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Firme false, multe salate. In quattro patteggiano ed evitano la Severino

Firme false, multe salate. In quattro patteggiano ed evitano la Severino

Si è chiusa con quattro patteggiamenti davanti al gup del Tribunale di Campobasso Roberta D’Onofrio una prima tranche dell’inchiesta sulle firme false che supportavano alcune delle candidature alle elezioni regionali del 2013.
Il verdetto, per tutti cinque mesi di reclusione convertiti in una multa da 42mila euro e pena sospesa, riguarda alcuni degli indagati: l’assessore comunale di Campobasso Salvatore Colagiovanni, il presidente del Consiglio comunale di Campobasso, Michele Durante, il sindaco di Ferrazzano Antonio Cerio e quello di Roccavivara Franco Antenucci. La procura contestava complessivamente ai quattro imputati una ventina di firme perché avevano «formato falsamente atti separati di dichiarazioni di presentazione delle liste attestando falsamente che alcuni cittadini, previamente da loro identificati, avevano sottoscritto l’atto in loro presenza».
Nel mirino della magistratura erano dunque finiti amministratori locali che avevano autenticato le firme presentate a supporto delle liste, firme che in alcuni casi si sarebbero rivelate false. La Digos infatti durante le indagini aveva sentito i sottoscrittori che non avevano riconosciuto i loro nomi e cognomi. Nel dettaglio a Durante venivano contestate quattro firme della lista ‘Democratici per il Molise’ (lista che sosteneva il candidato presidente Massimo Romano), a Colagiovanni cinque firme a sostegno della lista ‘La Destra’ (che sosteneva il candidato governatore del centrodestra Michele Iorio), a Cerio cinque firme per il ‘Guerriero sannita’ (lista che fu esclusa e non partecipò alla competizione elettorale), una firma per Sel e una firma per il Pd (liste che sostenevano l’attuale governatore Frattura), ad Antenucci cinque firme per ‘Grande Sud’ (lista che sosteneva Iorio).
«Con il patteggiamento – ha evidenziato l’avvocato Mariano Prencipe, difensore di uno degli imputati – abbiamo evitato l’applicazione della legge Severino», quella che prevede l’incandidabilità e la decadenza dalle cariche di amministratori negli enti locali per chi ha riportato condanne definitive superiori ai sei mesi.
Per altri due indagati, il primo cittadino di Mirabello Sannitico Luciano Di Biase e quello di Santa Croce di Magliano Donato D’Ambrosio, l’udienza preliminare ancora non si chiude. Al primo vengono contestate quattro firme per ‘Rialzati Molise’ (lista a supporto dell’attuale governatore di centrosinistra Paolo Frattura), al secondo cinque firme per ‘Fare Molise’ (altra lista che sosteneva Romano).
Quanto agli amministratori che ieri hanno patteggiato la pena, evitano di incappare nelle maglie della Severino. Ma, soprattutto nel caso di Durante e Colagiovanni, visti i ruoli che ricoprono nella maggioranza di governo a Palazzo San Giorgio, è assai presumibile che comunque le reazioni non tarderanno ad arrivare.

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