comando? Perché raccontare balle ai cittadini?». Perché, si chiede, i parlamentari che oggi sono per il No hanno votato la riforma e non hanno avuto il coraggio di sfiduciare Renzi? Applausi. Ancora, respinge l’idea che la democrazia arretri perché i senatori saranno sindaci e consiglieri. «Il sindaco lo votano i cittadini». Non vede scandalo nel fatto che poi i sindaci decidano chi fra loro sarà senatore e comunque per i consiglieri regionali ci sarà una legge a stabilire come saranno individuati. Dice sì Frattura anche alle modifiche del Titolo V. Dice sì perché vuole «regole e tempi uguali per tutti». Forse qualcuno è preoccupato del fatto che lo Stato, se vince il Sì, potrà valutare l’amministrazione. Chi porta la Regione al dissesto potrà essere commissariato. «Io non ho paura di misurarmi su questo terreno. E i 90 milioni che il governo ci ha attribuito per pagare i debiti con Trenitalia dimostra la qualità della nostra amministrazione. Ma se questo presidente porta la Regione al default è bene che qualcuno intervenga». Frattura dice no all’adagio ‘chi lascia la via vecchia per la nuova…’. «Quello è il modo migliore per rimanere al palo».
Conclude la Boschi, dopo baci e abbracci con alcuni rappresentanti dell’Anpi. «Noi non personalizziamo più questo confronto», si riferisce al destino politico del governo, del premier e suo dopo il 4 dicembre. «Chiediamo a voi, a tutti gli uomini e le donne che hanno voglia di darci una mano di personalizzare, di sentirla come la loro battaglia per il cambiamento, per lasciare ai loro figli una Italia migliore». Basta rinunciare al futuro, incalza, «ce ne hanno rubato abbastanza in passato». Chiede aiuto a sciogliere i dubbi. «Io credo che tutti siano in grado di capire questa riforma. D’Alema ha offeso un’intera generazione» affermando che solo i vecchi votano sì perché non capiscono la riforma. «Magari c’è qualcuno che non capisce perché lui per risentimento ha cambiato idea così tante volte sulle riforme». La riforma non tocca i diritti per cui i partigiani hanno combattuto, non riguarda la legge elettorale, né l’autonomia della magistratura. Elimina il bicameralismo perfetto. Il Senato però resta. «Il 97% delle leggi che abbiamo approvato dal 2013 sarebbe monocamerale con la riforma», ribatte Boschi. Sulle Regioni, «non vogliamo punirle, vogliamo un sistema più semplice». Parla del No dei consiglieri regionali. E giù applausi e commenti. Merito, certo. Un colpo alla pancia però non guasta. «La scelta è tra questa riforma e rimanere così. Chi vota No dice che cancellata la nostra loro faranno un’altra riforma in sei mesi. Io non ci credo. Se non hanno trovato un accordo in 30 anni, come fanno a trovarne uno in sei mesi?». Il Sì, un «passaggio decisivo» nell’Italia che «sta provando a cambiare» e per questo – evidenzia la ministra – ha avuto quegli apprezzamenti dal presidente degli Stati Uniti. La scelta, conclude, «è oggi ed è solo nelle nostre mani».

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