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Scuola Enrico D’Ovidio di Campobasso, il verdetto dell’Unimol: non va abbattuta

Scuola Enrico D’Ovidio di Campobasso, il verdetto dell’Unimol: non va abbattuta

A meno di 24 ore dal trasferimento degli alunni della Enrico D’Ovidio nella struttura di via Gorizia ecco arrivare sul tavolo del sindaco Battista e negli uffici di Palazzo San Giorgio la relazione redatta dal gruppo Unimol sullo storico edificio di via Roma.
Ieri il professor Callari ha consegnato lo studio di vulnerabilità sismica effettuato negli ultimi mesi sulla struttura di inizio ‘900 e il verdetto è, per certi versi, inaspettato. L’équipe di esperti infatti, pur rilevando criticità importanti, non suggerisce la ‘doppia soluzione’ – come è invece avvenuto per gli altri istituti passati al setaccio, vale a dire Don Milani, Mascione, e Montini – ma consiglia solo gli interventi di adeguamento sismico.
«L’ipotesi di abbattimento di una struttura simile – ha commentato il professor Carlo Callari – la reputo impensabile. Innanzitutto perché dagli studi effettuati abbiamo sì rilevato che la struttura ha bisogno di interventi sostanziosi, ma che, tra tutte le scuole sottoposte alla nostra indagine, non sia quella messa peggio. In secondo luogo si tratta di un immobile storico, di pregio, uno dei più belli della città, probabilmente anche sottoposto al vincolo della sovrintendenza». Insomma, per l’Unimol l’edificio può essere adeguato simicamente e rispondere con degli interventi strutturali che ovviamente l’Ateneo non quantifica, essendo prerogativa dell’amministrazione comunale – alle vigenti norme di sicurezza.
Entrando nel dettaglio, i calcoli presenti nella relazione sono sviluppati sulla base di dati già disponibili, riportati in uno studio di vulnerabilità del 2008 e in un progetto di interventi di miglioramento sismico del 2011-2012. «Entrambi questi documenti sono stati forniti all’Unimol in forma gravemente incompleta, anche per questo motivo, gli ingegneri hanno raccolto ulteriore documentazione, come quella relativa al collaudo dell’edificio completato nel 1921.
Lo studio della limitata documentazione disponibile e l’esecuzione di sopralluoghi hanno evidenziato alcune criticità dell’edificio scolastico in esame. Fra queste, le più significative per la loro influenza negativa sulla risposta sismica della struttura sono «l’elevata percentuale di aperture nelle murature portanti, soprattutto perimetrali. Fra queste aperture, ve ne sono molte di notevoli dimensioni. L’assenza di ammorsamento agli incroci murari, osservata nelle indagini dello studio di vulnerabilità del 2008 e che può favorire la formazione di meccanismi di collasso locale» I tacnici hanno inoltre riscontrato «ragguardevoli altezze di interpiano. Si tratta di circa 4 m per il seminterrato, 5 m per i tre piani fuori terra, 10 m in corrispondenza dell’Aula Magna. Proprio in corrispondenza dell’Aula Magna, i maschi murari sono molto snelli:questa situazione aumenta la deformabilità della struttura e il pericolo di caduta dei pannelli murari per azione sismica». Inoltre dallo studio sono emersi «altri motivi di inadeguatezza di alcuni maschi murari. Fra questi motivi vi sono spessori inadeguati e/o deficitarie proprietà meccaniche delle murature». E infine «deficitarie condizioni di vincolo in sommità delle pareti comprese fra sottotetto e copertura (incluso il timpano). Questa situazione potrebbe favorire, in caso di sisma, la formazione di meccanismi di collasso locale per ribaltamento semplice».
Sulla base dei risultati ottenuti, questa la conclusione dell’Unimol «si prospetta la necessità di programmare significativi interventi strutturali, visto anche il valore storico-architettonico dell’edificio in esame. È opinione degli scriventi – e il professor Callari lo ribadisce – che tali interventi debbano essere finalizzati al raggiungimento di un livello di sicurezza che sia il più vicino possibile a quello corrispondente all’adeguamento alla normativa vigente. È ferma opinione dell’Unimol che un intervento di miglioramento su un edificio scolastico debba comunque garantire un valore minimo dell’indice di rischio a cui corrisponda una vita nominale restante superiore ai 10 anni».
Infine il gruppo di lavoro dell’Ateneo consiglia anche gli interventi che l’amministrazione può mettere in campo per ottenere livelli di sicurezza adeguati. «Vincolare adeguatamente la sommità delle porzioni di parete comprese fra sottotetto e copertura, rinforzare le connessioni fra i solai e le pareti al di sotto del solaio di sottotetto qualora dovessero risultare deficitarie a seguito delle suddette verifiche. Miglioramento diffuso della qualità muraria (maschi e travi di collegamento e) consolidamento tra i maschi più snelli, soprattutto in corrispondenza dell’Aula Magna.

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