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‘La Buona scuola’ taglia le cattedre al Sud, interpellanza di Leva alla ministra Fedeli

'La Buona scuola' taglia le cattedre al Sud, interpellanza di Leva alla ministra Fedeli

Entrata in vigore la riforma della scuola, il taglio delle cattedre ha colpito soprattutto le regioni meridionali. Su questo tema, affrontato in Molise da diversi esponenti del Pd (Michele Di Giglio, il capogruppo dem in Consiglio regionale Massimiliano Scarabeo), ha presentato un’interpellanza il deputato di Mdp Danilo Leva.
Il taglio «colpisce le regioni più fragili – sottolinea Leva – a fronte di un piano di assunzioni straordinarie che ha portato circa 30mila docenti ad entrare in ruolo anche a centinaia di chilometri da casa. 1200 cattedre tagliate in Molise, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia con effetti devastanti sul tempo pieno tagliato in media per il 68% delle classi e sul sostegno che ormai non è più garantito nelle scuole primarie (si potrebbe arrivare a perdere 30mila cattedre di sostegno in tutto il Sud). Le diseguaglianze al Sud crescono insieme alla grave crisi economica che le ha colpite. La riforma rischia di determinare anche un’ ulteriore perdita di risorse intellettuali necessarie alla scuola di queste regioni, con conseguenze pesanti per il diritto allo studio costituzionalmente garantito. Per questo – spiega il parlamentare – chiedo al ministro di chiarire se non ritenga necessario un ripensamento concreto rispetto ai tagli agli organici evidenziati che riporti la situazione a quella rintracciabile nell’anno scolastico appena concluso e se non sia necessario pensare a una riforma strutturale che porti al Sud, soprattutto nei quartieri difficili, il tempo pieno a scuola. Chiedo inoltre, almeno in via provvisoria, di considerare per il prossimo anno che le assegnazioni provvisorie vadano garantite a chi non sarà rientrato nella propria provincia di residenza attraverso la mobilità. Infine chiedo di trasformare la maggior parte dei posti in deroga sul sostegno autorizzati in posti di diritto. La scuola al Sud – conclude Leva – non può diventare un’emergenza democratica».

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