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Campobasso: Urbanistica maledetta, l’assessorato che non porta bene

A voler essere superstiziosi, si potrebbe affermare che sul Settore urbanistico del Comune di Campobasso incomba una maledizione che ne compromette l’efficienza e colpisce ineluttabilmente gli assessori comunali che si avvicendano alla sua guida.
Abbiamo dati storici ed inoppugnabili a sostegno di tale tesi. La sfiga ha inizio con Emilio Natarelli, responsabile dell’Urbanistica e vicesindaco nel secondo mandato Massa, che nel 2004 non viene eletto in prima battuta.

Prosegue con Antonio D’Uva, primo eletto nel 2004 con 582 preferenze, anche lui vicesindaco sotto la sindacatura Di Fabio: non termina il mandato, in quanto dimissionario, cambia casacca e alle comunali del 2009 subisce una sonora batosta. Con Di Bartolomeo sindaco, la situazione non muta granché.

Mariagrazia De Vincenzo cade nel 2013 per far posto a Nicola Gesualdo: entrambi non si ricandidano più.
E veniamo a Bibiana Chierchia, la simpaticissima “BC X CB”. Forte di 497 preferenze, prima assoluta, finisce all’Urbanistica, anche lei con la delega di vicesindaca. Baldanza ed entusiasmo, connotati tipicamente renziani, segnano i primi passi dellap come amministratrice, che coerentemente si mette in aspettativa senza assegni per mandato elettorale, percependo la sola indennità di amministratore. Colta, estroversa, gioviale, gentile, dalle grandi doti umane, cerca di entrare in sintonia con il personale del Settore nei confronti del quale – raccontano le cronache rosa di Palazzo San Giorgio – è prodiga di cioccolatini e pasticcini. Poi, mano a mano, allo slancio della neofita subentra la consapevolezza di essere stata buttata in una fossa dei leoni. Torna a scuola e indirizza la sua verve in altri campi. È una straordinaria interprete della “Quaresima” nella “Maschera dei dodici Mesi”, sostituisce spesso il sindaco in attività di rappresentanza istituzionale, attività che le riesce molto bene anche se qualche volta, a causa della sua onestà intellettuale e dell’inesperienza politica, scivola sulla classica buccia di banana. Come quando, in occasione della venuta della ministra Boschi a Campobasso per sostenere il sì al referendum, fa gli onori di casa e, riferendosi agli intervenuti, ringrazia anche «coloro che vi hanno mandato», lasciando intendere che i presenti nella sala siano classiche “truppe cammellate” chiamate a raccolta dai rispettivi maggiorenti politici. Ci mette una toppa l’arguta Maria Elena, sottolineando che la vicesindaca intende riferirsi alle mogli e ai mariti che hanno lasciati liberi di domenica i rispettivi coniugi. Tornando alla sfiga, che abbiamo esaurientemente motivato, la Chierchia farebbe bene a fare i debiti scongiuri.
Anatema a parte, l’assessorato all’Urbanistica è un monolito fatto di cose che non vanno per il verso giusto, difficile da scalfire, su cui impatta e si fa male chiunque cerchi di intervenirvi con politiche innovative. Non è un caso se la città capoluogo abbia un Piano Generale Regolatore che risale agli anni Settanta e si vada avanti a colpi di Piano Casa e di evanescenti Accordi di programma che rimangono solo sulla carta; non è una caso se la zona agricola sia stata oggetto di una crescita incontrollata di manufatti, anche lussuosi, progettati come case agricole, e non è un caso ancora se, nella stessa zona, qualche palazzinaro furbetto abbia realizzato – e continui ancora a farlo – villette a schiera, mascherando vere e proprie lottizzazioni con la complicità di una normativa compiacente, quel famigerato articolo 24 del Regolamento edilizio in base al quale è possibile edificare in zona agricola due o più abitazioni. Articolo che si potrebbe rivedere con appena due sedute, una di Commissione, l’altra di Consiglio, ove vi fosse la volontà politica di farlo. Ma, evidentemente, non c’è.
Continuando la nostra disamina, giova ricordare che è ancora possibile realizzare soffitte che vengono poi vendute come mansarde, accorpare terreni agricoli per raggiungere la superficie necessaria alla edificazione, manca un Piano degli arredi urbani che disciplini, ad esempio, lo stile architettonico delle strutture amovibili, non esiste un Piano delle zone commerciali in forza del quale razionalizzare la localizzazione di centri commerciali, supermercati e discount, che ora potrebbero essere costruiti, in teoria, l’uno accanto all’altro.
Una situazione di caos cronico che si trascina di amministrazione in amministrazione, su cui nessuno riesce o non vuole intervenire. Gli ultimi Piani di zona, quelli di San Giovanni e Vazzieri, sono databili agli anni Sessanta-Settanta. Sono cinquant’anni che la nostra città conosce solo la crescita incontrollata di intere aree non urbanizzate che sono diventate veri e propri quartieri con tutti i problemi che ne conseguono sul piano della infrastrutturazione primaria: carenza di strade, marciapiedi, parcheggi, reti idriche, fognarie e del gas, pubblica illuminazione.
A Battista ed alla Chierchia andrebbe chiesto quale idea abbiano per la pianificazione della città nei prossimi anni e se non l’hanno andrebbe loro consigliato di far ricorso al cosiddetto apprendimento imitativo e di farsi una camminata in città come Perugia, Salerno, o altre, dove problemi urbanistici simili ai nostri sono stati brillantemente risolti.
Invero, poteri forti e condizionanti, veti trasversali e convergenti sull’interesse da tutelare, non quello pubblico ovviamente, condizionano, ormai da diversi lustri, le politiche del territorio del Comune capoluogo e chiunque tenti di opporvisi viene messo politicamente nelle condizioni di non operare. Passano i sindaci, gli assessori, i dirigenti, si avvicendano Consigli comunali di diverso colore in un caleidoscopio gattopardesco dove tutto cambia perché tutto resti come prima.
Un’ultima notazione. Il personale tecnico dell’Urbanistica, vero e proprio guardiano del monolito, nella stragrande maggioranza dei casi, è abbarbicato lì da decenni. Ad esso, tranne per qualche sporadico caso, non è stato mai applicato il criterio della rotazione.
Antonio Iacobucci , oltre ad essere un bravo top manager, è colui che ha la memoria storica del Comune di Campobasso per essere stato assessore al Bilancio, per cinque anni nella prima sindacatura Massa, direttore generale con ampi poteri nei successivi dieci anni, prima con Massa e poi con Di Fabio. Dopo essere stato messo in panchina da Di Bartolomeo nel 2009, è stato ripescato da Battista nel 2014. Dunque, conosce bene la situazione e forse sarebbe il caso che facesse un pensierino sulla rotazione. D’altro canto, parafrasando il titolo della storica trasmissione Rai, non è mai troppo tardi. Alfredo Germonti

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