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Due collegi per la Camera, unico per il Senato: il Molise al tempo dell’Italianellum. Trivento e Bojano votano con Isernia

Due collegi per la Camera, unico per il Senato: il Molise al tempo dell’Italianellum. Trivento e Bojano votano con Isernia

Molise diviso in due collegi per la Camera (con le zone di Bojano e Trivento che votano insieme alla provincia di Isernia). Uno solo, invece, quello per il Senato. La Costituzione garantisce l’elezione di due inquilini di Palazzo Madama alla XX Regione d’Italia. Saranno, allo stato attuale, i capilista bloccati dei primi due partiti.
Prende forma il sistema tedesco all’italiana. Nel maxiemendamento del relatore, il dem Emanuele Fiano, la nuova legge elettorale. Del modello di Berlino ha l’impianto proporzionale (riparto proporzionale su base nazionale col metodo del quoziente, al Senato ripartizione dei seggi su base regionale) e la soglia di sbarramento al 5%, oltre ai collegi uninominali: ma mentre in Germania questi ultimi sono maggioritari (il candidato più votato è eletto), in quello italiano essi hanno una distribuzione proporzionale.
L’Italia (escluso il Trentino Alto Adige in cui continuerà ad essere utilizzato il Mattarellum) viene divisa in 303 collegi e in 26 circoscrizioni che coincidono con le Regioni, tranne le più popolose che ne avranno più di una (Piemonte, Veneto, Lazio, Campania, Sicilia e Lombardia).
Dei deputati, 303 saranno eletti con il proporzionale e altrettanti col maggioritario (altri 24 fra estero, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige). In Senato, 151 col proporzionale e 150 col maggioritario (14 fra estero, Valle d’Aosta e Trentino).
Una sola la scheda che sarà consegnata all’elettore per ciascuna Camera. Sulla stessa scheda i candidati nel collegio uninominale e quelli della lista proporzionale collegata ad ognuno di essi. Non sarà possibile il voto incrociato.
«Ogni lista circoscrizionale è formata da un numero di candidati non superiore ad un terzo, con arrotondamento all’unità superiore, del numero di seggi spettanti, per ciascuna circoscrizione, alle liste circoscrizionali; in ogni caso, il numero dei candidati di ciascuna lista circoscrizionale – si legge nell’emendamento Fiano – non può essere inferiore a due e superiore a sei, ad eccezione del Molise in cui è presentato un candidato per ciascuna lista». Le proposte di modifica di Fiano alla legge elettorale che era in discussione in Commissione Affari costituzionali sono due: la prima, che introduce il sistemo tedesco, indica 26 circoscrizioni; la seconda indica i collegi uninominali, in caso di scioglimento delle Camere anticipato si fa riferimento a quelli validi con il Mattarellum.
C’è la quota di genere: a pena di inammissibilità «nel complesso delle candidature presentate da ogni lista nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60%, con arrotondamento all’unità più prossima». Un candidato nel maggioritario, inoltre, può essere presentato in un solo collegio, ma il suo nome può essere inserito anche in un listino proporzionale, fino a un massimo di tre.
Il meccanismo di distribuzione dei seggi è un po’ complicato. Intanto, chi a livello nazionale resta sotto il 5% non elegge rappresentanti in Parlamento. Detto questo, innanzitutto si calcolano i voti della lista di partito a livello nazionale per stabilire quanti seggi gli spettano. Poi questi si ripartiscono in ognuna delle 26 circoscrizioni. Arrivati a questa fase, per ogni partito e per ogni circoscrizione si fa una classifica: prima il capolista dei listini bloccati, poi i candidati che hanno vinto nei collegi uninominali secondo la percentuale di voti ottenuta, poi si prendono in considerazione gli altri candidati dei listini. Infine, i candidati perdenti nei collegi.
Nell’Aula di Montecitorio il testo approderà per l’avvio dell’esame il 6 giugno.
«L’importante è avere una legge elettorale che conduca al voto con un sistema omogeneo per le due Camere e che eviti di inciampare in vizi di incostituzionalità. È chiaro che noi – commenta la segretaria regionale del Pd Micaela Fanelli – avevamo puntato su un sistema che garantisse rappresentatività e governabilità. In questo momento dobbiamo pensare ad avere il meglio possibile e non l’ottimo, condividendolo con gli altri partiti. E mi sembra sia quel che è stato fatto». Fanelli la preoccupazione per la governabilità ce l’ha. «Auspico che il Pd ci possa ambire e che sia il perno di una coalizione il più possibile omogenea di centrosinistra». r.i.

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