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Negozi chiusi e turisti delusi, i commercianti di Isernia si difendono

Negozi chiusi e turisti delusi, i commercianti di Isernia si difendono

Dopo l’articolo di Primo Piano sul centro storico deserto al passaggio di 500 turisti, si è scatenato un acceso dibattito relativo allo stato in cui versa l’area antica della città. I primi a reagire sono stati i commercianti che si sono sentiti chiamati in causa per non aver previsto l’apertura domenicale, nonostante l’imponente afflusso di persone. «Non sapevamo nulla», la loro difesa nella querelle che, a onor del vero, non deriva dalla segnalazione dell’associazione Le Rotaie (ente organizzatore del viaggio che il treno storico ‘Transiberiana d’Italia’ ha compiuto proprio domenica scorsa da Sulmona a Isernia), ma dalle decine di persone che hanno contattato la redazione di Primo Piano per lamentare la situazione paradossale registrata nell’occasione. «Siamo sempre stati disponibili a qualsiasi iniziativa – il commento di Antonio Centonze, uno degli esercenti della zona -. Purtroppo non eravamo a conoscenza dell’arrivo di tante persone, altrimenti avremmo immediatamente aperto i negozi e offerto il nostro servizio. Ci impegniamo ogni giorno per il centro storico, non solo con le nostre attività commerciali, ma anche promuovendo progetti e manifestazioni in favore dell’intera collettività».
«Siamo dispiaciuti per quello che è accaduto – le parole del titolare della gioielleria – perché noi siamo i primi a voler dare lustro alla città. Se ci fosse giunta la comunicazione dell’arrivo di quel gruppo, saremmo stati qui anche di domenica». Un disguido, dovuto a un difetto di comunicazione quindi all’origine dell’accaduto.
Un fatto i cui contorni sono riscontrabili nella realtà e nelle dichiarazioni di numerosi cittadini, come si evince chiaramente dall’articolo pubblicato sull’edizione di ieri.
Un episodio altamente negativo che se non altro è servito a riportare in auge la tematica del degrado della ‘vetrina’ della città, argomento spesso evidenziato su queste colonne attraverso le voci di chi vive quotidianamente in quel quartiere e spesso combatte con la burocrazia e con la mancanza di fondi pubblici.
I commercianti hanno inteso poi puntualizzare come i propositi dell’amministrazione, in merito al rilancio del borgo antico, non siano ancora stati messi in pratica.
Un esempio è l’annuncio fatto dal primo cittadino nelle settimane precedenti al Carnevale, circa l’intenzione di promuovere un corteo in maschera che sarebbe dovuto culminare proprio nel centro storico.
«Stavamo organizzando una manifestazione per contro nostro, pur di dare una festa di piazza ai bambini – la sottolineatura del comitato di piccoli imprenditori -. Il Comune ci ha dato lo ‘stop’ dichiarando che avrebbe organizzato qualcosa per l’occasione. Eppure alla fine non c’è stata alcuna sfilata». «A Natale abbiamo promosso una grande iniziativa e altre ne faremo, quindi siamo sempre pronti a dare di più – le parole di Marco Mancini, titolare di una macelleria -. Capisco le lamentele, i turisti hanno ragione, poiché non hanno avuto modo di apprezzare tutto quello che Isernia ha da offrire. Ma noi commercianti ce la mettiamo tutta per sostenere anche questo settore». «Io ho aperto intorno alle ore 15 e in quel momento la comitiva procedeva verso piazza Celestino V – il commento di Maurizio Cutillo, proprietario di un pub -. Purtroppo era tardi per consentire ai turisti di mangiare qualcosa. Spero che la prossima volta ci venga detto con ragionevole anticipo, anche perché non capita spesso di ospitare un così cospicuo numero di visitatori, quindi noi abbiamo tutto da guadagnare». Certo è che la mancanza di comunicazione rientra pienamente in un sistema turistico evanescente. La strada intrapresa dall’ex assessore provinciale Florindo Di Lucente per riuscire a mettere in rete gli operatori, creando dei veri e propri percorsi che rendessero agevole visitare Isernia, è stata interrotta. La comunicazione dell’arrivo di 500 turisti, tra cui molti stranieri, invece era arrivata al presidio turistico della Provincia, tanto che il personale aveva regolarmente aperto il ‘Museo del costume’.Complici i tempi ristretti, soltanto quattro persone hanno fruito del servizio, a fronte delle 100 unità previste. VC

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