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Assunzioni sospette, la Corte dei conti vuole vederci chiaro

Assunzioni sospette, la Corte dei conti vuole vederci chiaro

BOJANO. Ipotesi di danno erariale al Comune di Bojano: 174mila euro è l’importo complessivo che la Corte dei conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Molise ha notificato con avviso, nei giorni scorsi, a circa una dozzina di persone, tra attuali inquilini di Palazzo San Francesco (che facevano parte della vecchia maggioranza guidata da Silvestri) ed ex amministratori (non rieletti), nonché attuali ed ex dipendenti dell’Ente stesso.
È uno dei tanti fascicoli aperti presso l’Organo contabile a seguito delle denunce nei confronti del precedente governo cittadino prodotte dalle opposizioni dell’epoca su fatti amministrativi di dubbia legittimità.
Il provvedimento ultimo arriva a termine dell’istruttoria sulla base di elementi acquisti dalla Guardia di Finanza, con il quale il procuratore contabile ha informato appunto i destinatari circa l’esistenza di circostanze che avrebbero determinato una ipotesi di danno alle casse municipali di viale dei Pentri.
Questo filone riguarderebbe le assunzioni a tempo determinato dell’ex segretario comunale Alfonso La Banca e del figlio Giovanni che, come si ricorderà, subentrò al padre dimissionario con un bando di selezione attivato dall’amministrazione Silvestri nell’autunno 2015.
La Banca padre era stato segretario generale del Comune di Bojano dal 2006 fino alla fine del 2011, venendo poi collocato a riposo anticipato per raggiunti limiti di servizio. Uscito dal portone di Palazzo San Francesco, Alfonso La Banca rientrò dalla finestra per continuare a svolgere l’attività presso l’ente di viale dei Pentri con un incarico a tempo determinato di dirigente del Primo settore nonché con funzioni di vicesegretario, nomina part-time a 24 ore settimanali, conferitagli, direttamente senza alcun bando selettivo, la prima volta con deliberazione di giunta comunale n. 213 adottata nella seduta del 30 dicembre 2011. L’incarico esterno a La Banca, perfezionato ogni volta con decreto sindacale, durava dall’inizio di gennaio fino al 31 dicembre, per poi essere rinnovato di anno in anno, questo fino all’autunno 2015, quando ha rassegnato le dimissioni.
A subentrargli il figlio Giovanni, assunto a seguito di un bando selettivo che fu giudicato, dagli stessi partecipanti, una vera e propria presa in giro, in quanto i curricula e il colloquio su aspetti inerenti la pubblica amministrazione, che dovevano essere il metro di valutazione per la scelta della persona più idonea a ricoprire il citato incarico, furono completamente ignorati dalla commissione esaminatrice composta dal sindaco presidente, dal segretario generale e dal responsabile del Secondo settore.
Il rapporto di lavoro di La Banca figlio è durato fino al termine dell’amministrazione Silvestri, cioè fino ai primi di giugno 2016. Il trattamento giuridico ed economico previsto è stato quello della categoria D6 del Ccnl rapportato alle ore lavorative svolte.
Non solo la Corte dei conti del Molise, ma anche l’ispettore ministeriale (Mef) ha ritenuto nella sua lunga relazione, tra le tante irregolarità riscontrate nella gestione dell’amministrazione Silvestri, illegittima l’assunzione di Alfonso La Banca in quanto era stato violato l’articolo 25 della legge 724 del 23 dicembre 1994 con il quale il legislatore aveva inteso precludere l’affidamento di incarichi di “consulenza, collaborazione, studio e ricerca” ai dipendenti che cessano volontariamente dal servizio pur non avendo il requisito previsto per il pensionamento di vecchiaia, ma che tuttavia dispongono dei requisiti contributivi per l’ottenimento della pensionata anticipata di anzianità. La volontà di limitare ulteriormente il conferimento di incarichi di “studio e di consulenza” ad ex dipendenti collocati in quiescenza è stata sancita poi anche da altre disposizioni di legge emanate dal governo proprio durante lo svolgimento dell’incarico da parte dell’ex segretario generale.
L’amministrazione Silvestri sembra quindi aver voluto disattendere le normative vigenti, facendo delle palesi forzature, per le quali la Corte dei conti adesso la chiama a redde rationem.
Per completezza d’informazione giova qui ribadire che lo stesso organo contabile nei mesi scorsi si è pronunciato sui contratti di collaborazione coordinata e continuata, i cosiddetti Co.co.co, che le giunte municipali in carica tra il 2008 e il 2012 avevano attivato fuori dalle normali procedure di legge a favore di una mezza dozzina di professionisti che hanno lavorato a Palazzo San Francesco.
Il danno erariale contestato inizialmente dal pubblico ministero si aggirava intorno ai 150mila euro, alla fine il Collegio dei giudici, applicando il potere riduttivo oltre al fatto che alcune delibere si sono ormai prescritte, ha riconosciuto in sentenza (n. 53/2016) solo un danno complessivo alle casse comunali di circa 50mila euro da dividere tra dieci persone, tra sindaco (Silvestri) e assessori dell’epoca (Policella e compagni), oltre all’ex segretario comunale in servizio in quel periodo (Alfonso La Banca). Sono in pratica quasi tutte le persone coinvolte anche in quest’ultimo procedimento delle assunzioni dei La Banca.
A questa comunicazione farà seguito fra non molto l’invito agli interessati a formulare le proprie deduzioni, cioè gli amministratori finiti sotto la lente di ingrandimento dovranno dare giustificazioni valide per dare al collegio dei giudici gli elementi utili per verificare se effettivamente hanno agito secondo legge. E.C.

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