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Bojano, “murati” in casa dalla burocrazia «L’ascensore c’è ma non funziona»

Da tre anni sta chiedendo all’Istituto autonomo case popolari l’attivazione dell’ascensore nella propria palazzina perché con la sua invalidità è bloccato in casa e non può svolgere una vita autonoma. Si tratta di Giuseppe Lieggi, 58 anni, che vive da tre anni su una sedia a rotelle a causa dell’amputazione della gamba sinistra. L’uomo vive al primo piano di una palazzina in via Monte Miletto al numero 47.
«Da quando ho subito l’amputazione della gamba, tre anni orsono, purtroppo non ho più una vita autonoma, sono costretto a spostarmi su una carrozzina – ha spiegato Giuseppe Lieggi -, fin quando sono in casa non ho molti problemi, il difficile è quando devo uscire di casa per un qualsiasi motivo, abitando al primo piano in una palazzina dello Iacp e dovendo scendere le scale, sono costretto a chiedere aiuto o ai familiari o ai vicini di casa che non sempre sono disponibili in quanto anche loro hanno problemi, del resto soltanto con l’aiuto di mia moglie trovo grande difficoltà a poter giungere al portone. In questi tre anni, nonostante l’aiuto, sono caduto ben quattro volte mentre scendevo le scale, la terza volta ho subito anche una forte contusione ad una spalla. Ogni volta è un’avventura, sono sempre preoccupato che possa cadere di nuovo, ci sono momenti in cui pur essendo delle bellissime giornate in cui ho voglia di uscire all’aria aperta, sono costretto a rimanere in casa. Più volte ho chiesto all’Istituto autonomo case popolari l’attivazione dell’ascensore che è stato installato da una decina d’anni nel nostro palazzo, ma stranamente a tutt’oggi ancora non funziona, mi è stato risposto che non hanno soldi per farlo funzionare – ha proseguito -, eppure c’è il motore e tutto il resto, basterebbe poco per attivarlo. Mi sono recato personalmente due volte a Campobasso presso l’ente di via Monte Grappa, ovviamente accompagnato, per far vedere il mio stato fisico e per sollecitare un intervento immediato, purtroppo non ho sortito alcun risultato. Anche fuori dal palazzo una volta raggiunto il portone grazie all’aiuto dei volontari di turno, ho seri problemi, in quanto lo scivolo in cemento che è stato realizzato in via provvisoria, oltre a non essere a norma, presenta una superficie non uniforme, con il rischio di vedere bloccate le ruote e il pericolo di cadere in avanti. Sono profondamente deluso e adirato – ha sottolineato Lieggi -, in quanto si parla tanto di attenzione e di interventi a favore dei disabili, però poi quando vai a chiedere un qualcosa che rientra nella sfera di un proprio diritto, ti trovi davanti un muro di cemento e nessuno ti ascolta. A parole tutti sono bravi a dire che bisogna mettere i portatori di handicap in condizione di avere una vita autonoma con la possibilità di potersi spostare liberamente, poi quando c’è da mettere in pratica tutto ciò, escono mille giustificazioni. Sinceramente non ce la faccio più a vivere in queste condizioni, c’è un ascensore che potrebbe risolvere i miei problemi, però non è possibile metterlo in funzione perché mancano i soldi, è un’assurdità».
Lieggi ha quindi aggiunto: «A questo punto per richiamare l’attenzione delle autorità mi vedo costretto a rivolgermi al prefetto non escludendo di inviare una lettera aperta addirittura al Presidente della Repubblica per denunciare questo scandalo dell’ascensore che, tra l’altro, non penalizza soltanto il sottoscritto, ma anche altre persone che hanno problemi agli arti inferiori».
Nel palazzo di Lieggi, infatti, all’ultimo piano, c’è un pensionato, Pasquale Martello, che ha problemi di deambulazione e cammina con le stampelle. «Ogni volta che scendo o salgo le scale per arrivare al terzo piano dove abito, trovo grande difficoltà nel muovermi, in qualche occasione ho perso anche l’equilibrio», ha riferito l’anziano.
Il problema dell’ascensore interessa anche un’inquilina del palazzo vicino che pure ha grossi problemi di deambulazione. Va ricordato che l’installazione degli ascensori riguarda cinque palazzine e rientra nei lavori del Contratto di quartiere che da circa 15 anni sono stati iniziati ma non portati a termine. Interventi che prevedono la riqualificazione degli stabili e la loro messa in sicurezza. I lavori in questi tre lustri sono andati avanti a singhiozzo fino a quando la ditta è fallita. Sembra che a breve lo Iacp, tramite un’impresa che ha vinto un nuovo appalto, dovrebbe riprendere i lavori per ultimarli, come ha riferito di recente l’assessore comunale ai lavori pubblici, Virgilio Spina.
E.C.

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