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Nagni rilancia la sfida «Fare a meno di noi? Se si punta a vincere Ap è determinante»

Nagni rilancia la sfida «Fare a meno di noi? Se si punta a vincere Ap è determinante»

Duemila persone alla conferenza programmatica di Roma, primo banco di prova dopo le regionali (perse) in Sicilia, per Ap in fondo indicano un’operazione riuscita e una scommessa ancora in piedi.
Il 24 novembre Alternativa popolare deciderà con chi stare: se andare alle urne in solitaria o in coalizione e, in questo caso, se con il centrosinistra o tornare nel centrodestra. Il Rosatellum, ragiona il coordinatore molisano Pierpaolo Nagni, «ci permette di andare da soli». La sfida sarebbe di forzare il maggioritario e, pur non eleggendo nessuno nei collegi, puntare a raggiungere il 3% sul proporzionale: obiettivo 8 milioni di voti.
Altra sfida, altri numeri. Per le regionali, Nagni conferma il sostegno alla ricandidatura di Paolo Frattura: «Datemi un motivo oggettivo, non il chiacchiericcio da bar, per cui non dovrebbe essere lui il candidato governatore». Provoca gli avversari interni: «Non si siedono se ci siamo noi e Rialzati Molise? Potrei rispondere che noi siamo dentro se sono fuori loro. Non lo faccio perché io gioco per vincere…». Un lampo di ironia sui 100 candidati presentati da Ruta e Leva: «Chi svela i nomi dei candidati a quattro mesi dalle elezioni? E poi in caso di accordo ci aspetteremo che portino cinque liste…».
Assessore, da soli alle politiche: ipotesi suggestiva, ma quanto praticabile?
«Partiamo da un dato. Tutti i sondaggi mettono insieme una serie di sigle di centro – Casini, Parisi, Udc – e tutti insieme stanno allo 0,5% o allo 0,7. Ap ha il 2,6. Altro inciso che mi sembra importante, se c’è una legge che permette a tutti i partiti – di centro, di destra, di sinistra – di poter aspirare a ottenere seggi in Parlamento con il 3% lo si deve alla mediazione di Alfano. Della sua mediazione beneficerà Quagliariello o Casini o Cesa o Verdini, tutti quelli che vogliono muoversi in modo autonomo lo devono alla mediazione che ha fatto Ap. Siamo stati gli unici a fare questa trattativa mettendoci dentro la sfida siciliana, con coraggio. Se anche Mdp, che si testa al 4% ma è tutto da verificare, che ha votato contro questa legge si può giocare la partita lo deve ad Angelino Alfano…. Detto questo, la soluzione di andare da soli sarebbe la più intelligente ma non lo è con questa legge. Nel clima che viviamo, le coalizioni che si smembrano lasciano spazio all’antipolitica. Quindi si dovrà andare ad una coalizione».
Con chi, centrodestra o centrosinistra?
«Io direi centrosinistra. Perché da lì provengo e perché vedo una logica. A me sembra che Renzi sia l’unico che fino adesso ha proposto alla luce del sole un’alleanza chiara, leale e trasparente. Dall’altra parte io sento solo: tu sì, tu no. A me pare, insomma, che a destra non ci siano attualmente le condizioni per fare un’alleanza pura e pulita. C’è un compromesso che potrebbe salvare alcuni e buttare a mare altri. Inoltre, il voto di centro in buona parte lo drena Forza Italia, nel centrosinistra non c’è invece una forza di centro che può rappresentare la vecchia area basista. Ap sarebbe il riferimento dei cattolici progressisti. E poi, come facciamo a stare con chi fa dell’intolleranza il proprio credo politico? Un partito che ha esperienze cattoliche e risponde alle encicliche del Papa come fa a stare con Lega e Fratelli d’Italia? Alfano è stato il ministro dell’assistenza agli immigrati, non quello che ha li cacciati. Si è preso la responsabilità di mandare le navi italiane e straniere a raccogliere le persone in mare ed è stato anche criticato per questo. Da una parte c’era la Bossi-Fini, dall’altro un ministro che ha deciso di dare assistenza a queste persone, a mio avviso è molto più di sinistra quello che ha fatto Alfano…
Certo, accetterò il percorso che il partito sceglierà. Dirò però la mia alla direzione: la coalizione bisogna farla col centrosinistra perché da una parte vogliono prendere solo i nostri voti, dall’altra il Pd ci lascia lo spazio per incidere sul governo. E questo governo consegna un’Italia migliore di quella che hanno preso, come noi consegniamo un Molise migliore di quello che abbiamo preso».
A Roma con Forza Italia, nei territori con il centrosinistra e viceversa. Era la politica del ‘doppio forno’ dell’Udc. Anche voi siete autonomi?
«Ap lascia a coordinatori e iscritti la decisione di come muoversi sul territorio. Sceglieremo insieme con tutti quelli che stanno lavorando con noi».
Election day, alle regionali Ap con il centrosinistra e alle politiche con il centrodestra: potrebbe accadere. Nessun imbarazzo?
«Mi auguro che non sia così, però non lo escluderei. In Lombardia siamo in maggioranza con Maroni e si vota. Se dovessimo scegliere di andare col centrosinistra alle politiche i candidati lombardi alle regionali si troveranno nella stessa situazione. È possibile anche questo, il partito ritiene che nei territori sia giusto parlare con le amministrazioni locali».
Parliamo del Molise…
«Noi nel Molise continuiamo a non mettere veti, come invece fanno altri: direi Mdp. Non ho mai sentito gli stessi veti da Ruta o da Sinistra italiana».
Ma è l’intero Ulivo 2.0 che ha disertato l’invito del Pd chiedendo discontinuità.
«Io credo che questa soggettivizzazione sia fuori luogo e non porti lontano. Una cosa è discutere del programma, sul quale forse qualcuno deve fare uno sforzo per convergere, ed è quello che si sta facendo a Roma. Altra cosa è trovare le scuse o individuare altre strade per chiedere sempre la stessa cosa: mi siedo se tu non candidi quella persona. Io non lo farei per nessuno dei miei nemici. Alla base c’è la convinzione che esista un mondo, contrario alla conferma di questa coalizione, tanto ampio da incidere sul quadro complessivo. Queste cose le ho già viste e vissute, dall’altra parte. Alla fine conta come ti sei strutturato, contano gli uomini che metti in campo. E qualcuno, forse noi o forse gli altri, potrebbe rimanere deluso rispetto alle aspettative che ha».
Però non chiudete la porta ancora?
«Io continuo a lasciarla aperta. Cinque anni fa, insieme Rialzati Molise e Idv – naturalmente sigle diverse ma io credo che Ap valga almeno quanto la lista di Idv – hanno preso 30mila voti. Chi oggi può rinunciare a 30mila voti per incidere e vincere su questo territorio? Con quale idea si può immaginare di costruire un percorso e vincere tagliando fuori totalmente il centro? In una regione che notoriamente è più di centrodestra che di centrosinistra. Lo trovo un bello slogan ma totalmente distaccato dalla realtà, chi dice queste cose sa che non può realizzarle. E verrebbe voglia di dire: bene, noi siamo dentro se non c’è Mdp o se Ulivo 2.0 è fuori. Ma io non lo faccio perché sono convinto che si vince se si partecipa tutti. Non gioco per partecipare, voglio vincere. E quando si partecipa per vincere si ragiona per vincere. Partecipo anche per un programma ma io l’ho realizzato il programma».
Mdp e Ulivo 2.0 vi imputano proprio questo: di non averlo realizzato o di averlo tradito.
«Noi lasciamo una regione migliore, dal punto di vista economico e di prospettiva. Abbiamo risanato e rilanciato. Dopo i primi due anni di risanamento, ora gli investimenti che abbiamo fatto stanno portando risultati. Oggi raccogliamo i frutti di quanto fatto nel 2015 e l’anno prossimo verranno i dati sul lavoro del 2016. Abbiamo ereditato una situazione con tutti ‘meno’ e abbiamo riportato in quasi tutti i settori il segno ‘più’. Vedi il Pil, le costruzioni, l’agricoltura, i settori trainanti. È il segno di un programma che avevamo studiato insieme a chi oggi ha deciso di fare altro e di non riconoscere il nostro lavoro. Ci eravamo illusi di poter fare in meno tempo, questo sì. Che avremmo cambiato subito le cose. Non è stato possibile, in questo abbiamo fatto qualche promessa che non abbiamo mantenuto perché non ce l’abbiamo fatta con i tempi, però nessuno può dire che il lavoro non abbia portato risultati. E i numeri sono il lavoro duro e anche apolitico che fa Paolo Frattura: si chiude in quella stanza, studia le condizioni per incidere sul territorio. Questo non lo ha reso simpaticissimo, non è uno che va chiedendo consensi per le piazze, ma è uno che lavora molto e ha portato risultati. E sarei veramente stupito che il giudizio finale fosse legato a motivi che non hanno nulla a che vedere con l’amministrazione pubblica e il lavoro di questi cinque anni. Che fosse inficiato da fatti precedenti o collaterali che riguardano quasi sempre la vita privata».
Secondo lei ci sono ancora i margini per un accordo?
«Se si ragiona sulle questioni programmatiche, io credo di sì. Non penso siamo venuti meno al programma. Peraltro, credo che Paolo sia pronto a qualunque confronto. Mi sembra però che non ci siano confronti ma il solito lamento: si parla, cioè, solo se non è Paolo il candidato».
Per Alternativa popolare è Frattura il candidato presidente e non si discute?
«Guardi, io ribalto il ragionamento: quali sono i motivi, eccetto quelli soggettivi di una forza politica che si è sganciata da questo quadro ad oggi, oggettivi per cui oggi Paolo Frattura non può essere il candidato? Quali sono? Oggettivi però. Nel senso che le obiezioni che si muovono riguardano spesso l’attività di manager che conduceva prima dell’attività politica e sono più strumentali e di immagine. Nessun problema o intervento significativo della magistratura, nulla che abbia attinenza con l’amministrazione di questi cinque anni. Nulla di nulla, c’è soltanto il chiacchiericcio da bar e basta. E non si può immaginare di non candidare una persona per questo motivo. Dal punto di vista oggettivo ci sono tutti i presupposti perché Paolo Frattura continui il lavoro che ha iniziato. Lo ripeto, su alcune cose dobbiamo fare mea culpa. Per esempio, sulla formazione professionale siamo onestamente in ritardo, come in altri settori. Ma erano troppo urgenti e seri i problemi da affrontare per ridare ossigeno. Quindi, no: non ci sono motivi per non candidarlo. Anzi uno solo, che lui scelga di non essere candidato, che si stanchi di questa tiritera e dica: basta, gestitevela voi la Regione…».
rita iacobucci

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