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Indagine su abusi in parrocchia a Isernia, la Curia rimane in silenzio

Indagine su abusi in parrocchia a Isernia, la Curia rimane in silenzio

Presunti abusi nella diocesi di Isernia: la storia finisce in cronaca nazionale. Diverse le testate giornalistiche che si sono occupate dell’indagine aperta dalla Procura pentra per violenza sessuale in danno di minore per un presunto caso di pedofilia che coinvolgerebbe un parroco della Diocesi di Isernia-Venafro.
«I fatti denunciati – ha dichiarato il procuratore Abano – sono lontanissimi nel tempo. Il caso è delicato e c’è il segreto istruttorio». Intanto sulla vicenda la Curia tace. Al momento infatti non ha rilasciato alcuna dichiarazione in forma ufficiale.
Ed è proprio alla diocesi pentra che il legale della presunta vittima in più occasioni si rivolto per chiedere che vengano attivate le procedure del caso. La storia, i cui contorni sono ancora tutti da definire, è stata portata alla luce dall’avvocato Sergio Cavaliere, anche presidente del Movimento ‘Non abbiate paura’. A Cavaliere, del Foro di Santa Maria Capua Vetere si è rivolta la vittima, oggi maggiorenne, raccontando quello che aveva subito.
«Per lui – ha detto l’avvocato – non è stato facile vincere la paura e raccontare tutto. Raccontare di abusi consumati in due tempi, ma per la maggior parte nell’isernino. Noi abbiamo presentato denuncia-querela alla Procura pentra e inviato due distinte raccomandante alle Curie in questione (Isernia e Lublino) per chiedere che siano presi provvedimenti».
In sostanza, di fronte alla segnalazione di presunti abusi, la Diocesi informa il Vaticano che, a sua volta, ordina alla Curia un’indagine previa, una sorta di atto pre processuale. Le assegna cioè il compito di acquisire tutti gli elementi necessari ed effettuare gli accertamenti opportuni per definire i contorni della vicenda. Il tutto poi viene messo nero su bianco nella relazione che viene inviata alla Santa Sede. Analizzato il fascicolo, il Vaticano può archiviare o avviare il processo canonico. Non solo. Di fronte a un caso di evidente colpevolezza, il Papa può anche decidere di emettere un provvedimento autonomo.
L’avvocato Cavaliere, infine, sostiene che nella vicenda non è coinvolto solo un prete. Particolare non confermato, né smentito da Albano. «C’era chi abusava – ha dichiarato Cavaliere – chi gli offriva denaro, chi gli parlava dell’opera del diavolo e chi diceva di non sapere».
Stando a quanto si è appreso, il sacerdote avrebbe conosciuto il ragazzo in Polonia. E sarebbe lì che gli abusi sarebbero iniziati per poi continuare nella provincia pentra, dove entrambi si sono trasferiti diverso tempo fa.

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