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Leva attacca: «Basta al balletto di centrodestra, Di Giacomo si dimetta»

Leva attacca: «Basta al balletto di centrodestra, Di Giacomo si dimetta»

Impegnato nella campagna elettorale per la riconferma alla Camera, non ha risparmiato ‘bacchettate’ alla politica locale, in vista del voto delle Regionali. E nel mirino del candidato di ‘Liberi e Uguali’ è finito anche il presidente del tribunale di Isernia Enzo Di Giacomo e alla bagarre in atto da tempo in merito alla sua possibile scesa in campo in qualità di aspirante governatore.
«Se è disponibile – ha detto Leva nel corso dell’incontro promosso ieri pomeriggio a Miranda da ‘Libero Pensiero’ – dovrebbe dimettersi da presidente del tribunale. Siamo assistendo a un balletto, a una cantilena che va avanti da mesi e, intanto, lui continua a ricoprire la veste di giudicante in molti processi. Se è realmente intenzionato a candidarsi, dovrebbe fare un passo indietro, altrimenti dica ‘no’ e continui a ricoprire il ruolo delicato che svolge con oculatezza. Nel 1994 ero nel comitato elettorale di Di Giacomo, all’epoca lui era candidato alla camera con i Progressisti. Mi pare però che lui ora stia ‘andando a destra».
Sempre in merito ala questione ‘Regionali’, il parlamentare uscente ha chiarito che la partita è tutta da giocare, considerando che il suo auspicio è quello di riunire il centrosinistra attorno a una figura che, però, non deve avere il nome di Paolo Frattura.
E allora Roberto Ruta potrebbe essere la soluzione che verrà fuori dall’assemblea dei mille in programma il 25 febbraio dopodiché, secondo Leva, ci sarà bisogno che il Pd cambi rotta.
«Solo una piccola parte dei Dem è rimasta su Frattura – ha spiegato -. Io credo nell’unità del centrosinistra, così com’è accaduto nel Lazio. Gettiamo il sasso nello stagno e vedremo cosa succederà».
L’incontro di ieri, ospitato presso la sala conferenze del gruppo Cifolelli, a Miranda, aveva per tema il ‘Molise visto da Leva’.
«Vedo il Molise secondo i dati dei principali istituti di ricerca italiani – ha sottolineato – . La Cgia di Mestre dice che, dal 2007 ad oggi, abbiamo perso oltre 16 punti percentuali di Pil. La media di crescita delle altre regioni italiane è oggi dell’1,8% mentre il Molise è allo 0.7%. C’è una crisi industriale drammatica, che si riverbera anche su un tessuto sociale di per sé già fragile. Le aree interne si spopolano sempre di più. Oggi vedo tanti ‘paladini’ del Molise, tipo Iorio, Patriciello e Frattura che sono gli stessi che hanno governato in questi anni e le scelte di questi governi sono sotto gli occhi di tutti. E anche i risultati di quelle azioni credo siano abbastanza visibili ai cittadini».
Il risultato, ad avviso di Leva, è una regione in ginocchio. «Qui non è rimasto più nulla. Siamo in una provincia che fa davvero fatica. Essere ottimisti vuol dire voler prendere in giro i molisani a due settimane dal voto. E se si pensa agli imprenditori che hanno portato le loro aziende fuori dalla regione, tutto questo fa ancora più sorridere».
Molto critica poi anche la sua posizione nei confronti della legge elettorale. «C’è tanta confusione per colpa di una legge elettorale che è un imbroglio colossale e che presenta coalizioni ‘farlocche’, non vincolate da un programma comune, dall’indicazione di un premier comune – ha detto -. Una legge elettorale che non prevede un premio di maggioranza. Coalizioni finte che servono soltanto a ‘raccattare’ un po’ di consenso sul territorio. Magari si dà un voto alla Bonino e se lei non prende il 3 per cento, quella preferenza potrebbe finire alla Boschi a Bolzano. Quindi la campagna elettorale è confusa per effetto di una legge elettorale confusa.
In Molise si rovescia il principio del rapporto tra maggioritario e proporzionale. Abbiamo due terzi di maggioritario e un terzo di proporzionale: esattamente il contrario rispetto a quanto avviene nel resto d’Italia. Tra l’altro si tratta di un maggioritario finto perché viene coartata la volontà dell’elettore che deve esprimere un solo segno di croce e, con quel segno di croce, si sceglie sia il candidato sull’uninominale che il partito collegato a quel candidato. È una follia, un imbroglio degno di Berlusconi che il maestro e di Renzi che è l’allievo».

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