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La Gam ha chiuso il conto coi lavoratori. Ma il futuro resta grigio

La Gam ha chiuso il conto coi lavoratori. Ma il futuro resta grigio

I 280 lavoratori della Gam, operai e impiegati, non hanno più nulla a pretendere, dal punto di vista economico, dalla loro (ormai quasi ex) azienda. Con la seconda tranche consegnata in questi giorni, le maestranze hanno ottenuto il saldo dell’arretrato. In autunno il liquidatore Ernesto D’Elisa punta a chiudere il conto anche con gli allevatori.
Una buona notizia. Gli assegni, poi, arrivano a poche settimane dal mese di agosto quando tutti in Italia si fermano almeno per qualche giorno. Difficile che però quei soldi saranno spesi per andare in vacanza, almeno dai più. Quattro anni di cassa integrazione pesano, anche sul morale. Quattro anni agli sgoccioli, con la prospettiva verosimile di altri 12 mesi di sostegno con la cassa straordinaria. Verosimile ma non ancora reale. E poi ancora tempi lunghi. Sono questi a preoccupare i lavoratori e i loro rappresentanti.
Giancarlo D’Ilio, rsu della Cisl, ribadisce infatti la paura per il futuro. Chiuso il pregresso, ora quello che ‘pretendono’ è la ricollocazione, di tornare al lavoro. E il famoso rilancio. Passata sotto le insegne di Amadori (per i beni che ha acquistato dalla procedura di vendita delle procedure Gam, Logint e Agria), per la filiera avicola la stessa azienda di Cesena prevede una tempistica differenziata: otto mesi per riaprire l’incubatoio, intanto, ma a partire dall’avvio dei lavori di ristrutturazione che a cinque mesi dalla firma dell’accordo al ministero dello Sviluppo ancora non partono. La contribuzione pubblica in questo caso arriverà dal Psr, attraverso il bando scaduto il 14 luglio. A cui Agricola Vicentina ha partecipato, di altre domande per il settore non si ha ancora notizia.
«Certo che il saldo di quanto ci spettava ci rincuora. Ma non può bastare questo. In via immediata c’è da definire la questione della cassa – riepiloga D’Ilio – che sta per scadere. C’è l’impegno del governo, c’è bisogno però di un provvedimento. E poi, a parte l’incubatoio, i tempi per il macello sono estremamente preoccupanti. Sulla carta tre anni, come un annetto per l’incubatoio. E l’impressione in tutti e due i casi è che possano allungarsi oltre. È chiaro che così in tanti non rientreranno nel ciclo produttivo». Quindi no, dal punto di vista della ripresa, «non è stato risolto ancora nulla».
Con questo secondo piano di riparto, dopo il pagamento dei beni da parte di Amadori, il liquidatore giudiziale D’Elisa ha distribuito oltre un milione di euro. Ai lavoratori ha saldato i salari non incassati per via della crisi aziendale. Pagato – spiega l’agenzia Ansa – anche il creditore ipotecario per 500mila euro. Si tratta di una banca. Presumibilmente in autunno, quando la Regione Molise pagherà il secondo rateo, il liquidatore procederà con un ulteriore riparto nel quale saranno pagati anche i numerosi allevatori inseriti nel passivo concordatario. «Prima di Natale scorso avevamo consegnato, con il primo riparto, assegni per un importo poco superiore al milione. Ora l’obiettivo – dichiara all’Ansa D’Elisa – era concludere i pagamenti prima delle ferie estive ed è quello che abbiamo fatto». r.i.

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