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Inquinamento a Venafro, dopo la rabbia è l’ora dei fatti

Inquinamento a Venafro, dopo la rabbia è l'ora dei fatti

di Luca Colella

Sono costretto a fare un’eccezione. Chiedo scusa a chi legge, ma la manifestazione a cui ho partecipato ieri sera mi costringe a svestire i panni di direttore di questa testata e a vestire quelli di cittadino che a Venafro ha vissuto 30 anni della sua vita. È stata un’occasione per incontrare tanti amici, per leggere nei loro occhi la preoccupazione per quanto sta accadendo. Per sentire la paura nelle loro parole, a stento sussurrate, come se qualcosa impedisse loro di esprimersi senza timore.

Il clima gelido si è sciolto dopo il minuto di raccoglimento ‘chiamato’ dagli organizzatori prima che il corteo partisse.

Come un fiume in piena, tantissime persone, circa 5mila, hanno invaso le vie del centro in silenzio. Hanno marciato sostenute dalla rabbia per qualcosa che accade ormai da anni e che ha segnato, senza fare sconti, tutte la famiglie dell’area della Valle del Volturno: l’alta incidenza tumorale nella popolazione.

La manifestazione organizzata spontaneamente da un gruppo di giovani, coordinati da Raffaele Siano, artigiano del posto, è perfettamente riuscita. La partecipazioni ha superato ogni più rosea aspettativa.

Raffaele, che di mestiere non fa il politico, una mezzoretta prima dell’orario fissato per la partenza del corteo, era nei pressi del laghetto, luogo scelto per il ritrovo. Emozionato, molto. Anche un po’ preoccupato, come lo sarebbe stato chiunque. Di certo non immaginava che la sua iniziativa nata sulla bacheca di Facebook avrebbe riscosso un così grande successo. Con lui, lo hanno seguito passo passo, le coraggiose donne venafrane che si sono costituite nell’associazione Mamme per la salite e l’ambiente. Solo a una di loro, al termine del corteo, è stato concesso di parlare. Poche ma significative parole, un invito rivolto alla politica a tutti i livelli, a partire dai sei sindaci dei Comuni del circondario (Venafro, Conca Casale, Sesto Campano, Montaquila, Filignano e Pozzilli), passando per i consiglieri provinciali e finendo a quelli regionali. «Basta chiacchiere – ha detto la presidentessa del sodalizio -, basta litigi, basta spartizione di potere e conflitto di interessi. Fate il vostro dovere e fatelo in fretta. Qui non c’è più tempo da perdere».

I fatti di cronaca accaduti di recente e denunciati in anteprima dai bravi colleghi di Primo Piano Molise che quotidianamente raccontano ciò che accade a Venafro e nella Valle del Volturno, hanno scosso notevolmente le coscienze. Fatti sui quali il procuratore di Isernia Paolo Albano ha posto personalmente l’attenzione, facendo sequestrare due camion carichi di ceneri, partiti dal termovalorizzatore di Pozzilli (Harambiente) e diretti al cementificio di Sesto Campano (Colacem). Qualche settimana fa i due mezzi pesanti sono stati spostati nell’area dell’ex conservificio di Venafro per consentire ai tecnici dell’Arpa di eseguire i prelievi. Il proseguo dell’inchiesta dipende dai risultati di quelle analisi, che secondo quanto riferito qualche giorno fa dall’Agenzia regionale per l’ambiente, dovrebbero essere pronti i primi giorni della prossima settimana.

Quella del sequestro eseguito da Forestale e Carabinieri è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma la misura sembra colma da tempo.

A Venafro da anni si respira un’area pesante. Tante, tantissime le persone che perdono la vita a causa di malattie incurabili. Nell’area, lo ha reso noto l’Asrem, è altissima la percentuale di chi si ammala di tumore e quella delle donne che abortiscono spontaneamente. Dati allarmanti che non possono passare inosservati e per i quali il popolo venafrano ha chiesto in silenzio che qualcuno ponga rimedio, cominciando con l’istituzione del registro dei tumori. Al termine della manifestazione sono state raccolte migliaia di firme proprio per chiedere alla Regione l’istituzione del registro. E la raccolta continuerà anche nei prossimi giorni.

La città, come prevedibile, si è ritrovata compatta per urlare in silenzio un malessere diffuso. Per dire basta. Per lanciare un segnale di fronte al quale le istituzioni non possono restare in silenzio.

Merito di Raffaele Siano che ha saputo dare voce ad un sentimento che da anni covava sotto la cenere: ha saputo risvegliare le coscienze toccando le corde giuste. Lo ha fatto con umiltà ma con la forza di una tigre. Ha saputo smuovere quel sentimento battagliero su cui la città negli anni addietro ha costruito la sua storia. Sentimento che la politica, a tutti i livelli, era riuscita piano piano ad assopire.

Tra un imponente ma discreto servizio d’ordine coordinato dalla questura di Isernia e a cui hanno preso parte anche decine di carabinieri della locale compagnia, Venafro ha mandato un segnale chiaro alla politica, in particolare alla Regione, che in materia ambientale ha competenza più di ogni altro ente. Adesso è il tempo delle risposte.

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