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Loreto è volato in cielo, Venafro perde un grande uomo

Loreto è volato in cielo, Venafro perde un grande uomo

Viviamo in una società e in un’epoca dove il valore del denaro, purtroppo, ha superato quello dei sentimenti. Chi ha i soldi può comprare tutto: l’auto fiammante, la villa di lusso, l’Apple Watch. C’è chi, pagando, cerca di ‘rifarsi’ la vita, di comprarsi un passato migliore di quello che in realtà è stato, prova a comprare la fiducia degli altri. Per fortuna, tuttavia, l’onestà, la bontà, il rispetto per le persone non hanno un costo, non c’è cifra che tenga: sono virtù, doti, sentimenti, che o li porti nel cuore, ce li hai nell’anima, fanno parte di te o vivrai per sempre nel limbo.

Loreto era una montagna di altruismo, bontà e, soprattutto, onestà. Essere suo amico è un privilegio che tutti hanno avuto la fortuna di vivere, assaporare. Perché Loreto era amico di tutti.

Rispetto alle tantissime persone che oggi piangono la sua incomprensibile scomparsa, sento di essere più fortunato di molti. Decisamente. Perché con lui ho condiviso un lungo periodo lavorativo. Una delle prime esperienze con il complesso mondo del lavoro. Anni indimenticabili vissuti con intensità e armonia. La prima cosa che mi colpì e che spiega l’eco dello sgomento che la sua scomparsa ha suscitato fu l’acume: era di un’intelligenza pazzesca. Loreto era una fonte inesauribile di sapere. E la sorpresa fu immensa. Prima di allora lo avevo visto qualche volta in azione con la sciarpa bianconera al comunale di via Pedemontana. E chi negli anni passati ha seguito le sorti del Venafro calcio comprende di cosa parlo. Quando l’ho osservato le prime volte (parliamo di 20 anni fa) alle prese con un pc, sono rimasto, come dire… disorientato. I computer non erano quelli di oggi. E quello che utilizzava lui in azienda era praticamente sempre in affanno. In buona sostanza Loreto era più veloce della ‘macchina’. Un genio. Con lui potevi parlare di tutto: documentato e puntuale (talvolta un tantino irruento) sull’attualità, la cronaca. Un capitolo a parte lo meriterebbe la passione che nutriva per la politica e lo sport, il calcio in particolare.

Lui non era uno che parlava tanto per. Era colto Loreto, si documentava, studiava. Era sempre alla ricerca del particolare, in ogni ambito.

Il lavoro, si sa, è fatto di soddisfazioni ma anche di tensione, periodi brutti. Loreto c’era sempre. E la sua non era solo una presenza fisica. Loreto era una sicurezza, una garanzia. Su lui potevi contare a qualsiasi ora, in ogni luogo, per qualsiasi cosa. Il suo sguardo era rassicurante, i suoi occhi chiari trasmettevano tenerezza, ottimismo e tanta bontà.

Affidabile, integerrimo, risoluto, brillante. Lungimirante. La sua parola era verbo. Nel libro dei ricordi che in queste ore mi sta passando avanti, non trovo un solo appiglio per poter dire: «Eh, però quella volta…».

Scrivere di un amico che vola in cielo così presto e farlo sentendo forte il rimorso di non averlo salutato, non solo è difficile, ma può facilmente farmi scivolare nella retorica. Al tempo stesso, però, non posso tacere quello che provo. Non posso non urlare la rabbia per un accadimento ingiusto, inspiegabile. Lo faccio qui, con tutta la mia energia, perché Loreto quando ho assunto la direzione di Primo Piano mi ha cercato, mi ha telefonato. Era felice, commosso. La sue parole riempirono il mio cuore di gioia. Mi diede una carica pazzesca. E oggi ricordare da queste colonne che persona straordinaria era è il minimo che io potessi fare. Non c’è modo purtroppo per ricambiare il bene ricevuto. Se non affidare con la preghiera al Signore la sua anima.

Ne sono più che certo, in Paradiso stanno festeggiando il suo arrivo. Lo hanno accolto i santi patroni della città a cui era particolarmente devoto, gli amici, i familiari. Domani sera nasce Gesù bambino, evidentemente il Padre aveva necessità di qualcuno che lo proteggesse e gli insegnasse che in un mondo divorato dal consumismo, i valori e i sentimenti autentici vincono su tutto e su tutti.

La rabbia e il dolore che la tua scomparsa hanno provocato sono la prova, amico mio, che la battaglia l’hai vinta tu. Perché quelli come te la vita non la vivono: l’affrontano, la divorano.

Pregheremo, tutti, per te, per la tua amata moglie e la tua adorata ‘bambina’. Tu, ogni tanto, mentre insegni agli angeli a volare, volgi lo sguardo qua giù e proteggici come solo tu sai fare.

Luca Colella

Commenti (1)

  • Un tuo amico fortunato

    Mi dispiace non averti potuto salutare. Mi dispiace aver rivisto il tuo sorriso ora che non potrai più regalarne altri. Mi dispiace non aver più parlato con te. Mi dispiace averti deluso in passato, anche se tu non hai mai esternato la tua delusione so che è così. Mi dispiace non averti mai dimostrato quanto ti volessi bene sebbene tu, a modo tuo, in più occasioni avessi dimostrato il tuo affetto.
    Ciao Loreto, mi dispiace tanto che non ci sei più. Risposa in pace. Spero di rivederti.

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