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Al via l’era Amadori. I sindacati incalzano: «Primo step, accelerare»

Al via l’era Amadori. I sindacati incalzano: «Primo step, accelerare»

Comincia ufficialmente a Bojano l’era Amadori. Con la firma dei decreti di trasferimento dei beni della filiera avicola, il gruppo romagnolo ne è diventato proprietario. Non ci sono più ostacoli formali al rilancio del comparto che il colosso di Cesena ha dichiarato di voler realizzare con un investimento complessivo di 38 milioni.
Nell’accordo siglato al Mise il 28 febbraio gli impegni delle parti: per Regione e Ministero quello di sostenere il progetto di Amadori con un contributo pubblico del 40%, la Regione poi è impegnata anche sul fronte delle politiche attive (per gli esuberi e per la riqualificazione degli addetti che l’azienda prevede di riassumere, circa 170 a regime).
«Con l’aggiudicazione definitiva – commenta il segretario organizzativo della Cgil Molise Franco Spina – si parte. Ora bisogna però accelerare, sia da parte dell’azienda con l’avvio dei lavori a partire dall’incubatoio, sia da parte della Regione sul fronte degli ammortizzatori sociali e, più in generale sull’area di crisi. Anzi, sarebbe opportuno che il partenariato avesse a disposizione il piano di riqualificazione industriale». Un tema, questo, affrontato dalle organizzazioni sindacali in relazione a tutte le 14 aree di crisi riconosciute in Italia. Senza un altro anno di Cigs e poi due di Naspi alla Gam, ma la situazione – spiega Spina – è comune agli altri territori e agli altri piani di investimento, «rischiamo che quando riprenderà l’attività avremo per strada i lavoratori».
L’assegnazione definitiva è «uno dei pilastri» dell’accordo con Amadori, sottolinea il segretario aggiunto della Cisl Abruzzo-Molise Giovanni Notaro. «Adesso l’azienda ha la proprietà. Per un periodo di tempo avremo solo l’avvio o la definizione di atti. La speranza è che ci sia il rilancio in quella zona e possibilità occupazionali per più persone possibile».
Tecla Boccardo definisce il vero closing con Amadori «l’inaugurazione dell’area di crisi, la prima azienda che decolla. Speriamo sia di buon augurio e che dia lavoro non precario e costituisca la ripresa per il territorio matesino».
Quanto al progetto di riconversione dell’area di crisi, Boccardo provocatoriamente afferma: «Penso di scrivere alla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” e chiedere alla Sciarelli di aiutarci a ritrovarlo».
Ai sindacati e agli amministratori dei Comuni interessati la sera prima della firma venne garantito dai vertici della Regione che, appena ufficiale, il documento sarebbe stato loro distribuito. «Di questo documento non c’è ancora alcuna traccia. Ne parla l’assessore in trasmissioni televisive (e abbiamo conferma che i tempi di partenza dell’intera operazione sono ancora lunghi e si dovrà attendere l’autunno perché gli interventi a favore delle aziende intenzionate ad investire possano prendere forma), se ne dibatte – elenca Boccardo – nelle riunioni del partito impegnato nelle primarie o negli incontri delle altre forze politiche, magari il presidente se ne può vantare quando incontra gli industriali la sera a cena, ma a noi questo non basta. La Uil vuole leggere nero su bianco il progetto, capirne le scelte, valutare i contenuti, esprimersi nel merito in modo consapevole e concreto».
Le parti sociali, prosegue, non possono essere contattate a cose fatte. La segretaria della Uil, infine, chiede la convocazione urgente di un tavolo di confronto e di seguire passo passo la predisposizione dell’accordo di programma.

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