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Cinghiali a San Massimo, più danni delle calamità naturali

Cinghiali a San Massimo, più danni delle calamità naturali

Cinghiali ancora protagonisti di danni alle colture e al duro lavoro degli agricoltori locali nell’area del Matese. L’emergenza ungulati è diventata ormai la prima della graduatoria per i danni subiti in agricoltura, che a detta di più di qualche agricoltore, ha superato quelli causati dalle calamità naturali come pioggia, grandine e gelo. Raccolti distrutti e raid quotidiani sono il bollettino di guerra delle aziende agricole, ormai costrette a convivere con le scorribande di branchi di cinghiali affamati che distruggono tutto lungo il loro cammino. Purtroppo i tanti appelli che da tempo provengono dai coltivatori matesini e i fatti di cronaca nei quali gli ungulati hanno causato incidenti stradali più o meno di una certa entità non hanno trovato finora riscontro presso le istituzioni che dovrebbero, senza indugio, prendere seri provvedimenti per limitarne l’eccessiva presenza sul territorio.
«Lo scorso autunno avevamo seminato l’erba medica su un appezzamento di terreno abbastanza esteso – ha raccontato un agricoltore di San Massimo -, i raccolti sarebbero dovuti servire quest’anno per produrre fieno per le nostre mucche. Nei giorni scorsi con grande sorpresa, mista a tanta rabbia, abbiamo trovato l’intero campo letteralmente arato dai cinghiali. Un lavoro che ci è costato tempo, sacrifici e denaro andato praticamente in fumo. Anche lo scorso anno abbiamo subito notevoli danni al raccolto di mais e ortaggi, coltivazioni praticamente mangiate o devastate. Non si può continuare a lavorare senza vedere il frutto dei nostri sacrifici, di questo passo siamo costretti ad acquistare il foraggio che è più che dimezzato oppure a ridurre i capi di bestiame o, addirittura, a chiudere le aziende. Non comprendiamo il perché la Regione ancora non intervenga – ha sottolineato -, tra l’altro il risarcimento dei danni è diventato una presa in giro, non ci sono più soldi per i rimborsi proprio perché i casi sono diventati così numerosi negli ultimi anni. Non si può continuare passivamente ad assistere a questi scempi senza fare nulla, anche perché vediamo branchi di cinghiali sempre più numerosi e raid sempre più frequenti. Sono così prolifici che tra non molto, se non si fa nulla per arginare il fenomeno, ce li ritroveremo anche nelle piazze dei nostri paesi. Finora – ha aggiunto l’agricoltore – si è parlato soltanto di programmi mirati ad una riduzione selettiva per arginare il fenomeno, però concretamente non è stato fatto nulla per salvaguardare gli interessi delle aziende agricole e né tanto meno l’incolumità degli automobilisti, visto che gli incidenti causati dai cinghiali sono all’ordine del giorno».
Essi scavano i terreni in profondità distruggendo tutto, semine, raccolti e pascoli sia in pianura sia in montagna vanificando così il duro lavoro degli agricoltori e degli allevatori. Lamentele dunque più che giustificate, per cui occorre intervenire al più presto prima dell’inizio delle nuove semine e piantagioni per tutelare il lavoro e l’economia delle aziende agricole onde evitare a lungo andare la loro chiusura e quindi un ulteriore spopolamento delle campagne e la perdita di nuovi posti di lavoro in una regione che, oltre a non offrire opportunità per i giovani, presenta un elevato tasso di disoccupazione.

E.C.

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