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Primarie per il 2018, dal basso Molise la spinta al Pd: «Vietata l’autoreferenzialità»

Primarie per il 2018, dal basso Molise la spinta al Pd: «Vietata l’autoreferenzialità»

Dibattito infuocato dopo le primarie nazionali del Pd. E in vista dell’assemblea del 27 maggio chiamata a decidere se celebrare quelle di coalizione per scegliere il candidato governatore del 2018.
Spunti interessanti emergono dall’analisi del presidente della Federazione dem del basso Molise Vincenzo Cordisco. «Ancora una volta il Pd ha dimostrato capacità di coinvolgimento, confronto e partecipazione con un milione e ottocentomila persone. Essendomi candidato a sostegno di Emiliano, visti i risultati in Molise non posso che ritenerli soddisfacenti, sia sul piano personale che della mozione stessa. Insomma, una valutazione di massima positiva per tutta la fase congressuale, seppur a tempi eccessivamente – e volutamente – stringati», in premessa il suo bilancio è positivo.
Aggiunge, però, che «si poteva fare di più! E le problematiche legate alle politiche messe in atto da Renzi, a livello nazionale e Frattura e Fanelli, a livello regionale, ci fanno affermare che si poteva fare di meglio; purtroppo, dobbiamo ammettere che questo Pd non riesce più ad essere attrattivo, non riesce a ristabilire un contatto forte con la gente, è distante mille miglia dai tanti per dedicarsi ai pochi». Nel merito, poi, rivolto ai big della maggioranza renziana afferma: «Dispiace vedere quelli che prima del 30 aprile parlavano di unità, di un partito che deve affrontare e risolvere i problemi dei cittadini, di un partito che deve ripartire dalla base (se qualcuno se ne fosse dimenticato gli vorrei ricordare che esistono i circoli), ora invece provano a sottrarsi a tutto questo.
Non entro nel merito delle vicende giudiziarie riportate dalla stampa – che pure hanno un peso notevole – non parlo di contratti ad personam, perché non mi interessano, ma credo e penso che ognuno di noi sia responsabile delle proprie azioni e prima di essere a posto con gli altri bisogna esserlo con se stessi».
Cordisco, inoltre, accende i riflettori sulle «affermazioni di chi oggi decide di non decidere. Mi riferisco al fatto che subito dopo il 30 aprile si è aperta una fase pre-elezioni regionali, dove ognuno dei probabili contendenti è pronto ad offrire la propria ricetta. Giusto, bene così, ma vorrei ricordare a chi sta cercando di evitare le primarie per l’investitura a presidente della Regione che esistono, come sono sempre esistite, due motivazioni forti che rimandano a quell’appuntamento: il Partito democratico ha nel suo statuto, nel suo dna, le primarie, strumento democratico che solo un partito forte e radicato sul territorio come il Pd può mettere in atto, legittimando al meglio chi dovrà rappresentarlo nelle sedi istituzionali; per vincere le elezioni c’è bisogno di una coalizione che porti avanti gli stessi obiettivi e lo stesso programma per il bene della regione Molise e dei molisani. È da folli pensare che si possono vincere le elezioni eliminando questo mondo. Detto questo non possiamo trovare o imporre la candidatura del prossimo presidente nel silenzio di una stanza con la partecipazione di pochi amici. Se poi consideriamo tutte le problematiche che hanno coinvolto il governo Renzi e quello Frattura in questi anni, ed andando a spulciare i dati relativi ai sondaggi, solo gli sciocchi – ancora le parole del presidente della Federazione di Termoli – possono pensare di essere ancora autoreferenziali ed autosufficienti. Le primarie devono esserci e devono essere di coalizione, senza la partecipazione di soggetti e forze politiche che nulla hanno a che vedere col centrosinistra e con noi». Evidente il riferimento alla componente patricielliana.
«Le battaglie, ma soprattutto le guerre, si vincono tra persone perbene che si confrontano, discutono e poi con l’apporto di tutti, ognuno per la propria forza e responsabilità, mettono in campo un progetto di sviluppo del proprio territorio. E tali progetti, tramutati in programma elettorale, vanno portati avanti e perseguiti, non lasciati ed abbandonati per inseguire obiettivi diversi e personali. Sembrerebbe – dice in conclusione Cordisco – che il 27 maggio prossimo si riunirà l’assemblea regionale, un’assise di fatto mai convocata in questi tre anni di gestione Fanelli, dove gli abbandoni da parte dei componenti – che non si sono più tesserati – sono stati molteplici, a conferma di un malcontento del popolo del Pd per questa gestione poco comunicativa e senza alcun confronto. Ci si augura che l’assemblea, nella sua nuova composizione dopo le dovute surroghe, possa votare a favore delle primarie per la scelta del presidente della Regione, è atto dovuto e necessario, perché, in sintesi, scappare da questi appuntamenti è indice di debolezza e la debolezza non porta bene».

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