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Morto a 29 anni sulla SP 166, condannato a otto mesi il conducente del Tir

Morto a 29 anni sulla SP 166, condannato a otto mesi il conducente del Tir

Un verdetto atteso dalla famiglia Caccavaio da più di 7 anni. Era il 5 agosto del 2010 quando Gabriele, 29enne di Campobasso, perse la vita in un tragico incidente lungo la provinciale 166 tra Bonefro e Casacalenda. La sua Peugeot 307 si scontrò con un mezzo pesante, un impatto violentissimo che non lasciò scampo al giovane volontario del 118.
Ieri i giudici della Corte d’Appello di Campobasso hanno ribaltato la sentenza di primo grado: il collegio giudicante – composto dal presidente Pupilella, dalla dottoressa Paolitto e dal dottor Fiorilli – ha infatti condannato a otto mesi di reclusione (con pena sospesa) Giovanni Astore, il conducente del Tir coinvolto nello scontro accusato di omicidio colposo. Il 52enne autotrasportatore di San Giuliano di Puglia nel 2016 era stato assolto dal Tribunale di Larino «perché il fatto non costituisce reato». Una sentenza mai accettata dalla famiglia Caccavaio e subito impugnata dai legali Erminio Roberto e Fiorina Piacci .
«La Corte d’Appello – ha commentato ieri l’avvocato Roberto – ha ritenuto che l’imputato fosse corresponsabile e, riconoscendo anche il concorso di colpa della vittima, lo ha condannato a otto mesi di reclusione con pena sospesa e al risarcimento del danno a favore della famiglia che si è costituita parte civile».
La sentenza sancisce la corresponsabilità dell’incidente per il 60% al camionista e per il 40% alla vittima. «Siamo soddisfatti per questo pronunciamento – aggiunge Roberto – perché c’era una perizia disposta dal Tribunale che ci era negativa e che io e la collega, l’avvocato Piacci, abbiamo smontato».
Commossi i familiari, mamma Carmen e il fratello Simone, che si sono sempre battuti per ottenere giustizia per quella morte assurda che sconvolse l’intera città. Quella notte maledetta Gabriele stava rientrando a casa, a Campobasso, dopo aver lavorato in un ristorante di Colletorto come cameriere stagionale. Un impiego occasionale, per mettere da parte qualche soldo e terminare gli studi di Infermieristica all’Università Cattolica. Un giovane perbene, gentile e disponibile con tutti. Un ragazzo dal cuore grande, impegnato nel sociale, che tutti in città, dagli amici ai colleghi del 118, ricordano con affetto.
«Scrivo commosso – l’unico commento che il fratello Simone ha affidato ai social – oggi il tribunale di Campobasso ha condannato l’assassino di mio fratello..Sette anni di agonia che non potrò mai cancellare.. Ora, Gabri, vola libero…»

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