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Tragedia in mare a Termoli, scatta l’inchiesta per omicidio colposo plurimo

Tragedia in mare a Termoli, scatta l’inchiesta per omicidio colposo plurimo

“Sommersione di natante e omicidio colposo plurimo”, sono questi i capi d’imputazione che come proprietario e comandante della manta 620 varato come Francesco Elena e Lorenzo 2, il 77enne Gerardo Pavarese, è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dopo il tragico naufragio di giovedì pomeriggio, costato la vita alla moglie Giovanna Cattino, di 79 anni e dell’altro 79enne Tommaso Buffolino. Le salme delle due vittime di quest’assurda tragedia marittima sono state ricomposte alla sala mortuaria dell’ospedale San Timoteo di Termoli, ora sotto sequestro e a disposizione della magistratura frentana, così come il natante recuperato dagli uomini della Marinucci Yachting. Due le inchieste aperte, oltre quella penale, coordinata dal Pm Marianna Meo della Procura di Larino e affidata alla Capitaneria di Porto di Termoli, c’è quella di rango amministrativo, sempre della Guardia costiera e che riguarda le possibili violazioni al Codice della Navigazione. Intanto, Pavarese, che ha rischiato lui stesso la vita, tentando di salvare la consorte, è uscito dal reparto di rianimazione del San Timoteo, dove in stato di ipotermia era stato intubato giovedì sera, per essere trasferito all’Unità coronarica, a causa di problemi cardiaci, ma non è più in pericolo di vita. E’ stata dimessa, invece la 71enne Maria Razzano, moglie di Buffolino. Per il momento, è prematuro ipotizzare la data dei funerali, poiché la direzione sanitaria del nosocomio termolese, che conserva le due salme nella cella frigorifera, attende le disposizioni della Procura sull’eventuale esame autoptico e probabilmente se ne parlerà da lunedì prossimo. I quattro erano usciti in barca in tarda mattinata per una gita in mare e per pescare mormore, per loro appassionati di mare era un copione già vissuto tante altre volte, ma ieri il destino era in agguato e nonostante un clima ideale, l’escursione a motore è sfociata nel dramma. La manta 620 aveva due motori nuovi e tutte le dotazioni di sicurezza. La dinamica del sinistro nautico è al vaglio degli inquirenti, ma sullo scafo non sono state trovate falle capaci di giustificare l’allagamento e il rovesciamento della barca da diporto. Quando il natante ha cominciato a imbarcare acqua e la pompa di sentina non è riuscita a svuotare in tempo il mezzo navale è partita la richiesta di soccorso via radio. La motovedetta è arrivata in pochi minuti, considerata la vicinanza, ma la barca si era già ribaltata e per due degli occupanti non c’era già più nulla da fare. La tragedia si è consumata in fretta. I 4 non hanno indossato i giubbetti di salvataggio e nonostante la spiaggia di Rio Vivo fosse a circa 200 metri, non c’è stata la chance di ritornare a riva. La barca si è capovolta, trascinandosi dietro Tommaso e Giovanna che non sono riusciti subito a risalire a galla. I due sopravvissuti, invece, sotto choc sono stati tratti in salvo e portati subito al San Timoteo. L’unico elemento tecnico certo è il tubo di scarico rotto e Il pozzetto per il peso concentrato nella parte posteriore della barca, dove si erano seduti i quattro anziani, sarebbe andato sotto il livello del mare, iniziando a imbarcare più acqua del normale. Solo un’ipotesi per il momento che gli accertamenti dovranno confermare. Purtroppo, le due vittime non sapevano nuotare, né il maresciallo dei Carabinieri in pensione, Tommaso Buffolino, né Giovanna Cattino. La prima testimonianza resa alla Guardia costiera, coordinata dal capitano di fregata Sirio Faè, comandante del porto, che ieri mattina si è recato alla Procura di Larino per incontrare il sostituto procuratore Meo, è stata la Razzano, che ha raccontato l’accaduto agli agenti di Polizia marittima, sottolineando che «l’imbarcazione si è capovolta all’improvviso portando con sé tutti e quattro». La donna è riuscita a salvarsi perché è stata in grado di riemergere subito. Gerardo Pavarese, proprietario della barca e marito della Cattino, è riuscito a risalire verso la superficie, ma aveva bevuto molta acqua e per questo è stato costretto in rianimazione a Termoli. Intanto, dopo aver riportato in secca il natante, sono proseguite sino a notte fonda le operazioni di soccorso. I Vigili del fuoco sono intervenuti con le squadre del distaccamento di Termoli e con tre unità soccorritori acquatici provenienti dal comando dei Vigili del fuoco di Campobasso e in aggiunta è arrivato il nucleo sommozzatori di Teramo con tre unità. La squadra di Teramo ha provveduto a fare assistenza nel recupero e messa in sicurezza dell’imbarcazione. La profondità è variabile tra 3 e 6 metri. Inoltre c’è stata collaborazione con un’imbarcazione della Guardia di Finanza. Il personale sommozzatore ha effettuato una ricerca a chiocciola per verificare eventuale presenza di altre persone e per ritrovare fonti di prova.

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