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Atti sessuali su minore a Portocannone, condannato don Marino

«Oggi la Giustizia ha vinto, denunciate, grande Giada Vitale, hai avuto giustizia». Questo uno dei primi commenti postati sul profilo Facebook della ragazza, che dopo un brindisi di rito, si è detta emozionata, commossa, contenta, per l’esito del processo a carico di don Marino Genova. L’ex parroco di Portocannone, al termina di una udienza finale a tratti drammatica, è stato condannato a 6 anni di reclusione senza attenuanti e con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, più una provvisionale di 15.000 euro per la parte civile nel processo. L’udienza, alla quale non ha presenziato don Marino, è iniziata alle 15, per concludersi attorno alle 20.30. Il processo era iniziato nello scorso autunno, dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo, incardinato sull’accusa di atti sessuali con minorenne (articolo del codice penale 609 quater) con vittima Giada Vitale, per il periodo della loro frequentazione in cui la ragazza originaria di Portocannone aveva meno di 14 anni. Capo d’accusa che ha retto fino alla sentenza, anche se il Pm Ilaria Toncini, che in aula ha rappresentato la Procura frentana, aveva ipotizzato l’entrata in scena dell’articolo 609 bis, che prevede la violenza sessuale. Comunque, al di là di queste dialettiche procedurali e codicistiche, resta la decisione assunta da un collegio di tre magistrati. Giada Vitale dopo il non luogo a procedere e il proscioglimento per gli atti sessuali compiuti in età diversa, dai 14 anni in avanti, si era detta delusa dalla giustizia, che ieri ha riscattato se stessa agli occhi della pianista. I giudici hanno accolto senza battere ciglio la richiesta avanzata dalla stessa Toncini. La difesa presenterà appello, appena saranno rese note le motivazioni. Nel 2009 Giada Vitale aveva tredici anni, aveva perso da poco il padre e aveva iniziato a frequentare la parrocchia di Portocannone. Giada Vitale, dopo 4 anni, nell’anno 2013 lo denuncia. La Procura durante le indagini divide la vicenda in due procedimenti, l’uno relativo agli abusi commessi dal parroco sulla minore fino al compimento dei 14 anni, l’altro relativo agli abusi commessi sulla minore dopo il compimento dei 14 anni. Il procedimento relativo agli abusi compiuti sulla minore ultraquattordicenne viene archiviato, perché si ritiene che Giada Vitale avesse prestato consenso agli atti sessuali. Il procedimento relativo agli abusi commessi sulla minore fino ai 14 anni, volto a provare il reato di atti sessuali con minorenne, si è chiuso ieri, almeno in primo grado. Giada Vitale nel corso del tempo decide di contattare il Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila e chiede che il Centro sia presente alle udienze per essere sostenuta, soprattutto nella lotta intrapresa per far riaprire l’altro procedimento penale.

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