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Due collegi, via il disgiunto. La riforma elettorale a ‘5 Stelle’

Due collegi, via il disgiunto. La riforma elettorale a ‘5 Stelle’

Due circoscrizioni, sei rappresentanti per la provincia di Isernia, dieci per quella di Campobasso.
Altri quattro seggi – come premio di maggioranza – al candidato presidente che vince le elezioni, da individuare tra chi ha partecipato alla competizione e ha preso i voti «per avere il 60% dei seggi in Consiglio regionale», le parole del portavoce del M5S Antonio Federico nel corso della conferenza stampa convocata ieri mattina per presentare le linee guida della proposta di legge elettorale realizzata e condivisa sulla piattaforma Rousseau «ascoltando la base, gli iscritti che hanno proposto gli emendamenti che ci hanno permesso di arrivare al testo attuale».
Dunque via il listino, via i nominati. E ancora: un no secco al voto disgiunto «che – aggiunge il possibile candidato presidente del movimento – è una dissociazione mentale perché non si può scegliere un presidente e il suo programma e poi votare anche per un consigliere che sostiene un progetto politico che è agli antipodi».
Lo sbarramento di coalizione al 10% e di lista al 5% con il metodo D’Hondt (criterio matematico per l’attribuzione dei seggi nei sistemi che utilizzano il proporzionale elaborato dallo studioso belga, Victor D’Hondt) eviterà la frammentazione «che genera – spiega Federico – solo partiti ad personam, l’aumento delle clientele e dei costi per l’indennità e la segreteria». Altre due novità: il testo limita il numero di mandati del presidente della giunta a due ed elimina il diritto al seggio assegnato al candidato presidente secondo classificato.
Federico è sicuro che la proposta di legge presentata ieri mattina all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale «consentirà a chi vincerà di governare e di contro spazzerà via i partiti monocellulari».
Proposta di legge che si contrappone a quella partorita dal Partito Democratico con la quale ha però in comune l’opposizione secca e decisa al voto disgiunto. Federico apre al dialogo: «Abbiamo sempre votato nel merito le proposte senza guardare chi le ha proposte». Ma sulla scorta di quanto accaduto in ambito nazionale parla di «genesi diversa della scelta, al Pd conviene perché così pensa di vincere le elezioni, mentre la nostra è in favore dei cittadini perché pensiamo che eliminando il disgiunto venga tutelata la democrazia».
L’ultimo passaggio è sulla parità di genere che «viene garantita da una legge nazionale sia per la rappresentanza in giunta che in Consiglio, tuttavia – rimarca l’esponente del M5S – la nostra proposta prevede la presenza delle donne pari a un terzo della lista». pie. bor.

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