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Legge Minniti, «una manovra che lede i diritti e le libertà dei cittadini»

Legge Minniti, «una  manovra che lede i diritti e le libertà dei cittadini»

Tre francesi denunciati dalla Polizia di Stato a Ventimiglia per aver somministrato senza autorizzazione cibo ai migranti, contravvenendo a un’ordinanza del sindaco Pd Enrico Ioculano. Foglio di via obbligatorio per un anno con il divieto di ritornare nel Comune di Roma: il destinatario è uno studente fuorisede di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre. E’ incensurato, ma, secondo la Questura capitolina, la sua colpa è aver voluto partecipare ad uno dei cortei organizzati in occasione del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma,insieme ad alcuni ragazzi che «annoverano a loro carico precedenti penali specifici per reati contro l’ordine pubblico». Sono solo alcuni degli effetti delle misure contenute nel pacchetto Minniti in materia di sicurezza urbana.
«Una manovra che va a ledere i principi costituzionali di libertà di azione dei cittadini». Non usa mezzi temine il presidente di Antigone Molise Gian Mario Fazzini che, insieme al coordinatore dell’Osservatorio repressione Italo Di saboto e al presidente del dell’Assise comunale di Campobasso Michele Durante, ha tenuto una conferenza stampa nella sala Mancini del Municipio per esprimere la propria contrarietà al provvedimento. L’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale – di recente costituzione in regione – ha sottolineato come la legge sia «in contrasto con i più banali diritti della persona».
«Per altro – sottolinea Fazzini – non si capisce questa urgenza in materia di sicurezza urbana, visto che gli ultimi dati forniti dal ministero ci dicono che nell’ultimo anno i reati sono calati del 9%».
Tra le novità introdotte dalla legge figurano la possibilità di arresto in ‘flagranza differita’ per i reati commessi durante le manifestazioni pubbliche riprese dalle telecamere; maggiori poteri ai sindaci in materia di decoro e sicurezza urbano; ordinanze di allontanamento per l’occupazione delle strutture pubbliche e per contrastare il degrado urbano, riqualificazione urbana e mini-daspo per gli spacciatori, l’allontanamento dai locali pubblici e dagli esercizi commerciali in cui sono stati commessi gli illeciti.
Tra i provvedimenti più controversi contenuti nel decreto figura quello che riguarda l’allontanamento e la sanzione pecuniaria, fino a 300 euro, per chi dovesse violare i divieti di stazionamento, occupazione o utilizzo di infrastrutture di vario tipo. Sono inoltre previsti allontanamenti, divieti di accesso agli esercizi e ai locali pubblici, per chi è stato condannato in via definitiva e in appello per spaccio di sostanze stupefacenti e per chi esercita attività di prostituzione.
«Con questa legge – incalza Italo Di Sabato – si interviene sulla percezione delle paura del nostro paese non sui reati. La politica insegue il ventre molle del Paese sempre più colpito dalla crisi. Una manovra che colpisce i poveri, persone che hanno preso il lavoro e anche un tetto sopra la testa. Invece di intervenire sul sociale si vanno a criminalizzare tutti i soggetti marginali della società, vengono repressi in base allo loro appartenenza sociale e politica. Perché ormai il dissenso sociale e le lotte sociali sono visti come problema di ordine pubblico e per questo vanno bloccati». Poi riporta come esempio il caso di Ventimiglia, in cui «si è praticamente introdotto il reato di solidarietà» o quello del foglio di via obbligatorio per lo studente «emesso dal questore di Roma – secondo Di Sabato – solo in base al suo orientamento ideologico».
Insomma, «provvedimenti gravi – il parere dell’avvocato Vincenzo Boncristiano – che colpiscono condotta e comportamenti che non hanno alcuna rilevanza penale, e che non sono offesivi della convivenza civile. Come per esempio, la sanzione pecuniaria e allontanamento per chi staziona nei luoghi di passaggio, quindi nei confronti dei senza tetto». Il rischio che si corre, per il legale è quello di «far diventare le città dei recinti dove sono ammesse solo le persone con reddito medio alto, senza contare che ai sindaci viene attribuito un ruolo di sceriffi. Dal punto di vista giuridico l’Italia con questo provvedimento fa un grosso passo indietro, non ci sono leggi simili in altri paesi civili».
Ma anche in materia di immigrazione la legge Minniti introduce numerose novità, alcune controverse.
Si prevede, infatti, un solo grado di giudizio di merito (presso le sezioni specializzate) e quindi l’abolizione del secondo grado di giudizio nei procedimenti sul riconoscimento della protezione internazionale in caso di rigetto della richiesta (anche se resta la possibilità di ricorrere in Cassazione).
Per l’associazione Antigone così «si dà il via alla giustizia a due binari, una per gli italiani e l’altra per i migranti».
A margine della conferenza il presidente del Consiglio Miche Durante ha poi annunciato un’importante iniziativa nata dalla sinergia con l’associazione Antigone, che a breve stipulerà una convenzione con il Comune per aprire uno sportello informativo dedicato ai detenuti e alle loro famiglie all’interno dell’assessorato alle Politiche sociali di Palazzo San Giorgio. «Uno strumento – ha detto Fazzini – per dare voce ai detenuti e raccogliere eventuali istanze o carenze che lamentano all’interno del carcere. Offriremo però anche un supporto psicologico ai familiari e consulenze legali». E, a proposito di istanze, l’associazione Antigone nelle prossime settimane attiverà un tavolo con l’Asrem per discutere delle carenze sanitarie all’interno dei tre istituti penitenziari molisani.

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