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Nuovo, credibile e carismatico: De Matteis disegna l’identikit del candidato di centrodestra

Nuovo, credibile e carismatico: De Matteis disegna l'identikit del candidato di centrodestra

Una pausa brevissima quest’anno per la politica molisana. Nel 2018 si tornerà al voto per le politiche e le regionali. Giusto il Ferragosto, poi candidati in pectore e dirigenti di partito torneranno al lavoro.
Banco di prova, il rientro dalle ferie, per la neo coordinatrice di Forza Italia Molise Annaelsa Tartaglione. «Una guida finalmente molisana», commenta Rosario De Matteis. Finisce l’era dei commissari, l’esautoramento della guida locale è stato uno dei motivi del suo allontanamento dagli azzurri. «A lei faccio i migliori auguri di buon lavoro. Soprattutto le auguro, come ha già dichiarato essere il suo obiettivo, di mettere insieme i pezzi del centrodestra».
Assessore regionale più volte, fra le deleghe che ha curato nell’esecutivo Iorio quella al Turismo, poi presidente della Provincia di Campobasso. De Matteis ora è esponente del movimento Idea. Da sempre moderato, in questa intervista sgombra il campo: lui a Palazzo D’Aimmo non vuole tornare. Né come governatore né come consigliere. Un mediatore par excellence, quindi. Anche se c’è chi lo vedrebbe bene come futuro parlamentare. Ma non giocherà comunque la partita per la Regione.
Presidente De Matteis, la coordinatrice di Forza Italia appena nominata ha affrontato subito il nodo di Iorio e Patriciello. Punta a riavvicinarli. È questo l’unico dilemma del centrodestra in Molise?
«Come ho già detto e ribadito più volte, non c’è solo il problema di Patriciello e Iorio. Il discorso è molto più ampio. Si tratta, a mio avviso, di riportare il centrodestra alla sua dimensione di coalizione di governo efficiente, valida e unita. E poi di ampliare il ragionamento ai movimenti civici e, perché no, ai delusi del centrosinistra. Dopo questi cinque anni, il Molise ha bisogno di un candidato forte. Mi chiedono spesso, quando faccio queste valutazioni, se ce l’ho con Iorio…».
Appunto, ce l’ha con l’ex governatore?
«Assolutamente no. Io non ho nulla contro di lui. Gli sono sempre stato vicino in questi anni. Certo, quando non condividevo una scelta o un’impostazione l’ho sempre fatto presente. Ma comunque l’ho sostenuto».
Le chiedono se ce l’ha con Iorio perché il profilo del candidato presidente che lei ha tracciato non corrisponde a lui.
«Lo ripeto: non ho nulla personalmente e politicamente contro Iorio. Ma credo sia necessario puntare su un candidato nuovo, credibile, che ridia fiducia al nostro elettorato e all’elettorato in genere. Dopo questi cinque anni, il Molise ha bisogno di difendere la sua autonomia e uscire dalle sabbie mobili in cui è finito. Io sto lavorando in questa direzione».
Vuole candidarsi in prima persona, allora?
«No. Escludo la mia candidatura a presidente e anche a consigliere. Ho passato 16 anni in Regione, poi ho fatto anche il presidente della Provincia. Ora voglio collaborare, dare il mio contributo a salvare questa nostra terra, lo ritengo un atto dovuto. Ma non riproponendomi per la Regione».
C’è secondo lei in Molise un candidato con le caratteristiche che ha descritto che potrebbe rappresentare il centrodestra anche allargato ai civici e agli scontenti?
«Insieme possiamo individuarlo. C’è qualche persona, naturalmente ora non mi chieda nomi perché sarebbe prematuro e scorretto farne. Però qualche persona conosciuta, di buon senso, carismatica penso ci sia. Mi sento per questo di dire a Iorio di riflettere e di contribuire al rilancio. Non è il momento di fare questioni egoistiche. Così pure a Patriciello mando un invito a ripensarci rispetto alla scelta che ha fatto alle regionali del 2013 appoggiando Frattura, a tornare sui suoi passi. Se torna sarà ben accetto, al di là di chi vuole ‘ripudiarlo’. Certo, però, l’ambiguità va risolta».
Lei dice che in questi cinque anni il Molise è finito nelle sabbie mobili. Perché?
«Io con Frattura ho anche cercato di dialogare da presidente della Provincia. Siamo amici, peraltro. Personalmente abbiamo buoni rapporti È stato a capo della Camera di commercio quando ero assessore. Ma non sono riuscito a dialogarci. Ho notato una certa presunzione e impreparazione, politicamente parlando. Non si è circondato di persone che sapessero consigliarlo. Ha in mano troppe deleghe, impossibile seguirle tutte. In generale, lui e il suo governo continuano a vivere di populismo. Pensi alla storia dei trasporti, dove le promesse è venuto a farle peraltro Delrio, artefice di quella scellerata riforma delle Province che io ho sempre combattuto perché riforma gli enti ma senza programmarne il futuro. Si fanno promesse ma son o senza sostanza. Del Patto per il Molise e del protocollo firmato qualche giorno fa, non abbiamo nulla».
Altra questione dirimente di questa legislatura è il riordino della sanità. È uno dei temi su cui lei non era totalmente d’accordo con le scelte dell’amministrazione Iorio.
«Esattamente. Credo di poter dire che misi il dito nella piaga e fui accusato di voler destabilizzare la maggioranza. La mia mozione che chiedeva una commissione di inchiesta sugli sperperi non passò. Chiedevo un cambio di rotta».
E perché non va bene quel che ha fatto Frattura, allora?
«Ha ereditato una situazione pesante, questo è un fatto. Però i reparti sono chiusi, la gente si lamenta. Io non sono contro i privati, ho lavorato in quel settore e quindi ne conosco il valore. Penso che però l’integrazione va realizzata nel migliore dei modi, potenziando il pubblico ed evitando i doppioni che ci sono stati nel passato. Oltre che per la sanità, comunque, non condivido anche altre scelte del governo Frattura. L’autostrada ad esempio. Che fine hanno fatto le risorse a disposizione? Sono convinto che l’autostrada avrebbe avuto un costo eccessivo, ma proposi una superstrada a quattro corsie. La viabilità è fondamentale, pensate a come sono ridotte le arterie, soprattutto quelle provinciali. L’Anas ha ripreso 145 chilometri, ma anni fa ne diede 500 alle Province. E poi l’emergenza vera, il lavoro. Vedo scelte che sono palliativi. Come i tirocini: si illudono le persone per sei mesi, con quelle stesse risorse non era meglio stabilizzare 100 giovani?».
Però qualche vertenza, in particolare una che lei conosce avendo vissuto e lavorato a Bojano, si è chiusa con una prospettiva.
«La Gam. Beh, anche qui dico che non si possono prendere in giro le persone. Non bisognava chiuderla, anche a fronte di perdite grosse e oggettive. Perché intanto quanti soldi sono stati spesi per la cassa integrazione e per gli arbitrati? E, con il massimo rispetto, tutte queste ipotesi di rilancio con il gruppo Amadori al momento sono solo chiacchiere. Che peraltro comportano un’iniezione significativa di denaro pubblico. Ecco, bisogna smettere di illudere il Molise. Il ministro dei Trasporti viene in treno e il treno arriva in orario, normalmente invece fa ore di ritardo».
Lei vede in pericolo l’autonomia. Ma, indipendentemente dalle intenzioni e dalle impostazioni di chi governa il Molise, ci può essere un futuro autonomo per un territorio così piccolo, con così poche entrate finanziarie?
«L’autonomia, conquistata da una classe politica di altro spessore, va difesa. Non penso, poi, che la macroregione possa essere la soluzione. Quando eravamo uniti all’Abruzzo, il nostro territorio rappresentava la Cenerentola. Le piccole Regioni devono esistere, amministrate bene certo. In passato si è largheggiato. Serve un modello di sviluppo nuovo, che punti sull’acqua, l’ambiente. Del sistema industriale, negli ultimi anni abbiamo perso la Gam, lo Zuccherificio, l’Ittierre. È rimasta solo la Fiat che occupa 3mila dipendenti e, per fortuna, sono al 75-80% molisani».

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