Menù

Vitalizi e Province, la casta che resiste a qualsiasi riforma

Vitalizi e Province, la casta che resiste a qualsiasi riforma

Negli stessi giorni in cui il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige boccia la proposta di legge popolare, su cui le Acli avevano raccolto 10mila firme, per ridurre le indennità degli ‘onorevoli a statuto speciale’ e liquida 650mila euro netti di indennità di fine mandato oltre a un vitalizio di 4.100 euro mensili a Walter Baumgartner, eletto nel Sudtiroler Volkspartei. Sul Corriere della Sera, inoltre, un’inchiesta di Stella e Rizzo fa il punto sui tagli promessi negli ultimi dieci anni e più o meno disattesi.
Piazzamento d’onore per i vitalizi e per le Province. Queste ultime, scampate alla cancellazione definitiva per la vittoria del No al referendum potrebbero presto tornare agli antichi fasti. C’è una proposta di legge in Parlamento, scrive il Corsera, che ripristina – prima di funzioni e competenze of course – l’elezione diretta dei presidenti e le indennità. Il testo è a firma del leghista Calderoli.
I vitalizi, dunque. Rizzo e Stella si occupano di quelli parlamentari: cumulabili comunque con quelli europei, regionali e con qualsiasi altro trattamento previdenziale. Con il passaggio al sistema contributivo, la spesa è scesa in dieci anni ha cominciato a scendere. Illuminante, però, una dichiarazione del presidente Inps Tito Boeri riportata nell’articolo e riguardante i vitalizi già maturati, quelli che gli ex considerano intoccabili: «Abbiamo detto agli ex parlamentari che eravamo pronti a fare i conti, per vedere se il ricalcolo del loro assegno al contributivo li avrebbe penalizzati oppure no. Magari qualcuno ci guadagnava… Non ce n’è uno che ci abbia risposto». Si tengono stretto il gruzzolo.
Magra figura pure per la casta regionale in carica. Intanto, oltre 500 di loro – circa la metà del totale – risultano inquisiti. Si tratta della madre di tutte le inchieste (in senso figurativo, in ogni regione ci sono numerose inchieste al riguardo): quella su come i consiglieri regionali hanno utilizzato i fondi pubblici attribuiti ai gruppi o alle segreterie. E il repertorio è noto, pur se sempre urticante per l’italiano medio che fatica a campare: soldi pubblici usati per comprare un Suv, offrire pranzi a decine di persone, rifornire la cantina con 120 bottiglie di Refosco, pagare il necrologio della mamma del capopartito oppure giocattoli erotici.
Anche sulle indennità, Rizzo e Stella bocciano i consiglieri regionali d’Italia: in nove Regioni il compenso è più alto oggi che prima dell’adeguamento al decreto Monti, anche grazie a rimborsi esentasse assai sostanziosi.

Commenta