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La “prima” del nuovo questore di Campobasso «Terra sana, ma mai abbassare la guardia»

La "prima" del nuovo questore di Campobasso «Terra sana, ma mai abbassare la guardia»

In Polizia da 37 anni, laureato in Economia e commercio. Prima di arrivare al vertice della Questura di Campobasso, Mario Caggegi ha lavorato in 10 sedi, da Messina a Padova.
Da poco più di un mese a Campobasso, il nuovo questore accetta volentieri l’intervista, ma mette subito in chiaro di «non amare la ribalta dei riflettori».
Una chiacchierata ricca di spunti e di argomenti. Colpisce una delle sue prime affermazioni: «Questa è davvero una bella terra, sana dal punto di vista ambientale, ricca di eccellenze enogastronomiche. Ma che fatica ogni volta per arrivare e ripartire. I collegamenti lasciano molto a desiderare».
L’impatto con il personale della Questura?
«Positivo. Dal punto di vista strutturale, dello staff, di tutte le donne e gli uomini che qui prestano servizio. Il vicario, i dirigenti, i funzionari, senza entrare nel merito delle varie articolazioni, le assicuro che ho trovato un’ottima organizzazione, persone che conoscono bene il territorio e che lavorano con lodevole impegno. Queste prime settimane stiamo operando nel segno della continuità di quanto sinora fatto. Stiamo cercando di migliorare ciò che è migliorabile, nei limiti di quello che si può. Le prime sensazioni sono state davvero favorevoli. Nel corso del tempo, se dovessi accorgermi che qualcosa va rivisto, adotterò i provvedimenti necessari per, come detto, migliorare laddove possibile. Ottimo anche il rapporto di collaborazione con le altre forze dell’ordine, eccellente la sinergia dei nostri uffici di Polizia giudiziaria con la magistratura, sia quella ordinaria sia quella contabile. Insomma, il primo giudizio è buono».
Ha già un’idea del Molise?
«Me la sto facendo. Non ci vuole poi molto per capire che qui la gente è buona, semplice. Vive in relazione alla cultura e alle abitudini del posto. Per quanto riguarda l’aspetto professionale, sto lavorando su più fronti per rendermi conto più in profondità di alcuni aspetti che probabilmente vanno curati con priorità rispetto ad altri. Ho trovato forme di criminalità un po’ diverse dalle altre zone dove ho prestato servizio. Intanto, in stretta sinergia con le tutte le forze dell’ordine, lavoriamo alacremente per evitare e scoprire eventuali infiltrazioni malavitose. Il Molise confina con regioni dove la delinquenza raggiunge livelli assai elevati. I nostri uomini migliori lavorano con le “antenne” ben posizionate, pronti ad intercettare i segnali della malavita organizzata, segnali che, inutile nasconderlo, abbiamo percepito in passato e percepiamo tuttora. Chiaramente nulla è lasciato al caso e ogni minimo sospetto diventa oggetto di approfondite indagini e, se necessario, conseguenti provvedimenti. Va anche ribadito che non basta la presenza di un criminale per classificare il Molise come terra malavitosa. Ogni caso va letto nel contesto, non escludiamo nulla nelle indagini, ma nemmeno diamo per scontato cose che non ci sono. Intanto partiamo da un dato di fatto: il Molise non è sicuramente una regione dove imperversa il crimine in modo incontrollato. È perciò necessario tenere sempre molto alta la guardia».
C’è qualcosa che la preoccupa in maniera particolare?
«Guardi, le varie forme di reati che stiamo perseguendo con maggiore intensità e priorità, e voi dell’informazione lo sapete perché ci date una grossa mano a sensibilizzare le fasce più deboli della popolazione, sono le truffe agli anziani e i furti in appartamento. Fatti spiacevoli. La risposta repressiva non manca, soprattutto quando i cittadini ci aiutano. Da quando sono a Campobasso è capitato già diverse volte che siamo riusciti ad intervenire in tempo perché le vittime hanno avuto la solerzia di avvisarci e abbiamo evitato la truffa e arrestato i malviventi. Perciò dicevo che è importante anche il ruolo degli organi d’informazione, affinché i nostri consigli raggiungano il maggior numero di persone possibile. È importante informare gli anziani, ma non sempre riusciamo a raggiungere ogni contesto. Perciò ci rivolgiamo ai nipoti, ai figli, ai familiari in genere, ai vicini di casa. La regola principale è: diffidate degli sconosciuti. Vedete, le modalità delle truffe, ne abbiamo evidenza, mutano in continuazione. C’è però una costante: chi la mette a segno è una persona sconosciuta dalla vittima. È importantissimo, fondamentale: mai dare credito agli sconosciuti e al seppur minimo sospetto è necessario telefonare al 113 o agli altri numeri di emergenza. Ditelo ogni giorno a chiunque pensiate possa essere utile questo consiglio. Ciò vale anche per i furti. In questo caso mi rivolgo a tutti i cittadini: quando notate un’auto sospetta, movimenti sospetti nei pressi di abitazioni i cui proprietari per qualsiasi motivo non sono in casa, prima di avvisare gli stessi proprietari, telefonate ai numeri delle forze dell’ordine. Ogni secondo che trascorre fa la differenza».
Altri tipi di reati?
«Stiamo lavorando molto sulla prevenzione allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti, mediante controlli mirati nelle scuole con l’ausilio delle unità cinofile. Controlli straordinari sono stati inoltre disposti sia a Campobasso sia sulla costa per prevenire e reprimere i reati di tipo predatorio con il prezioso supporto del Reparto prevenzione crimine. Controlli a tappeto nei locali notturni, sia per l’aspetto penale sia per quello amministrativo. Il tal senso, quando necessario, chiediamo anche il supporto della Guardia di finanza, in particolare quando ci troviamo di fronte a pseudo circoli privati».
È preoccupato dal fenomeno dell’immigrazione?
«No! Di intesa con la Prefettura, monitoriamo con personale specializzato tutti i centri di accoglienza della provincia. Riscontriamo, ma con onestà molto raramente, qualche comportamento non consono a allo status di richiedente asilo. Qualche piccola protesta poi immediatamente rientrata. Ciò accade probabilmente più per difetto di comunicazione e non per altro. Le posso assicurare però che la Prefettura, la Questura e tutte le forze dell’ordine coinvolte stanno facendo del loro meglio, come è giusto che sia, per garantire la sicurezza ai cittadini residenti e a quelli ospiti. Ci facciamo vedere spesso e quando necessario interveniamo senza alcuna remora. Quale autorità di pubblica sicurezza della provincia posso assicurare che allarmi non ne abbiamo e ciò lo si deve anche al prezioso lavoro delle Stazioni dei Carabinieri che presidiano i piccoli centri della provincia. Facciamo quotidianamente squadra con i militari dell’Arma e con le altre forze dell’ordine per assicurare un servizio che sia all’altezza delle aspettative di tutti».
Mario Caggegi uomo, padre, marito…
«No, ma cosa vuole che interessi ai molisani. Possiamo farne tranquillamente a meno. Mi stia a sentire, risparmi i suoi lettori…».
Perché la Polizia?
«Per passione. Sono entrato nel 1980, avevo 26 anni, e mi ritrovo oggi qui dopo 10 sedi di servizio. Ho lavorato nella Polizia giudiziaria, nei Reparti mobili, nella Polizia amministrativa. Un po’ di tutto, privilegiando, soprattutto all’inizio della carriera, la Polizia giudiziaria a capo della Squadra mobile».
Ricorda con particolare affetto qualche sede?
«Le ricordo tutte con molto affetto. Ricordo i colleghi, i tanti casi risolti. Una sede che per me ha avuto un valore aggiunto è stata Padova. Lì dirigevo il Secondo Reparto mobile ma nel contempo ero vicepresidente delle Fiamme Oro di atletica leggera. Un’esperienza davvero straordinaria. Perché lo sport coniugato alla nostra attività fornisce un valore educativo che credo abbia davvero pochi paragoni. Un’esperienza che ho avuto la fortuna di rivivere a Ponte Galeria (Roma, ndr) dove ho seguito la formazione di rugby».
Le hanno detto che in Molise si mangia bene?
«Me ne sono accorto. Ho trovato una regione dove viene curata molto l’aspetto culinario. Non solo si mangia bene ma i prodotti sono sani. Ecco, sarebbe bello ma anche opportuno se le eccellenze di cui il Molise si fregia potessero raggiungere un’utenza nazionale e anche internazionale. Per fa sì che ciò avvenga vanno però create le condizioni, a partire dalle vie di comunicazione. Capirà che in questo la Questura e il questore possono ben poco».

Luca Colella

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