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I dipendenti Oti chiedono di essere licenziati: oggi vertice in tribunale

I dipendenti Oti chiedono di essere licenziati: oggi vertice in tribunale

Quale destino per i 39 lavoratori dell’ormai ex Oti? Sarà questo il tema dell’incontro che si terrà oggi in tribunale a Isernia. Il presidente Vincenzo Di Giacomo incontrerà sindacati, commissari Oti e Ittierre, rappresentanti dell’ispettorato del Lavoro e dell’Inps. Al vertice sarà presente anche l’avvocato Oreste Scurti, legale dei dipendenti dello stabilimento di Pettoranello del Molise. Obiettivo della riunione è quello di trovare una soluzione, dal punto tecnico ma anche legale, che possa consentire ai lavori di poter essere licenziati per poter aver accesso a alla Naspi (nuova assicurazione sociale per l’impiego). Al momento possono farlo, presentando le dimissioni per giusta causa ma attraverso la procedura della conciliazione, da tenersi nella sede della direzione territoriale del lavoro.
Una soluzione paradossale, per chi ha sempre combattuto per la propria occupazione, ma inevitabile, calcolando che non c’è alcuna possibilità che Oti e Ittierre riprendano la produzione.
Non è questa però l’unica novità della spinosa vicenda di cui peraltro è stato interessato direttamente il presidente del tribunale.
I lavoratori nei giorni scorsi hanno avuto un incontro informale con Vincenzo Di Giacomo, prospettandogli la volontà di convocare un incontro con prefetto, Inps, Regione, sindacati e anche con i rappresentanti di Oti e Ittierre.
Al numero uno del Palazzo di Giustizia, che già in questi mesi si è interessato fattivamente delle problematiche del settore tessile, tentando di concretizzare una interessante proposta di rilancio con la partecipazione di tutti gli ‘attori’ coinvolti, è stato prospettato il quadro della situazione che vede i 39 impossibilitati sia ad entrare nel loro ufficio, sia a voltare definitivamente pagina, ottenendo la risoluzione contrattuale. Il problema è capire chi sia il loro datore di lavoro, calcolando che né Oti né Ittierre affermano di esserlo a causa del fitto del ramo d’azienda che ha legato le due società fino al 30 giugno scorso.

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