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Sanità, Neuromed rompe il silenzio: danneggiati dal piano e non privilegiati

Sanità, Neuromed rompe il silenzio: danneggiati dal piano e non privilegiati

Una presa di posizione netta. Pesante perché appartiene a chi tendenzialmente resta in silenzio. Come un colpo a mano larga sul tavolo, ben assestato. Non c’è dubbio: farà discutere non poco.
Il Neuromed non ci sta a passare per struttura sanitaria privilegiata perché di proprietà della famiglia dell’eurodeputato Aldo Patriciello, alleato fin qui fra i più leali del governatore Pd Paolo Frattura (e scomodo perché il rinnovamento ai vertici della Regione lo ha benedetto e accompagnato da Forza Italia).
Dall’Ulivo 2.0 di Ruta e Leva ad ambienti di centrodestra e civici: sul Neuromed si appuntano critiche feroci da mesi. «Attacchi gratuiti sull’attività del nostro Istituto», così le leggono a Pozzilli. Annunciano che contro il famigerato articolo 34 bis della ‘manovrina’ (che approva il piano operativo del commissario come legge nazionale) proporranno ricorso alla Corte Costituzionale. E dicono basta a speculazioni e «informazioni distorte e poco rispettose del lavoro di chi crede in una sanità di qualità».
«La salute e l’impegno verso cure e terapie di qualità sono stati messi alla berlina all’interno di un dibattito che segue la logica della mera strumentalizzazione politico-istituzionale – va quindi al contrattacco l’Irccs -. Crediamo che ora sia arrivato il momento di cambiare il passo di questo dibattito. Basta con le speculazioni elettorali attuate da taluni esponenti politici – magari interessati ad una futura candidatura – solo per tentare di carpire con l’inganno il consenso degli elettori».
E mentre sottolinea che i molisani hanno bisogno di servizi sanitari di qualità e non di chiacchiere a scopo personale, il Neuromed si tira fuori dalla contesa dichiarando di non essere «un soggetto politico ma una istituzione che lavora solo per assicurare i massimi livelli di qualità nelle cure delle maggiori patologie neurodegenerative, per offrire servizi di eccellenza e che attrae circa il 90% di pazienti fuori regione».
Non solo non si sente privilegiato ma l’Irccs, affermano i suoi vertici, è stato «fortemente danneggiato dal Programma operativo straordinario 2015-2018, emanato nel settembre 2016 e diventato legge nel giugno 2017. L’Istituto, come altri Centri molisani, ha infatti promosso ricorso al Tar per vedersi riconosciuti i legittimi interessi, ottenendone l’ordinanza 167/2016 e sta ora predisponendo l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale».
A Pozzilli vanno oltre, fino a definire il piano «redatto senza una preventiva analisi del fabbisogno del territorio, dato acclarato dal fatto che le numerose strutture che lo hanno impugnato hanno poi ottenuto la sospensiva da parte del Tar degli effetti dello stesso» e a notare che oggi quello stesso piano «diventa oggetto di una strumentalizzazione politica anch’essa miope e basata solo sui personalismi di chi vuole consensi senza pensare alle reali esigenze del cittadino».
Ne ha per tutti il centro di eccellenza per la neurochirurgia, talmente attrattivo da aver attirato le ire del governatore della Campania De Luca per l’esodo biblico – così lo definì – di pazienti campani verso Pozzilli. Attrattivo ma consapevole di quanto la mobilità passiva sia ancora un vulnus per la sanità molisana. Tanto che la nota conclude con l’auspicio che «tutti i molisani possano trovare le migliori cure nella nostra regione anziché andare a curarsi fuori, con costo sociale e oneri a carico del bilancio regionale».

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