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La rivolta di Mascione, in 162 rinunciano al voto: «Delusi da chi governa la città»

La rivolta di Mascione, in 162 rinunciano al voto: «Delusi da chi governa la città»

Hanno deciso di rinunciare al loro diritto di voto, perché sfiduciati e delusi da un amministrazione da cui non si sentono più rappresentati. 162 cittadini di contrada Mascione, Polese, e Casale si sono dati appuntamento ieri mattina davanti al Palazzo di Governo ed hanno riconsegnato al vice prefetto Pigliacelli le loro tessere elettorali. Una protesta forte, dura, mai avvenuta prima a Campobasso. Un segnale inequivocabile all’indirizzo dell’amministrazione Battista, ‘colpevole’ di aver «disatteso tutti gli impegni assunti sulla scuola di Mascione».
La questione è ormai nota: la scuola elementare di contrada Casale è stata chiusa l’anno scorso per motivi di sicurezza ed i piccoli alunni sono stati ‘trasferiti’ nell’Istituto comprensivo Montini. Successivamente il pool Unimol guidato dal professor Callari ha ‘certificato’ le criticità della struttura: la scuola di Mascione va abbattuta e ricostruita. Ma con quali risorse e con quali tempi?
Domande a cui il Comune, secondo i genitori, non ha dato risposte concrete. Una situazione di incertezza che non sono più disposti a tollerare. Da qui la clamorosa ‘rivolta’ di ieri mattina che ha coinvolto tutti i residenti (circa 2000, mentre sono 1250 i votanti) delle popolose contrade. Del resto la scuola rappresenta una risorsa fondamentale per la zona, non solo dal punto di vista didattico, ma per la sopravvivenza stessa del quartiere.
«Si tratta di un gesto indubbiamente forte – ha commentato Salvatore Tronca, uno dei tre rappresentanti del comitato, prima di salire le scale della Prefettura – ma inevitabile, vista come è stata gestita l’emergenza dell’edilizia scolastica e in particolare per la poca concretezza sulla questione scuola di Mascione. Tuttavia questo non vuole essere un gesto di chiusura nei confronti dell’Amministrazione ma vuole essere uno sprone per chi deve decidere sul da farsi. Continueremo a collaborare con il Comune in modo propositivo, ma al nostro gesto deve seguire un cambio di rotta da parte dei nostri amministratori».
Tra una settimana suonerà la prima campanella e gli alunni di Mascione saranno ospitati alla Montini, «anche se – ammette – questa notizia l’abbiamo appresa dagli organi di stampa, stiamo ancora aspettando che il sindaco ce lo comunichi in maniera ufficiale».
«Se ogni promessa fatta in questi anni sulla nostra scuola – incalza Massimo Libertone – fosse stata mantenuta, adesso avremmo una struttura nuova perfettamente rispondente alla vigenti normative antisismiche. Invece ora i nostri figli saranno trasferiti in un’altra struttura, che per altro ha avuto dallo studio Unimol lo stesso esito negativo. Un paradosso».
Quale, allora, la richiesta? «Se dovessimo attendere i fiondi Bei noi la scuola non la rivedremo più. Per noi la soluzione migliore sarebbe quella di accendere un mutuo. Insomma nel giro di due anni vorremmo avere una nuova struttura».
Alle 11 l’incontro con il vice prefetto Pigliacelli, le 162 tessere raccolte in una scatola e riconsegnate al rappresentante di governo. Il primo atto della ‘battaglia’ dei genitori di Mascione che promettono di non fermarsi qui.
md

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