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Stop Ceta, la giunta di Palazzo Vitale si unisce al fronte del no

Stop Ceta, la giunta di Palazzo Vitale si unisce al fronte del no

La giunta regionale del Molise condivide l’iniziativa di Coldiretti «per un commercio libero e giusto e per un’Europa libera dal Ceta» e ha deciso di mettere in campo iniziative «per sollecitare il Parlamento ed il Governo ad impedire l’entrata in vigore nel nostro Paese del Trattato Ceta, arrestando il processo di ratifica dell’accordo in Italia e adottando ogni iniziativa necessaria ad ostacolare l’applicazione del Trattato anche in via provvisoria».
La delibera, di adesione al fronte di dissenso alla ratifica dell’accordo di libero scambio fra l’Ue e il Canada, è del 21 luglio scorso.
Dal punto di vista commerciale, all’entrata in vigore dell’intesa è previsto l’annullamento di circa il 98% di tutte le tariffe dell’Unione europea. Parallelamente, però, ci sarà la graduale eliminazione delle regole che, nei diversi settori della sanità pubblica, della sicurezza degli alimenti, della protezione dei consumatori e dell’ambiente, possono essere ritenute di ostacolo alla libertà del commercio. Il che, evidenzia il provvedimento di Palazzo Vitale nella relazione presentata all’esecutivo dal vicepresidente Vittorino Facciolla, «pregiudica in modo significativo la competitività e l’identità del sistema agricolo nazionale». I vantaggi del Ceta, inoltre, sono apparenti: l’Italia importa dal Canada 1,2 milioni di tonnellate di grano duro ed esporta in Canada circa 23.000 tonnellate di pasta soltanto, l’1,4% delle esportazioni mondiali di pasta che ammontano a oltre 1 milione e 600mila tonnellate l’anno. Senza contare che «l’abbattimento istantaneo e quasi totale dei dazi attiva, inoltre, significativi flussi di importazione competitiva sotto il profilo dei prezzi, ma con scarsi standard qualitativi e di sicurezza, a fronte della mancanza di un sistema di regole che tuteli i consumatori e che assicuri evidenza e trasparenza sull’origine delle materie prime». E ancora, «sul fronte dell’export agroalimentare, all’Italia sono riconosciute appena 41 indicazioni geografiche a fronte di 291 Dop e Igp registrate; con la conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 250 ed impatti gravissimi sul piano della perdita della qualità del nostro made in Italy». In Canada però potranno continuare a vendere “prosciutto di Parma” canadese, in coesistenza con quello Dop italiano. Il Ceta, peraltro, consente anche le “volgarizzazioni” legate ai nomi dei prodotti tipici dell’italian sounding (ad esempio, il Parmesan) e la convivenza sul mercato con le denominazioni autentiche dei nostri prodotti.
Perché entri in vigore, il Ceta deve essere ratificato da ognuno degli Stati membri dell’Ue. La Coldiretti, insieme a sindacati, associazioni e movimenti politici, sta portando avanti un’azione che ha l’obiettivo di sensibilizzare il Governo ed i parlamentari italiani chiedendo loro di non votare a favore della ratifica dell’accordo e di impedirne l’entrata in vigore in via provvisoria per salvaguardare i diritti delle imprese agricole e dei consumatori. Aveva chiesto anche il pronunciamento della Regione, arrivato con la delibera della giunta Frattura.

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