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«Forse gli hanno fatto del male», il sospetto dei familiari di Giuseppe Tirabasso

«Forse gli hanno fatto del male», il sospetto dei familiari di Giuseppe Tirabasso

«Non è possibile che una persona in buona salute, autosufficiente, aveva mangiato, era uscito per una passeggiata e non è più ritornato. Chi è stato? Chi gli ha fatto del male? Lo voglio sapere. Per favore, aiutatemi. Aiutatemi perché sono quasi tre mesi che non riesco né a mangiare, né a dormire. Sto morendo anch’io. Cercate di aiutarmi».
È disperata, non si dà pace. Ma nonostante il dolore che le stringe il cuore da quasi tre mesi resta lucida e chiede aiuto. Lo fa con dignità e forza, perché lei ancora spera. Crede fermamente che suo marito sia vivo.
Giuseppe Tirabasso, insegnante in pensione di Campobasso, è scomparso da Oratino il 23 dicembre scorso. «Vado a fare due passi, mezzora, massimo un’ora e sarò di ritorno», le ultime parole dell’81enne che era in casa con la moglie e il terzogenito. Poi è sparito, nessuna traccia.
Qualche telefonata alle forze dell’ordine per segnalare presunti avvistamenti. Le ricerche proseguite per giorni per essere poi interrotte in occasione della straordinaria nevicata di gennaio scorso.
Giuseppe, il sospetto dei familiari, sembra sia stato dimenticato da tutti. Non dalla moglie, dai figli, dai parenti. La signora Franca ha 77 anni. Accoglie i colleghi di Teleregione nella sua abitazione di Contrada Macchie insieme al cognato Luigi e al nipote Dino. Ha vissuto sempre accanto a suo marito. Vuole rivederlo, chiede che il caso venga riaperto, che le ricerche riprendano.
Franca trova la forza di ripercorrere davanti alla telecamera gli ultimi istanti in compagnia del marito: «Eravamo in contrata Franchitto di Oratino, una contrada alle porte del paese. Avevamo mangiato, stava bene. Mio marito non assumeva farmaci, non era malato. Certo, aveva 81 anni. Capitava ogni tanto che dimenticasse qualcosa… Io lo rivoglio: vivo o morto. Lo Stato, le persone preposte alla nostra protezione lo devono ritrovare. Lo rivoglio. Voglio che vengano riprese le ricerche».
Il dubbio è che qualcuno gli abbia fatto del male. Ma non basta un dubbio per riaprire il caso.
«Diverse volte, anche mio cognato, siamo andati dal prefetto. Ci dicono che serve un movente, servono indizi. Mio marito a volte saliva su a Oratino e si fermava sul belvedere. Parlava con delle persone. Lui aveva il vizio di annotare delle frasi, scriveva. E quando ne aveva occasione le decantava a chi aveva il piacere di ascoltarlo. Magari si era fermato con qualcuno che non voleva ascoltarlo, non lo so cosa sia potuto capitargli. Lui era una persona molto onesta, molto riservata. Non penso gli abbiano fatto del male. Qualcuno gli ha dato un passaggio, magari lo ha lasciato da qualche parte e lui si è disorientato. Non lo so. Davvero non so cosa aggiungere. Certo è che io chiedo alle persone di parlare. Chi sa qualcosa ci dica, ci apra la mente. Dalla prefettura ci hanno fatto sapere che è possibile riaprire le indagini se qualcuno parla, se vengono fuori nuovi elementi. Certamente mio marito non può essere scomparso nel nulla».
«Qual è l’ultima immagine che ha di suo marito», chiede alla signora Franca il direttore di Teleregione Pierluigi Boragine. «L’ho aiutato a mettersi il cappotto. Lui sarebbe voluto uscire soltanto con la giacca, ma considerato il periodo gli ho consigliato di indossare anche cappotto e cappello. Con noi c’era nostro figlio Donatello. Ci ha detto: “Ci vediamo tra mezzora, massimo un’ora. Faccio un giro qui intorno e rientro”».
Ieri era la festa del papà e anche l’onomastico di Giuseppe. «Già – ancora la signora Franca -, ma per noi ormai non esistono più le feste. Ieri (sabato, ndr) i miei figli hanno detto: quest’anno c’è un papà in meno… Speriamo che lo ritroviamo».
Il 10 aprile del 2016 Giuseppe e Franca hanno festeggiato 50 anni di matrimonio. «Ci siamo sposati nel ’66. Abbiamo tre figli, Giancarlo a maggio compie 50 anni. Mio marito era una persona buona, ha insegnato alla “Montini”. I suoi alunni gli hanno sempre voluto bene. Ancora oggi quando incontrava qualcuno di loro mi raccontava della gioia e dell’emozione reciproca. Erano sempre molto contenti di rivederlo».
Quando è scomparso Giuseppe Tirabasso indossava un cappotto impermeabile marrone scuro e un cappello nero.

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