Menù

Sangue molisano nelle vene di Matìas Vecino

Da qualche anno in Italia. Prima alla Fiorentina, poi al Cagliari e all’Empoli per tornare alla Fiorentina. Qualche giorno fa il passaggio all’Inter. Secondo gli osservatori Matìas Vecino, centrocampista classe ‘91, farà parlare di sé.
Nelle vene del 26enne Mate scorre sangue molisano. I suoi avi, infatti, partirono da Torella del Sannio per trovare fortuna in Sudamerica.
Il sindaco di Torella ha scritto a Matìas per invitarlo in paese.
«La famiglia del noto calciatore Matias Vecino – scrive il Comune di Torella – ha origini molisane, infatti i suoi avi sono partiti esattamente dal Comune di Torella del Sannio, dove vivevano, verso i Paesi dell’America Meridionale in cerca di un destino economico migliore che il nostro territorio, all’epoca, non poteva offrire. Alla luce di ciò il sindaco del Comune di Torella del Sannio, Antonio Lombardi, ha invitato, formalmente, il calciatore Matias Vecino a recarsi presso il paese di Torella del Sannio al fine di conoscere i luoghi e le tradizioni dei propri avi, risalire anche ad eventuali parentele ancora esistenti e per avere, soprattutto, memoria delle proprie origini».
«Il Comune di Torella del Sannio, la popolazione e l’amministrazione comunale – spiega il sindaco – non vedono l’ora di accogliere Matìas Vecino con tutti gli onori che merita, perché la nostra gente, di animo semplice e generoso, è orgogliosa dei risultati raggiunti dal calciatore che è tornato nella Patria di origine e nei luoghi in cui i propri avi hanno vissuto».
Per chi non fosse proprio addentro al mondo del calcio, questa la storia di Matìas.
La vita di Matías Vecino cambiò un giorno del 2011, a oltre 2mila metri sul livello del mare. In Perù Neymar e Lucas incantavano le decine di osservatori che seguivano dal posto il Sudamericano Sub 20, il torneo giovanile per nazionali più importante dell’America Latina. Ma la squadra che fece parlare di più di sé fu l’Uruguay. Vecino fu uno dei cardini di quella Celeste, fino alla sconfitta per 6-0 contro il super Brasile che costrinse lui e i suoi compagni ad accontentarsi del secondo posto nella manifestazione. Ma tre giorni prima l’Uruguay aveva sfidato l’Argentina nel Clásico del Rio de la Plata. Vecino, con un gol fantastico, regalò la vittoria alla sua nazionale, che ottenne così anche il pass olimpico per Londra 2012. Ma fece molto di più. Per lui scoppiò una guerra tra Nacional e Peñarol, le due potenze del calcio uruguagio. Il Peñarol annunciò la chiusura della trattativa, ma alla fine a comprare il giocatore fu il Nacional, che qualche tempo dopo Vecino avrebbe salutato con un gol al 90’ nell’1-0 sui Wanderers, qualche ora prima di prendere l’aereo per l’Italia. Al tempo del Sudamericano Sub 20 Vecino giocava per il Central Español. Una delle squadre di Montevideo, fondata nel barrio Palermo, motivo per cui i suoi giocatori vengono chiamati Palermitanos. Il primo “legame” calcistico di Vecino con l’Italia nacque proprio lì. E infatti il nome del quartiere, situato nella zona sud di Montevideo nei pressi della sponda uruguagia del Rio de la Plata, deriva da una bottega di immigrati siciliani che chiamarono la loro attività “Magazzino di cibo della nuova città di Palermo”. Ma come suggerisce il suo cognome, anche le origini familiari di Vecino sono proprio italiane. E infatti da ragazzino viveva a San Jacinto, a una cinquantina di chilometri da Montevideo: un pueblo, un paesino con meno di 5mila abitanti, fondato da immigrati italiani che si dedicarono alla coltivazione del grano e della vite. Come molti pueblos dell’Uruguay, San Jacinto ha le sue scuole, il suo municipio, la sua Chiesa, la sua ampia piazza e la sua cancha. Il suo campo da calcio, che però tutti chiameranno per sempre stadio. E la sua squadra, El Rojo, che fu quella in cui Matías inventò le sue prime giocate. Lo portò nel club il padre Mario, che fu giocatore anche del Liverpool di Montevideo, storica società nata in onore del Liverpool inglese, che in Italia abbiamo conosciuto quando la Lazio acquistò da quel club Emiliano Alfaro. Mario era dunque una vera autorità cittadina. La madre Doris, professoressa di inglese, fu però chiara da subito con Matías: se voleva giocare doveva studiare. E quantomeno arrivare al diploma. Matías la prese in parola e da bambino venne premiato tra gli studenti più meritevoli con il Pabellón Nacional, che altro non è che una grande bandiera dell’Uruguay. La piazzò a sventolare fuori dalla finestra della sua stanza, per vederla sempre sognando di difenderla nel mondo quando usciva nel cortile con la pelota una volta finiti i compiti. E così seguì il suo cammino, fin quando, 14enne, perse il padre: ucciso da un incidente stradale mentre andava a lavoro. San Jacinto perse il suo idolo e referente futbolistico. Quando gli intitolarono la cancha di 800 spettatori, che ancora oggi si chiama Estadio Mario Vecino, nessuno immaginava che Matías sarebbe diventato il campione che avrebbe fatto conoscere al mondo l’esistenza di San Jacinto. Ma da quel giorno del 2011 in cui segnò il gol qualificazione per Londra 2012, tutti capirono quanto grande sarebbe diventato quel ragazzo (fonte facebook.com/romanzosudamericano).
La carriera. Nel 2010 il passaggio nei professionisti, quando viene acquistato dal Central Español dove milita per una stagione tra le file delle giovanili. L’anno successivo (2011) compie il suo debutto ufficiale, esordendo il 6 marzo durante l’incontro di campionato con il Tacuarembó. Il 3 aprile realizza la sua prima rete in carriera da calciatore professionista, in occasione della partita di campionato con il Rampla Juniors. Conclude la sua prima stagione tra i professionisti con 32 partite di campionato giocate e 2 reti realizzate.
A fine campionato viene acquistato dal Nacional, dove debutta il 20 agosto durante la prima di campionato contro il Defensor Sporting. Segna la sua prima rete con la maglia del Nacional il 4 marzo 2012, durante la partita di campionato con il Cerro.
Il 24 gennaio 2013 arriva in Italia, alla Fiorentina, in attesa di poter essere tesserato ufficialmente come comunitario dalla stagione 2013-2014. Viene acquistato dalla società viola per 2,5 milioni di euro, firmando un contratto quadriennale; il 3 settembre 2013 viene escluso da Montella dalla lista dei calciatori che faranno parte dei convocabili per l’Europa League. Esordisce in maglia viola il 26 settembre nella gara di campionato Inter-Fiorentina (2-1), entrando al 78’ al posto di Alberto Aquilani.
Nella squadra toscana trova poco spazio (6 presenze) e perciò il 29 gennaio 2014 passa in prestito al Cagliari con diritto di riscatto della partecipazione fissato a 2,5 milioni di euro. Esordisce il 1º febbraio 2014 con la maglia numero 27 contro la sua ex-squadra italiana subentrando al connazionale Matías Cabrera. Segna il suo primo gol in Serie A il 2 marzo 2014 in Cagliari-Udinese (3-0). Chiude la stagione con due reti e 15 presenze anche a causa di un brutto infortunio che, da aprile, gli impedisce di tornare a giocare per molti mesi.
Il 13 agosto 2014 passa in prestito all’Empoli, dove debutta nella partita di Coppa Italia contro l’Aquila vinta 3-0. Il 4 marzo 2015 segna al 93’ la sua prima rete regalando in extremis il pareggio ai toscani. Con la maglia azzurra diventa titolare e uno degli uomini migliori del centrocampo: chiude la stagione con 36 presenze e due reti all’attivo.
Dopo due stagioni in prestito, torna in viola per la Serie A 2015-2016 e fa il suo esordio in campo alla terza giornata conquistando, anche con la maglia della Fiorentina, un posto da titolare con la disposizione tattica di Paulo Sousa. Gioca la sua prima partita di una coppa europea contro il Belenenses il 1º ottobre 2015 nella seconda giornata della fase a gironi di Europa League. Segna il suo primo gol con la squadra viola il 15 maggio 2016 nella partita di campionato Lazio-Fiorentina (2-4), dove realizza anche una doppietta. Il 17 maggio rinnova con la società toscana fino al 30 giugno 2021.
Qualche giorno fa, il 2 agosto 2017, viene ufficializzato il suo passaggio all’Inter per 24 milioni di euro.

Commenta