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Articolo 1, la ricetta per il lavoro «Jobs act imbroglio colossale. C’è bisogno di fare investimenti»

Articolo 1, la ricetta per il lavoro «Jobs act imbroglio colossale. C’è bisogno di fare investimenti»

Come riparte l’Italia? Come riparte il Molise secondo Mdp? Per Guglielmo Epifani, ex capo della Cgil ed ex segretario del Pd, «c’è bisogno di investimenti pubblici e privati». E a mancare sono quelli pubblici. «Questa regione ha bisogno di infrastrutture. In tutta Italia abbiamo perso 600mila posti in edilizia. C’è bisogno di mantenere il territorio, le case, le scuole, edifici pubblici e privati. Questo lo fai se hai la leva degli investimenti pubblici, che sono sostanzialmente fermi come lo stesso ministro dell’Economia ha riconosciuto. Bisogna ripartire da là. È inutile dire “metto i soldi per questo” se poi non li spendi. E i soldi non si spendono per due motivi. Perché con il nuovo codice degli appalti le procedure sono diventate così complesse che si sono fermate anche le procedure dei bandi che si erano fatti e perché siccome due terzi della spesa pubblica passano dai Comuni, se questi non hanno risorse e hanno vincoli di bilancio molto stretti non sono in condizione di investire». Anche e soprattutto in Molise, ribadisce la proposta Epifani, si deve ripartire dalla leva degli investimenti pubblici: sistemando case, scuole, edifici e territorio si crea occupazione e sviluppo.
È con il presidente della Commissione Attività produttive della Camera, ex Pd passato con Mdp, che si chiude la seconda giornata di ‘Fondamenta’. E non mancano le domande sulla scelta di Grasso di lasciare il Gruppo dem a Palazzo Madama. «Il voto ripetuto sulla fiducia alla legge elettorale a pochi mesi elezioni è stato una forzatura verso il ruolo del Parlamento che per chi come lui è uomo delle istituzioni non poteva essere accettato. Naturalmente essendo la seconda carica del Paese guardiamo con grande rispetto a ciò che ha fatto e rappresenta. Vedremo nei prossimi mesi che cosa succede. Però troviamo la conferma che con un Pd che fa queste forzature, che si è allontanato dal suo popolo, dal mondo del lavoro e dal rispetto delle istituzioni è evidente che bisogna creare un’alternativa».
Bocciato il Pd di Renzi, bocciato il Jobs act. Che, sottolinea Epifani, «è stato un colossale imbroglio perché si era spiegato che senza articolo 18 sarebbe ripartito chissà che e in più si è detto che con la defiscalizzazione di una parte importante di contributi sarebbe ripartito il lavoro stabile
Oggi tutti ci spiegano che ogni 10 occupati oltre 8 sono precari. Se il Jobs act doveva servire a stabilizzare il lavoro questo effetto non l’ha avuto, invece ha avuto l’effetto di rendere più deboli i lavoratori perché spesso ci sono più licenziamenti di prima soprattutto quelli disciplinari».
L’ex segretario della Cgil frena anche sull’aumento dell’età pensionabile. «Più si innalza l’età di pensionamento, meno posti si liberano. C’è bisogno di avere equilibrio dei conti previdenziali, però noi abbiamo l’età di pensionamento più alta d’Europa, una volta eravamo le cicale in termini di diritti previdenziali oggi stiamo diventando troppo saggi. Se si potesse rimandare questo aumento di sette mesi faremmo un’opera buona: si potrebbero liberare dei posti di lavoro e poi si eviterebbe questa rincorsa con formule strane, l’ape social, volontaria… Innalzi l’età e poi ti rendi conto che un edile non può andare a lavorare a 67 anni, una maestra che sta con i bambini non può andare a 67 anni in pensione e trovi questi marchingegni. Ma si creano alla fine sempre figli e figliastri».
Infine, l’allarme per i tanti giovani che dopo laurea e master sono costretti ad andare a lavorare fuori dall’Italia, soprattutto quelli del Sud. Il Paese e le famiglie investono per istruirli, loro fanno sacrifici e poi portano le loro competenze altrove. Perché, dice ad esempio, un ingegnere aerospaziale a Milano come primo stipendio prende 1.600 euro e a Stoccarda 5.000. «Un Paese che perde i migliori si condanna a un futuro meno positivo».
Prima del suo intervento, moderato da Chiara Geloni e a cui prendono parte anche i segretari di Cgil, Cisl e Uil, il consigliere regionale Francesco Totaro illustra i motivi della fondazione di Ulivo 2.0. Racconta cosa non è andato nell’azione del governo Frattura. E tira poi le somme: «Si sono candidati con il Pd e con il centrosinistra ma in realtà hanno fatto cose di centrodestra».

r.i.

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