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Nuova ‘inquilina’ per l’eremo di Sant’Egidio: suor Margherita

Suor Margherita, non ancora settantenne, della Congregazione suore delle poverelle di Bergamo, dal 5 aprile trasferirà la sua dimora nell’eremo di Sant’Egidio, edificio sperduto fra i monti del Matese, a quota 1.025 metri s.l.m., che fa parte della parrocchia dei Santi Erasmo e Martino. La scelta della monaca lombarda di vivere il resto della sua vita nella solitudine, nel silenzio e nella preghiera, ma anche nell’accoglienza, proprio nell’eremo bojanese, non è affatto casuale, in quanto nel passato, da testimonianze attendibili, vi hanno soggiornato e vissuto uno o più eremiti.
Suor Margherita è stata per parecchi anni missionaria in Africa, è stata insegnante di bambini con difficoltà, ha lavorato nelle carceri, e conosce il Sud per essere stata per un certo periodo in Sicilia.
3 Eremo e chiesetta Sant'Egidio 3«Da tempo avevo chiesto di vivere l’esperienza di entrare nella vocazione della vita eremitica – ha raccontato suor Margherita -; dopo il mio rientro a Bergamo dall’Africa, mi sono recata in Abruzzo dove è presente la mia congregazione, sapevano del mio desiderio e mi hanno riferito che in Molise c’era un eremo particolare adatto alle mie esigenze, quando ho visto le foto su internet mi sono subito innamorata dell’eremo di Sant’Egidio. Sono andata da monsignor Bregantini esprimendogli il mio grande desiderio di questa vocazione che da anni porto nel cuore, pur avendo fatta la suora missionaria. Alla mia richiesta monsignor Bregantini mi ha accolto felicemente, presentandomi il parroco don Giovanni e il comitato dell’eremo che sono stati così splendidi nel preparare il posto».
Il complesso consta di una chiesetta annessa ad un rifugio che non è altro che l’antico piccolo cenobio costruito con funzioni di eremo e di ricovero per viandanti che, soprattutto nel periodo medioevale, seguivano i sentieri montani che collegavano i due versanti del massiccio del Matese, molisano e campano. Si ritiene che l’origine dell’eremo risalga al IX secolo ad opera dei Cistercensi o dei Templari. Per quanto riguarda i secoli successivi c’è un assoluto vuoto di notizie. Nel 1995 sono stati effettuati i restauri che hanno portato alla luce l’antica abside che confermerebbe la datazione dell’edificio ad un periodo compreso fra i secoli IX e X.
La tradizione popolare locale racconta che Sant’Egidio sia vissuto qualche tempo nell’eremo alimentandosi del latte di una cerva. All’interno della chiesetta c’è la statua del santo eremita.
Suor Margherita ha quindi parlato dei rapporti che vorrebbe instaurare con i bojanesi che, come è noto, sono particolarmente affezionati a quel luogo sacro. «Ho detto che la vita dell’eremita è fatta di preghiera, silenzio, ascolto e accoglienza – ha spiegato la suora -, tutto si racchiude in queste poche parole, questo è il rapporto che voglio avere con i bojanesi e con la gente fuori del paese che verrà in questo incantevole posto. È chiaro che io mi soffermerò soprattutto a pregare, ma non disdegnerò certamente di incontrare le persone che verranno. Con il vescovo faremo una sorta di progetto, soprattutto per stabilire le celebrazioni religiose da tenersi a Sant’Egidio, sicuramente ci sarà una messa il giovedì, giornata eucaristica, e un’altra la domenica, perché l’eremita, soprattutto, ha l’adorazione eucaristica nel proprio eremo, quindi avrò l’eucarestia permanente».
La presenza stabile di suor Margherita all’eremo di Sant’Egidio sarà senza dubbio importante perché la religiosa oltre alla continua adorazione e lode a Dio, si prenderà particolarmente cura della struttura facendola vivere con il calore umano. I bojanesi, inoltre, sapendo che nel luogo vive una monaca eremita e che ci saranno funzioni religiose settimanalmente saranno anche invogliati a frequentarlo più assiduamente.
Il parroco dei Santi Erasmo e Martino, don Giovanni De Vito ha accolto con grande entusiasmo l’arrivo di questa sorella eremita del terzo millennio. Domenica scorsa, infatti, l’ha presentata ai fedeli durante le sante messe delle ore 10 e 11.30. «La Provvidenza di Dio è un grande dono – ha detto il parroco -, perché in questo tempo in cui abbiamo paura di stare da soli, di avere il sospetto degli uni con gli altri, e di avere la paura del silenzio, quella di suor Margherita è una scelta che ci deve far riflettere. Come dicevo è un grande dono di Dio perché ognuno ha la possibilità di sapere che più in alto di noi c’è qualcuno che può diventare con la sua parola una luce, una guida che con la sua presenza può darci sollievo, e vivere l’esperienza ancora una volta di un Dio che dice la mia vita, come dice la vita di tutti, sono io che parlo con te». Suor Margherita dal 5 aprile dunque vivrà il resto della sua vita in solitudine in una modesta e silenziosa abitazione accanto alla chiesetta, senza alcuna comodità, chiudendo i ponti con il ritmo frenetico di un mondo globalizzato, di un’epoca in cui l’uomo è sempre più dipendente della tecnologia moderna, soprattutto dello smartphone con le sue molteplici connessioni web. Non sarà certamente facile per l’umile discepola della Congregazione suore delle poverelle, ma con la sua determinazione, la profonda fede che l’accompagna e con la preghiera riuscirà certamente a vivere serenamente più vicina alla parola di Dio. Enzo Colozza

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