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Per molti ma non per tutti. I precari ‘storici’ della sanità reclamano la stabilizzazione

Per molti ma non per tutti. I precari ‘storici’ della sanità reclamano la stabilizzazione

Precari come gli altri, ma esclusi dalla stabilizzazione autorizzata dal decreto Madia.
Si definiscono i “precari storici” della sanità. Sono una cinquantina di persone i cui contratti di collaborazione coordinata e continuativa con l’Asrem sono in scadenza a partire dal 4 dicembre. In una lettera aperta sollecitano la Regione a convocare un tavolo tecnico sulla loro situazione.
«Ci hanno usato per tutti i lavori che i dipendenti non erano in grado di portare avanti, visto che di tecnici-amministrativi nell’Asrem sono rimasti ben pochi», raccontano. «Nulla è stato fatto per noi, nonostante gli strumenti recenti messi a disposizione dal governo per il superamento del precariato storico nelle Pa». Si riferiscono in particolare al decreto e alla circolare della ministra Madia. E puntano il dito contro la proroga dei contratti ancora precari di medici e infermieri (in totale circa 350) decisa con gli accordi siglati a Palazzo Vitale chiedendosi «come mai non è stato possibile provvedere a prorogare i contratti di noi cococo, considerato che abbiamo partecipato ad una selezione per titoli, come tutti gli altri precari, anzi mentre quelli che verranno prorogati hanno all’incirca 2 anni di servizio, noi ne abbiamo dai 5 agli 11 anni ».
Il comparto tecnico e amministrativo, lamentano, non viene preso in considerazione. Eppure per quelle mansioni, denunciano, «viene utilizzato il personale sanitario che comunque, per convenienza, non è intenzionato a farsi cambiare la propria qualifica, continuando a mantenere tutte le agevolazioni, comprese le varie indennità, previste dai loro contratti. Per non parlare della progressione di carriera che gli viene consentita per le mansioni che di fatto non svolgono». Tutto ciò «nella totale indifferenza da parte della direzione aziendale Asrem, dei dirigenti preposti, degli altri organi istituzionali, di alcune organizzazioni sindacali, che non riescono a garantire l’applicazione delle norme giuridiche, forse perché occupati a mantenere d’occhio le proprie poltrone e privilegi».
Infine, la delibera di giunta regionale 452 del 28 novembre scorso che approva il piano occupazionale triennale 2017-2019: riguarda 15 unità (14 saranno stabilizzate, una rientrerà con la mobilità). Nelle more, stabilisce di prorogare al 30 novembre 2019 il contratto del personale della sala operativa e del centro funzionale della Protezione civile. Tra i settori considerati anche la sanità. «Non è accettabile e corretto, oltre che illegittimo, che chi governa questa Regione agisca in modo difforme nei confronti del personale precario, tutelando coloro che fanno parte dell’apparato regionale e ignorando coloro che da anni sono stati contrattualizzati con contratti flessibili e atipici e che ogni giorno hanno lavorato al fianco di dipendenti pubblici di ruolo, sono stati considerati “di passaggio”, sfruttati nelle capacità possedute, senza avere diritto a congedi, agevolazioni e trattamenti economici commisurati alla professionalità posseduta e al tipo di lavoro svolto», scrivono i precari.
Al presidente Frattura chiedono di attuare «un piano programmatico di stabilizzazione per il personale precario che preveda l’assunzione nei ruoli regionali e aziendali di tutti noi» e che abbai «tempi contenuti, senza l’atavico rinvio al “dopo elezioni” troppe volte sentito e troppe volte sofferto». In definitiva, quindi, vogliono che le norme Madia siano applicate a tutti i precari e, concludono, «che ci sia restituita la dignità di “lavoratore” con doveri e soprattutto diritti, tanto sfruttati da chi ha avuto la fortuna di essere assunto come dipendente e da tanti anni preferisce stare a casa per “malattia”, benefici 104, permessi politici e sindacali».

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