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Berlusconi animalista manda su tutte le furie i cacciatori: «Siamo pochi? Ma all’avanguardia rispetto ai politici»

Berlusconi animalista manda su tutte le furie i cacciatori: «Siamo pochi? Ma all’avanguardia rispetto ai politici»

Poco nota forse al grande pubblico, sugli organi di informazione di settore invece la polemica sta impazzando da giorni.
Il ‘danno’ l’ha fatto il Corriere della Sera. Nell’articolo di Paola Di Caro sulla remise en forme a Merano del leader di Forza Italia si raccontava della convinta svolta animalista di Berlusconi. Svolta che potrebbe eclissargli le simpatie degli allevatori – vedi la campagna ‘vegana’ di Pasqua con gli agnellini salvati dal pranzo tradizionale – e dei cacciatori. Errore da evitare per lui che sta tornando prepotentemente in campo. Ma l’ex Cav non se ne cura, della seconda categoria in particolare. Avrebbe detto: «Ormai sono pochissimi ad andare a caccia».
Le associazioni sono insorte, la stampa specializzata ne ha discusso per giorni. Arriva ora la presa di posizione di Sergio Sorrentino, presidente nazionale di Arci Caccia, “i compagni della natura”.
«Per fortuna, il mondo dei cacciatori italiani è molto più all’avanguardia rispetto ai tanti politici. È di questi giorni la notizia – ripercorre Sorrentino – che l’autodefinitosi “presidente cacciatore”, sì proprio l’onorevole Berlusconi impegnato nel relax di un programma di messa in forma, si dedica anche ad alcuni approfondimenti su animali e ambiente. Sollecitato da alcuni big di Forza Italia, preoccupati per la sua fede animalista e anticaccia che potrebbe produrre un effetto boomerang, il Cavaliere avrebbe commentato con un distinguo per le reazioni che potrebbero avere gli allevatori e i cacciatori. Almeno i secondi non lo preoccuperebbero: “…ormai sono rimasti in pochissimi ad andare a caccia…”. Per motivi elettorali quindi, saranno guai per i poveri agnellini e potranno gioire i cinghiali. Razzismo animale e mancato rispetto delle minoranze. Altro che democrazia e sistemi elettorali».
Comportamenti, li definisce, «pubblicitario-propagandistici» che secondo Arci Caccia hanno prodotto «il distacco dei cittadini dallo Stato, e molti cacciatori tra questi», tanto da formare «tutti insieme e con molte ragioni, il più grande partito italiano, quello del non voto. Gli italiani hanno più volte dimostrato – a partire dai referendum e dai reiterati tentativi, sulla caccia, l’abolizione dell’articolo 842 del codice civile – da destra e da sinistra, passando per il centro, che gli elettori sono loro e decidono liberamente senza farsi condizionare dall’imbonitore di turno».
Ma l’Arci Caccia ne ha pure per le associazioni ambientaliste, ‘istituzionalmente’ avversari. «La stampa richiama dei soldi alla Lipu per un progetto senza bando dal dicastero delle Politiche Agricole guidato dal ministro Martina. Si sono particolarmente arrabbiati gli agricoltori e la Coldiretti. C’è un Paese che ha mille problemi: la siccità mette in rilievo i ritardi, i limiti, l’assenza di politiche di gestione delle acque, gli sprechi per la tubatura vecchia e dispersiva. Priorità oggettive. I soldi alla Lipu, senza bando, si danno perché rappresenta una forza impegnata nei risanamenti idrici/idraulici? Sapevamo – attacca Sorrentino – che erano talmente esperti da sostituire l’Ispra nei Consigli di amministrazione dei Parchi, ora esperti idraulici, e domani? Le responsabilità – conclude poi – sono tutte in capo ai partiti che allontanano i cittadini derubricando i loro interessi, anche quando sono generali e a tutela del bene comune. Si preferisce ascoltare poteri e rappresentanze “forti”, talvolta nei sondaggi, che poi lasciano le urne “vuote” e l’economia debole».

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