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Lotta alle mafie, Molise modello col progetto sui minori stranieri

Lotta alle mafie, Molise modello col progetto sui minori stranieri

Non bisogna abbassare la guardia, ma neanche descrivere il Molise come terra di mafia. Questo il pensiero che il vicepresidente del Consiglio regionale Filippo Monaco ha più volte espresso nei dibattiti che si stanno susseguendo sull’argomento.
A Roma per partecipare, a nome di Palazzo D’Aimmo, al convegno organizzato dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi sugli strumenti nazionali e locali di contrasto alle mafie, ha avuto modo di confermare questa sua impressione. Soprattutto di notare quanto il lavoro dell’Assise legislativa di via IV Novembre sul fronte della lotta alle forme di illegalità sia preso a riferimento.
In particolare, riferisce a margine del convegno a Roma, c’è grande considerazione sul progetto di normativa uniforme europea per i minori stranieri non accompagnati. Sancito ufficialmente alla riunione della Calre a Venafro e frutto di mesi di elaborazione in seno al gruppo coordinato dal presidente del Consiglio Cotugno (in collaborazione con l’Unimol e la procura dei minori), il testo punta a privilegiare l’affido familiare, come recepito dalla legge nazionale italiana: in questo modo i piccoli extracomunitari non entrano nell’orbita di interesse (o quanto meno il rischio è più remoto) delle organizzazioni criminali.
Le Regioni, quindi, sono importanti nel presidio del territorio. Rosy Bindi, spiega Monaco, ha rimarcato il loro peso «nel mettere in atto codici normativi atti a prevenire e contrastare i fenomeni mafiosi, oltre all’importanza di tutte quelle azioni quotidiane utili a combattere la malavita organizzata. A livello politico istituzionale la prima vera battaglia per contrastare le mafie si combatte sul terreno partitico e delle candidature degli aspiranti amministratori: non ci si improvvisa amministratori locali, le mafie condizionano in modo traversale tutte le forze politiche, è impensabile quindi che la Commissione preposta alla verifica dell’eleggibilità abbia un tempo di appena 18 ore per esprimersi sulla validità di una candidatura che, non può essere valida solo se il certificato penale risulta immacolato, ma vi è necessità di fare verifiche più approfondite sulla vita e l’operato dei candidati la cui moralità non deve mai macchiarsi di dubbi. Allungare i tempi di almeno una settimana consentirà una verifica obiettiva e corretta relativa ai carichi pendenti dei candidati, così da avere all’interno delle istituzioni uomini incorrotti e, si presume, incorruttibili».
Il coordinatore della Conferenza dei presidenti Franco Iacop ha a sua volta evidenziato la necessità di uniformare e fare sintesi delle varie normative regionali in materia di contrasto alle mafie e di attivare collaborazioni interregionali sulla lotta alla criminalità organizzata. Poi Iacop ha indicato a modello il Molise «in merito alla normativa sul fenomeno dei migranti ed in particolare sui minori non accompagnati, tema trattato nella Conferenza dei Presidenti dove il Molise ha elaborato una normativa affinché le maglie della mafia non si intreccino mai a questo fenomeno delicato e imponente dei migranti minori, facile preda appunto della criminalità organizzata». Monaco se ne dice orgoglioso: «È l’esempio della buona amministrazione e dell’onestà amministrativa».

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