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Isernia al collasso. Per Iorio è tutta colpa del governo regionale

Isernia al collasso. Per Iorio è tutta colpa del governo regionale

Se Isernia è al collasso è colpa della Regione. Questo il pensiero di Michele Iorio, intervenuto nel dibattito divenuto ormai sempre più ampio relativo alle condizioni del capoluogo di provincia, privo delle minime strutture necessarie al cittadino, con dei servizi ridotti al minimo e ora anche con lo sport che sta scomparendo. L’opinione dell’ex governatore però è ben diversa da quelle che da giorni stanno riempiendo le pagine dei social network. Per Iorio il Comune non può nulla se la Regione non tende una mano, che sia con finanziamenti, progetti e programmi. E allora la situazione di Isernia diventerà, come sembra, il terreno di scontro principale, di una campagna elettorale per le regionali che è già iniziata.
«La città è vessata da una condizione di crisi difficilmente spiegabile se non da una politica incapace e insensibile da parte della Regione – dichiara Iorio -. Non si parla più dell’Università allontanata dal centro storico per il diniego della Regione a contribuire, anche in parte, al fitto della sede. Dov’è finita la promessa del presidente della Giunta di sistemare, nello stesso stabile, un centro di formazione per le scienze infermieristiche? Non è tollerabile l’assenza di qualsiasi intervento, anche minimo, per le infrastrutture sportive come dimostra la situazione della piscina o del Palazzetto dello Sport. Isernia è l’unico capoluogo d’Italia a non possedere una piscina e, mentre il Comune è costretto a rivolgersi ai privati, la Regione non offre alcuna soluzione».
«Il dramma evidente di tutto il tessuto sociale della città è conseguenza di una crisi del lavoro determinato dalla chiusura dell’Ittierre e l’unica risposta è la cassa integrazione quando va bene – ha concluso -. Non c’è stata alcuna politica di marketing per il Paleolitico. Nemmeno il completamento dei lavori all’acqua sulfurea hanno avuto la minima attenzione nei programmi regionali. Per non parlare del declassamento dell’ospedale Veneziale. Non si può affidare tutto alla così detta “Area di crisi” che si sta trasformando sempre più in una autentica bufala».

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